ŠKM Banda : Nouvi sad

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Etichetta: Kapa Records & God Bless This Mess Records
Data di uscita: 17.01.2019
Produzione: Jure Vlahovič & Dario Solenicki
Durata dell’album: 35.11 min
Genere: Post-Rock / Jazz / Alternative Rock


Vuoi musica strumentale che ti trascini nel pantheon degli aldilà dove la razionalità si stacca la spina? Oppure preferisci restare coi piedi per terra, ma vuoi comunque un disco semplice, che sì è strumentale, ma allo stesso tempo incredibilmente accessibile, ascoltabile? ŠKM Banda e il nuovo album »Nouvi sad« ti danno entrambe le cose! Prendono due piccioni con una fava, perché è invitante sia per i palati musicali più esigenti, sia per chi cerca la sacra semplicità dell’ascolto facile, anche se gli ŠKM Banda sono tutto fuorché semplici. Detto papale papale: post rock con dentro una dottrina di elementi jazz, un mucchio di strati sonori in perenne sovrapposizione, che macinano ora verso la massa sfrenata di uno sporco rumorismo ronzante e oscillante, che al gruppo può dare perfino una connotazione a tratti noise, ora verso approcci motivici dal dondolio fragile, dove scintilla volentieri l’origine geografica del vero pathos del Prekmurje, e tutto quello che sta in mezzo. Insomma, un disco eccellente, pieno di eclettismo, di avventure di idee provocatorie e fuori dagli schemi, di un gioco compatto di ascolto reciproco che nasce in studio registrando i pezzi come se fossero suonati dal vivo e »in un colpo solo« (in one take). È l’approccio che la band mantiene e si porta dietro di album in album, e che garantisce all’ascoltatore il contatto con il purismo autentico e puro dell’espressione musicale, come lo genera il senso dell’artista per la trasmissione di un’estetica sonora piena di concretezza. Una tensione verso la perfezione dell’incanto di un atteggiamento artistico libero e amante della verità. Organico fino al midollo! Con un paesaggio musicale intessuto di purismo, che unisce le tinte naturali di collage sonori. Questi maledetti del Prekmurje! Maledetti nel senso che sono di nuovo dannatamente bravi.

Stavolta i momenti distorti sono un po’ di più. Lo capisci ascoltando: l’ammiccamento alle radici del Prekmurje, al folk melos, non arriva così al cuore del discorso come era tipico dell’altrettanto eccellente predecessore “Panontikon” (2014), mentre alcune frasi nuove nei pezzi afferrano un filo più affilato e rudimentale. O almeno l’impressione complessiva è questa, anche se il melos di origine geografica prekmurja si sente, in certe frasi, soprattutto nell’apertura Puščava e nella conclusiva Belji.

Il bello della visione musicale di questa band è sempre stato il suo muoversi con abilità tra fragili scappatelle di sognante abbandono e l’atteggiamento rock, a tratti abrasivo, che dicevamo. Questi ribaltamenti di atmosfera, il loro crescendo, con la stratificazione di pastelli sonori in un dato motivo, che attraverso le ripetizioni gravita verso l’effetto di uno stato di »rapimento della coscienza«.

A metà disco la dolce Brina calma le acque: con la sua mistica, la sua quiete e la sua profondità approfondisce la cerebralità dell’album. Il momento di ipnosi, in una tale dolcezza sonora, si amplifica. Nel brano Avgust la band mette in scena un ottimo teatro di fusione tra fraseggio post-rock e approcci jazz. Le chitarre sono messe qua e là in un »completarsi« sperimentale elettro-acustico e, in questa dualità sonora, comunicano per tutto il tempo con l’ampiezza di un grande gioco di ascolto reciproco. A guidarle è quasi l’istinto del momento in cui la melodia si traduce. Per questo il disco porta con sé un forte accento sullo sviluppo spontaneo degli eventi, cioè sull’elemento sorpresa. E in tutto questo c’è un sacco di concisione, perché gli ŠKM Banda riescono a infilare in tutta questa passione movimentata di collage sonori pittoreschi un raccolto incredibile di musicalità. È il loro asso nella manica, con cui incantano qualsiasi ascoltatore. Sia quello esigente, sia quello meno esigente, cioè chi punta prima di tutto sull’ascoltabilità.

Anche se i brani, nel tessuto compositivo del susseguirsi dei motivi, sono molto sciolti, si sente sempre un filo rosso con cui gli ŠKM Banda ne mantengono la compattezza, o meglio, dal punto di vista di chi la loro musica la consuma, una sorta di tracciabilità negli arrangiamenti dello sviluppo degli eventi. Il »crollo del sistema« (la frammentazione dei motivi) la band se lo concede nel disco una volta sola. Di proposito, ovviamente. Poco dopo il quarto minuto della composizione più lunga dell’album, cioè la conclusiva Belji, dove in un passaggio di rumore saturo tira fuori qualche finta noise, prima che il brano torni piano piano nell’ambiente acustico dell’ondeggiare post-rock di molteplici ripetizioni, con cui il disco si chiude.

Con il nuovo album »Nouvi sad« gli ŠKM Banda dimostrano di essere in Slovenia tra i funamboli più raffinati nell’arte di bilanciarsi tra l’allentamento dei motivi e la sostanza tangibile del fraseggio. Nel rock’n’roll in generale un momentum così è maledettamente difficile da raggiungere, ma gli ŠKM Banda hanno un dono innato, un istinto, e la sensazione che le dosi di idee intrecciate in questo acquerello musicale emozionante siano quelle giuste, e che così creino sempre, con gratitudine, l’equilibrio. Davanti a te ci sono quasi 35 minuti di musica eccellente. Unica, ricca di idee provocatorie, fuori dagli schemi e eclettica in tutto. Di una larghezza senza confini. Con l’album »Nouvi sad« gli ŠKM Banda sono quindi schizzati dritti allo zenit della loro creatività, firmando un disco che già adesso possiamo incoronare come uno dei migliori lavori rock sloveni che il 2019 abbia dato e darà!

autore: Aleš Podbrežnik
voto: 10 / 10


Tracklist:
1. Puščava (06:08)
2. Romantični (07:58)
3. Brina (04:49)
4. Avgust (06:24)
5. Belji (11:29)

Formazione:
Iztok Koren – chitarra
Mitja Sušec – chitarra
Jernej Koren – basso, tastiere
Jernej Sobočan – batteria

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