Soft Machine: Thirteen

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Etichetta: Dyad Records (CD) / Tonefloat (vinile)
Data di uscita: 13. 3. 2026
Produzione: Soft Machine
Durata: 64.46 min
Genere: Progressive Rock / Canterbury Scene
Voto: 9.0/10


«Thirteen» è il tredicesimo album in studio, e guarda caso contiene anche tredici brani nuovi di zecca, firmato dalle leggende del progressive rock britannico Soft Machine. È davvero incredibile che nel 2026 i Soft Machine siano ancora tra noi, anche se i membri originali non ci sono più da un pezzo (a parte Robert Wyatt e il misterioso Larry Nowlin, di cui non si sa se sia vivo o morto, sono tutti scomparsi) e tra i musicisti che hanno suonato in almeno un disco degli anni Settanta è rimasto solo il maestro della chitarra John Etheridge. Quest’ultimo, insieme al rodatissimo sassofonista Theo Travis, ben noto anche agli appassionati delle forme moderne di progressive rock grazie alla sua collaborazione con Steven Wilson, continua a tenere in vita il nome leggendario della band.

«Thirteen» è il terzo album in studio da quando hanno ripreso con grande successo a lavorare come Soft Machine e non più come Soft Machine Legacy, dando il via alla loro era moderna. Già al primo ascolto è chiaro che «Thirteen» è un classico disco dei Soft Machine, che farà impazzire tutti i buongustai del jazz rock fusion. Anche se i Soft Machine, probabilmente i rappresentanti chiave della cosiddetta scena di Canterbury, sono partiti come rockettari psichedelici, già al terzo album, il mitico «Third» (1970), si sono imposti come fusionisti jazz rock di straordinario talento, e nel corso degli anni Settanta hanno affinato questo stile fino a una perfezione notevole, con la concorrenza di pochi gruppi britannici affini (e oggi purtroppo per lo più dimenticati) di jazz rock fusion (Nucleus, Brand X, Colosseum, Colosseum II e Isotope, per citare i più celebri).

«Lemon Song» è un’introduzione leggera e ambient, piacevolissima, al nuovo album. Le cose si animano un po’ con la malinconica «Open Road», con le sue armonie tra chitarra, sax e organo Hammond. Il picco del brano sono gli assoli affascinanti di Travis ed Etheridge, che fanno capire subito perché siano i due motori dei Soft Machine di oggi. Anche se «Thirteen» è per lo più un boccone relativamente leggero rispetto ai loro album altamente sperimentali dei primi anni Settanta, ci sono comunque delle eccezioni, in cui per un po’ prendono il sopravvento improvvisazioni più lunghe e sezioni caotiche, poco amichevoli per certi membri della famiglia, come in «Seven Hours» e «Turmoil». 

In «Waltz for Robert», con un forte accento su percussioni eclettiche e flauto, i Soft Machine di oggi rendono omaggio al batterista e cantante fondatore Robert Wyatt, che ha segnato in modo decisivo i loro primi quattro album prima di intraprendere (dopo la breve avventura con i Matching Mole) la carriera solista. Robert, che si è esibito sul palco per l’ultima volta alla fine del 2016, è oggi, come uno dei due membri fondatori dei Soft Machine, ancora vivo, anche se dal 1973 è costretto su una sedia a rotelle. 

«The Longest Night», con i suoi simbolici tredici minuti, è la composizione più ambiziosa di «Thirteen» e un vero capolavoro di jazz rock fusion, che si distingue per un’atmosfera fluidissima, svolte ritmiche eclettiche, strati frusciati di organo Hammond, spiritosi inserti di fiati e magistrali passaggi di chitarra, davanti ai quali più di uno sarà (di nuovo) colpito dalla consapevolezza che Etheridge è senza dubbio uno dei maestri della chitarra prog/jazz rock più trascurati. Tra i pezzi che spiccano su «Thirteen» va ricordata anche «Green Books», che con il suo carattere sfrenatamente sperimentale e un assolo di sax pazzesco è una delle cose migliori che abbiano fatto da quando hanno abbandonato il suffisso Legacy.

Il brano di chiusura, «Daevid’s Special Cuppa», è un gesto bellissimo da parte dei Soft Machine di oggi, che qui rendono omaggio alla figura e all’opera del leggendario chitarrista/cantante Daevid Allen, un altro cofondatore purtroppo scomparso, entrato nell’immortalità soprattutto come capo degli innovatori prog internazionali Gong. Daevid è presente in questo pezzo addirittura postumo, con la sua chitarra. Significa che, più di dieci anni dopo la sua morte e sessant’anni dopo la nascita dei Soft Machine, con il suo contributo chitarristico è finalmente approdato anche su un loro album in studio. Finora l’unica registrazione ufficiale di Daevid come membro dei Soft Machine era il singolo «Love Makes Sweet Music» del 1968, poco prima della sua uscita dal gruppo.

Per il sessantesimo anniversario della nascita dei Soft Machine non c’è regalo più bello per i fan di un nuovo album eccellente, da mettere accanto ad alcuni dei loro risultati più affascinanti. Tredici è un numero fortunato per i Soft Machine: con «Thirteen» hanno dimostrato ancora una volta, e alla grande, di essere una delle rare band longeve senza nemmeno un membro originale che ha tutto il diritto di continuare a fare musica in studio e sul palco. In questo anniversario tondo è anche un bellissimo omaggio a tutti i grandi nomi della musica, non solo a Robert e Daevid, che hanno fatto parte delle loro fila. Una curiosità: l’ex membro più famoso dei Soft Machine è senza dubbio il leggendario chitarrista Andy Summers (The Police), che nel 1968 rimase con loro solo due mesi, e per giunta solo per qualche concerto.

Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik

Tracklist:
1. Lemon Poem Song (3.27)             
2. Open Road (7.30)            
3. Seven Hours (5.12)            
4. Waltz for Robert (4.19)               
5. The Longest Night (13.08)          
6. Disappear (3.55)           
7. Green Books (5.46)            
8. Beledo Balado (4.32)             
9. Pens To The Foal Mode (2.42)    
10. Time Station (2.46)             
11. Which Bridge Did You Cross (2.49)    
12. Turmoil (5.30)                   
13. Daevid’s Special Cuppa (3.10)

Formazione:
John Etheridge – chitarra
Theo Travis – sassofono, flauto, elettronica, piano Rhodes, duduk
Fred Baker – basso ‘fretless’
Asaf Sirkis – batteria, pianoforte

Ospiti speciali:
Pete Whittaker – organo Hammond
Daevid Allen (R.I.P.) – chitarra nel brano n. 13


Soft Machine – “Thirteen” (Dyad Records, 2026)
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