Somewhere Far Beyond
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Blind Guardian
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1992
Durata: 55:28
Voto: 5/5
La maggior parte degli appassionati di power metal europeo ha sentito nominare i Blind Guardian per la prima volta nel 1992, quando uscì il loro quarto album in studio, »Somewhere Far Beyond«, quello che si può dire abbia definito una volta per tutte il loro approccio stilistico e li abbia consacrati come potenza del power/prog metal. Già il lavoro precedente, »Tales From the Twilight World« (1990), che all’uscita non aveva fatto granché rumore se non in Giappone, era stato un bel passo avanti in termini di stile e maturità, ma era solo l’inizio per quanto riguarda l’assorbimento di elementi progressivi, sinfonici e acustici nel collage sonoro dei Blind Guardian. Su »Somewhere Far Beyond« Hansi, Andre, Marcus e Thomas hanno salutato con la mano il loro passato thrash e speed metal e si sono buttati a capofitto nei mondi mistici del prog metal epico, con un’influenza ben riconoscibile dei big del power/prog metal, Helloween e Savatage in testa, mentre anche quella dei leggendari Queen era tutt’altro che trascurabile. Proprio i Queen hanno pesato soprattutto sulla presenza sempre più marcata dei cori epici di accompagnamento, che nella musica dei Blind Guardian hanno cominciato a ritagliarsi un ruolo via via più importante, mentre agli arrangiamenti acustici e orchestrali si è spalancata definitivamente la porta.
Questo disco contiene alcuni dei loro pezzi più famosi e più evocativi, tra cui spicca la ballata più amata dei Blind Guardian, »The Bard’s Song (In The Forest)«, che il pubblico ai concerti spesso canta praticamente per intero, poi la mistica »Time What Is Time«, la drammatica »Journey Through the Dark«, il capolavoro orchestrale »Theatre of Pain«, la nostalgica »The Quest For Tanelorn« e la title track epica, che con »Somewhere Far Beyond« tocca il suo apice. Come in passato, la maggior parte dei testi si ispira a vari capolavori della letteratura fantasy e di fantascienza, a partire dal classico d’apertura »Time What Is Time«, che prende spunto dal romanzo/film ‘Blade Runner’. Eppure l’atmosfera di questo brano ricorda più lo scenario di una saga fantasy che una città distopica del futuro. All’introduzione mistica e acustica segue un passaggio travolgente in una sezione dura e distorta, dove, sostenute dalla doppia cassa, entrano in scena armonie a tre voci, mentre il culmine è il ritornello a più voci.
»Journey Through the Dark«, che nel testo si riferisce al vecchio bardo, compagno dell’eroe della saga epica di Moorcock ‘Eternal Champion’, è uno dei pezzi più veloci dell’album, con numerosi stacchi di batteria cataclismatici, passaggi di chitarra intricati e un clímax nel ritornello epico. »Black Chamber« è una ballata breve, cantata in modo eccellente, con un messaggio cupo. L’epopea orchestrale »Theatre of Pain«, ispirata al racconto fantasy ‘The Merman’s Children’, rappresenta la prima incursione nel mondo del power metal orchestrale. Qui Hansi dimostra ancora una volta i suoi straordinari progressi come cantante e la sua ampiezza emotiva nel ‘raccontare’ la storia tragica del declino di un antico popolo sottomarino. È un capolavoro che, con i suoi imponenti arrangiamenti sinfonici, potrebbe fare da colonna sonora ai film fantasy epici diretti da Peter Jackson, ed è un vero peccato che i produttori cinematografici non l’abbiano mai usata, anche se per un po’ se ne è addirittura parlato.
Il capolavoro mistico »The Quest For Tanelorn« segna la terza collaborazione della band con il leggendario chitarrista/cantante Kai Hansen (Gamma Ray, ex-Helloween, Iron Savior), che stavolta non ha messo la voce nei cori, ma si è comunque fatto valere con un assolo di chitarra sontuoso. Il testo si rifà agli eventi di uno dei romanzi di Moorcock sull’eroe della saga ‘Eternal Champion’, che si mette in viaggio verso l’antica città di Tanelorn. All’introduzione enigmatica segue un’alternanza di sezioni incisive e sottili, mentre nella parte centrale arriva un’atmosfera quasi sacrale. Il ritornello a più voci, epico e nostalgico, è uno dei migliori mai scritti nella storia dei Blind Guardian. Molti anni dopo, con il brano »Tanelorn«, hanno creato un seguito azzeccatissimo di »The Quest For Tanelorn«. »Ashes to Ashes« è un’altra classica epica e allo stesso tempo il pezzo più cupo dell’album, visto che tocca la morte del padre di Hansi. Dopo un’intro che ricorda il sottofondo musicale di un film horror, entrano in scena armonie di chitarra impetuose e un’atmosfera drammatica che cresce grazie a vivaci intrecci di voci. I due brani successivi sono legati tra loro. Lo struggente pezzo acustico »The Bard’s Song (In The Forest)«, uscito come singolo dieci anni dopo e che ogni fan dei Blind Guardian sa cantare a memoria, è forse il brano più riconoscibile nella storia della band e lo suonano a ogni concerto. Tra arrangiamenti acustici struggenti dal sapore folk e la straordinaria interpretazione vocale di Hansi, tra le cavità degli alberi tornano a ‘prendere vita’ hobbit, elfi, nani ed ent.
I Blind Guardian non sarebbero i Blind Guardian se almeno in un testo non pescassero ispirazione da una delle opere di J.R.R. Tolkien. Vale per »The Bard’s Song (The Hobbit)«, ispirata al romanzo epico di Tolkien ‘Lo Hobbit’ e per struttura per molti versi una versione distorta del predecessore »In The Forest«. Le armonie vocali trionfali sono cantate con un’intensità incredibile, mentre le armonie di chitarra garantiscono epica e dramma dall’inizio alla fine. Atmosfera e testo ricreano alla perfezione gli eventi chiave del prologo de ‘Il Signore degli Anelli’ appena citato, dall’incontro con i troll alla battaglia dei cinque eserciti. Finché non è arrivata la trilogia cinematografica de ‘Lo Hobbit’, è stato proprio questo pezzo a dare vita nel modo più riuscito ai personaggi e agli eventi di quell’indimenticabile romanzo fantasy.
Lo strumentale »The Piper’s Calling« contiene un assolo drammatico di cornamusa scozzese. La title track, che chiude anche il disco, è il trionfale clímax di »Sonewhere Far Beyond«. Questo capolavoro epico, che nel testo tocca i primi due capitoli della saga fantasy di culto ‘La Torre Nera’, uscita dalla penna del leggendario Stephen King, è anche il brano più complesso di »Somewhere Far Beyond«, con numerosi cambi di rotta imprevedibili, tra cui spiccano l’inserto di cornamusa scozzese nella parte centrale e un eccellente assolo di chitarra, mentre il possente ritornello a più voci è un capitolo a sé.
Anche le tre bonus track uscite sulla versione originale del CD sono tutte interessanti, in particolare la riuscitissima cover del classico dei Queen »Spread Your Wings«, ennesima prova evidente che a questo punto della carriera Hansi era già diventato un cantante da ammirare. »Trial By Fire« è una cover divertente degli eroi della NWOBHM Satan, anche se con la sua atmosfera un po’ orientaleggiante non si incastra proprio alla perfezione nell’album, mentre la versione classica di »Theatre of Pain«, con ancora più arrangiamenti orchestrali, rafforza ulteriormente la convinzione che questo classico sarebbe una base più che adatta per un’interpretazione hollywoodiana delle opere di Tolkien.
Con »Somewhere Far Beyond«, all’inizio degli anni Novanta, mentre gli Helloween finivano in piena crisi d’identità e i Gamma Ray cercavano ancora la propria strada, i Blind Guardian sono diventati i principali portabandiera del power metal tedesco. Fu un risultato eccezionale per una band giovane che già con l’album precedente aveva iniziato a realizzare a pieno le proprie grandi ambizioni, mentre con »Somewhere Far Beyond« ha fatto un altro enorme passo avanti in un’evoluzione sonora costante. Grazie alla loro musica hanno cominciato a prendere vita diversi mondi di finzione tratti da varie opere letterarie, che solo anni dopo sono approdati per la prima volta sul grande schermo, e anche questo è uno dei motivi principali per cui hanno iniziato in fretta a conquistare sempre più fan. Più o meno in quel periodo i seguaci li hanno ribattezzati i bardi del metal, e da allora l’etichetta non se l’è più scrollata di dosso. Seguì un tour ambizioso, culminato davanti al pubblico fanatico giapponese, da cui nacque il primo album dal vivo, »The Tokyo Tapes« (1993).
Formazione
Hansi Kürsch – voce e basso
André Olbrich – chitarra solista, chitarra ritmica e cori
Marcus Siepen – chitarra ritmica, chitarra acustica e cori
Thomas “Thomen” Stauch – batteria
MUSICISTI OSPITI:
Piet Sielck – effetti e chitarra
Mathias Wiesner – effetti e tastiere, più il basso su “Spread Your Wings”
Rolf Köhler, Billy King e Kalle Trapp – cori
Stefan Will – pianoforte
Peter Rübsam – cornamuse scozzesi e irlandesi
Kai Hansen – chitarra solista su “The Quest for Tanelorn”
Produzione
Kalle Trapp
Tracklist
1. Time What Is Time (5:45)
2. Journey Through The Dark (4:48)
3. Black Chamber (0:58)
4. Theatre Of Pain (4:17)
5. The Quest For Tanelorn (5:56)
6. Ashes To Ashes (6:00)
7. The Bard’s Song: In The Forest (3:10)
8. The Bard’s Song: The Hobbit (3:53)
9. The Piper’s Calling (0:58)
10. Somewhere Far Beyond (7:30)
Bonus track:
11. Spread Your Wings (4:15)
12. Trial by Fire (3:44)
13. Theatre of Pain (classic version) (4:14)