Sonata Arctica e Induction (senza Stratovarius) a Bucarest (2023)!
Band in scaletta: Induction, Sonata Arctica
Data: martedì, 7. 11. 2023
Luogo: Bucarest / Quantum Pub / Romania
Versione inglese:
Induction, Sonata Arctica, Quantic Pub, Bucarest, 7.11.2023
Cosa c’è di meglio che approfittare di un viaggio di lavoro a Bucarest per vedere due band che vent’anni fa, o anche più, stavano nella tua top 10? Gli Stratovarius guidati da Tim Tolkki hanno tenuto in piedi da soli la scena del metal melodico negli anni Novanta, e all’inizio dei Duemila si sono affiancati i Sonata Arctica con il boss Tony Kakko, che è diventato metallaro solo quando ha ascoltato l’album Visions degli Stratovarius e ha voluto creare esattamente quel tipo di musica. Il fatto che questa passione l’abbia abbandonato dopo appena tre album e mezzo è un’altra storia, più triste.
Beh, come mi hanno informato il giorno prima del concerto, Timo Kotipelto, il cantante degli Stratovarius, si è ammalato e per questo i Sonata Arctica avrebbero dovuto suonare un intero set da headliner invece di una buona oretta. La notizia non mi ha reso esattamente felice, ma perché lamentarsi, no?
Guardando i locali di questo tour, mi sono preoccupato un po’ per lo stato di salute del power metal in Europa. Gli Stratovarius suonavano in questi stessi posti venticinque anni fa, ma stavolta, insieme ai Sonata Arctica, non sono riusciti a fare il salto verso locali più grandi. Il Quantic in questo senso mi ha sorpreso piacevolmente: la sala ha una capienza di circa 1.000 persone e su entrambi i lati, fuori dalla sala, si estende un enorme pub con ristorante. Un vero paradiso per ascoltare inni power metal.
La serata è stata aperta dai symphonic metaller Induction, famosi soprattutto perché alla chitarra solista c’è Tim Hansen, figlio della leggenda del power metal Kai Hansen (Helloween, Gamma Ray). Dopo l’intro registrata hanno subito picchiato duro con Born From Fire e sono andati avanti con i pezzi dei loro due album e di un EP. Il suono era chiaro, ma molto basso, come si addice a una band d’apertura. La band era in
buona forma, ma tutte le luci e tutti gli sguardi erano puntati, in modo piuttosto superficiale, sulla graziosa chitarrista, che suonava con la band solo per la seconda volta, perché il chitarrista originale era dovuto tornare al lavoro dopo due settimane di tour.
Campare di power metal è dura… L’unica costante della band è Tim Hansen, il resto della squadra è cambiato più volte. Tim ha ereditato da suo padre il taglio di capelli e il senso della melodia, ma non ha ancora padroneggiato del tutto la costruzione degli assoli, che restano al livello base dello shredding neoclassico. Va lodato anche il cantante Craig Cairns, che ha controllato splendidamente la voce e ha servito tutti i trucchetti power metal immaginabili. A quanto pare gli Induction hanno già un bel seguito, visto che durante la loro esibizione il locale era pieno almeno a metà.
Setlist degli Induction:
1. Intro
2. Born From Fire
3. Fallen Angel
4. Scorched
5. Embers
6. I Am Alive
7. Drum Solo
8. Go to Hell
9. Queen of Light
10. Outro
Qui devo aggiungere il mio stupore per il fatto che una band d’apertura si «conceda», nel poco tempo che ha, intro, outro e assolo di batteria. Davvero non capisco.
Dopo circa mezz’ora, sullo sfondo si è illuminata l’insegna Sonata Arctica e il locale, ormai pieno, ha ruggito d’attesa quando quattro finlandesi e uno svedese sono saliti sul palco. Quest’ultimo, Henrik, non molla e giura ancora sulla sua «keytar», che alza davvero la dinamica sul palco. Tony e Tommy hanno di nuovo i capelli lunghi, quindi l’headbanging era più contenuto. Hanno attaccato con un pezzo d’apertura molto atipico, Closer to an Animal, dal penultimo album The Ninth Hour. Il brano è bello mid-tempo con un ritornello poco incisivo, quindi in qualche modo non è riuscito a mettere in movimento il pubblico. Il pezzo subito dopo, Black Sheep dal secondo album Silence, era tutta un’altra bestia, con un ritmo veloce e un ritornello melodico che ogni vero power metaller conosce a memoria. Hanno proseguito con il nuovo singolo First In Line, che ha tenuto alta l’energia, e Tony ha detto che il nuovo disco sarà pieno di inni power metal veloci. L’aveva già promesso altre volte e in passato ha anche alzato la posta con qualche pezzo del genere, ma gli album successivi non hanno mantenuto e hanno continuato il deludente schema di tutti i dischi dopo Reckoning Night.
Purtroppo devo dire che i ragazzi non hanno sfruttato bene il tempo extra a disposizione, suonando solo due pezzi in più. Con mia delusione, è stata la strana coppia The Last Amazing Grays e X Marks the Spot. Il pezzo che dal vivo funziona molto meglio che su disco è senza dubbio il commerciale I Have a Right, che abbiamo cantato senza compromessi insieme
a Tony.
Prima del bis abbiamo avuto l’emozionante ballad Tallulah e probabilmente il pezzo più
famoso dei Sonata, Full Moon. Run Away, Run Away, Run Away!!! Il primo pezzo del bis è stato una gradita sorpresa, perché sul palco sono saliti tre membri degli Stratovarius: il chitarrista Matias, il batterista Rolf e la leggenda delle tastiere, l’unico e inimitabile Jens Johansson. Alla voce, al posto di Timo, c’era Craig degli Induction, mentre al basso è rimasto Pasi dei Sonata. Ci hanno servito Hunting High and Low e il posto è esploso del tutto.
Sono seguiti The Cage e Don’t Say a Word, e la festa è finita.
Che dire, un’esibizione corretta e concreta dei Sonata Arctica, ma davvero niente di eccezionale. Tony è in buona forma vocale. Certo, non è il Tony di vent’anni fa, ma quale cantante (con qualche onorevole eccezione) lo è? La tonalità dei pezzi è stata adattata con successo alla voce un po’ più bassa di Tony, ma sono mancati davvero dei buoni cori di accompagnamento: solo Henrik ci ha provato un minimo, mentre gli altri sembravano stonati come campane. Il coro a quattro voci che gli Induction hanno presentato con successo potrebbe davvero essere un esempio per loro. Gli altri membri della band sono ovviamente strumentisti di altissimo livello, quindi qui nessuna lamentela. Solo Elias sembrava annoiato a morte.
Il suono era molto buono, si vede che il locale ha una bella acustica. È stata una serata bella, energica e melodica.
Setlist dei Sonata Arctica:
1. Closer to an Animal
2. Black Sheep
3. First In Line
4. The Last Amazing Grays
5. Broken
6. X Marks the Spot
7. I Have a Right
8. Paid in Full
9. Replica
10. 8th Commandment
11. Tallulah
12. Full Moon
—bis—
13. Hunting High and Low
14. The Cage
15. Don’t Say a Word (con outro di Vodka)
Infine devo citare una simpatica quartina di spettatori, un papà con tre ragazzini tra gli 8 e i 15 anni, che dominavano la scena e andavano fuori di testa per tutti i pezzi di entrambe le band. Li vedete nella galleria fotografica, la vera Headbanger Family \m/
Versione slovena:
Cosa c’è di meglio che approfittare di un viaggio di lavoro a Bucarest per vedere due band che vent’anni fa, o anche più, stavano nella tua top 10? Gli Stratovarius con Tim Tolkki in testa hanno tenuto in piedi da soli la scena del metal melodico negli anni Novanta del secolo scorso, e all’inizio degli anni Zero di questo secolo si sono affiancati i Sonata Arctica con il boss Tony Kakko, che è diventato metallaro solo quando ha ascoltato l’album Visions degli Stratovarius e ha voluto fare esattamente quel tipo di musica. Il fatto che questa passione l’abbia abbandonato già dopo tre album e mezzo è un’altra storia, più triste.
Beh, come mi hanno avvisato il giorno prima del concerto, Timo Kotipelto, il cantante degli Stratovarius, si è ammalato e per questo i Sonata Arctica avrebbero dovuto suonare un intero set da headliner invece di una buona oretta. La notizia non mi ha reso proprio felice, ma perché lamentarsi, no?
Guardando i locali di questo tour, mi sono preoccupato un po’ per lo stato di salute del power metal in Europa. In questi stessi spazi gli Stratovarius suonavano già venticinque anni fa, e stavolta, insieme ai Sonata Arctica, non sono riusciti a fare il salto verso locali più grandi. Il Quantic in questo senso mi ha sorpreso in positivo: la sala ha una capienza di circa 1.000 persone e su entrambi i lati, fuori dalla sala, si allarga un enorme pub con ristorante. Un vero paradiso per ascoltare inni power metal da saltarci su.
La serata è stata aperta dai symphonic metaller Induction, senza dubbio famosi soprattutto perché alla chitarra solista c’è Tim Hansen, figlio della leggenda del power metal Kai Hansen (Helloween, Gamma Ray). Dopo l’intro registrata hanno subito spinto a tutta con Born From Fire e sono andati avanti suonando pezzi dei loro due dischi e di un EP. Il suono era chiaro, ma molto basso, come si addice a chi fa da spalla. La band era in buona forma, ma tutte le luci e tutti gli occhi erano puntati, in modo piuttosto bassino, sulla graziosa chitarrista, per la quale quella era appena la seconda serata con la band, perché il chitarrista originale era dovuto tornare al lavoro dopo due settimane di tour. Campare di power metal è dura …
L’unica costante della band è Tim Hansen, il resto della squadra è cambiato più volte. Da suo padre Tim ha ereditato la pettinatura e il senso della melodia, ma non ha ancora padroneggiato del tutto la costruzione degli assoli, che con Tim restano al livello base dello shredding neoclassico. Va lodato anche il cantante Craig Cairns, che ha controllato bene la voce e ha servito tutti i trucchetti power metal che si possano immaginare. Evidentemente gli Induction hanno già parecchi fan, visto che durante la loro esibizione il locale era pieno almeno a metà.
Setlist degli Induction:
1. Intro
2. Born From Fire
3. Fallen Angel
4. Scorched
5. Embers
6. I Am Alive
7. Drum Solo
8. Go to Hell
9. Queen of Light
10. Outro
Qui devo aggiungere il mio stupore e la mia incomprensione per il fatto che una band d’apertura, con il poco tempo che ha, si «conceda» intro, outro e assolo di batteria. Davvero non mi entra in testa.
Dopo circa mezz’ora, sullo sfondo si è illuminata l’insegna Sonata Arctica e il locale, ormai pieno, si è messo a ruggire quando sul palco hanno fatto il loro ingresso quattro finlandesi e uno svedese. Quest’ultimo, Henrik, non molla e giura ancora sulla sua «keytar», che alza davvero la dinamica sul palco. Tony e Tommy si sono di nuovo lasciati crescere i capelloni, quindi l’headbanging era più contenuto. Hanno cominciato con un pezzo d’apertura molto atipico, Closer to an Animal, dal penultimo album The Ninth Hour. Roba a tempo medio con un ritornello poco incisivo, perciò in qualche modo non è riuscita a mettere in movimento il pubblico. Già il pezzo dopo, Black Sheep, dal secondo album Silence, ha raddrizzato di brutto la situazione con il ritmo veloce e un ritornello melodico che ogni power metaller che si rispetti sa a memoria. Sono andati avanti con il nuovo singolo First In Line, che ha tenuto l’energia al livello giusto, e Tony ha detto che il nuovo disco sarà pieno di inni power metal veloci. L’aveva già promesso altre volte e ha anche già stuzzicato con qualche pezzo simile, ma poi gli album non gli sono andati dietro e hanno continuato il triste copione di tutti i dischi dopo Reckoning Night.
Purtroppo devo dire che i ragazzi non hanno sfruttato granché il tempo extra a disposizione, visto che hanno suonato solo due pezzi in più. Con mia delusione, è stata la strana coppia The Last Amazing Grays e X Marks the Spot.
Il pezzo che dal vivo funziona decisamente meglio che su disco è senza dubbio il commerciale I Have a Right, che abbiamo cantato senza compromessi insieme a Tony. Prima del bis ci siamo goduti ancora l’emozionante ballad Tallulah e probabilmente il pezzo più famoso dei Sonata Full Moon. Run Away, Run Away, Run Away!!!
Il primo pezzo del bis è stato una gradita sorpresa, perché sul palco sono saliti tre membri degli Stratovarius: il chitarrista Matias, il batterista Rolf e la leggenda delle tastiere, l’unico e inimitabile Jens Johansson. Alla voce al posto di Timo c’era Craig degli Induction, mentre al basso è rimasto Pasi dei Sonata. Ci hanno servito Hunting High and Low , accolta da un’ovazione furiosa del pubblico. Sono seguiti ancora The Cage e Don’t Say a Word, e la festa è finita.
Che dire, un’esibizione corretta e concreta dei Sonata Arctica, ma davvero senza picchi. Tony è in buona forma vocale. Certo, non è il Tony di vent’anni fa, ma quale cantante (con qualche onorevole eccezione) lo è? La tonalità dei pezzi è stata adattata con successo alla voce di Tony, un po’ più bassa, ma sono mancati davvero dei cori di accompagnamento di qualità: solo Henrik ci ha messo un po’ d’impegno, gli altri sembravano senza orecchio. Il coro a quattro voci degli Induction potrebbe davvero essere un esempio per loro. Gli altri membri della band sono ovviamente strumentisti di primo livello, quindi qui nessuna critica. Solo Elias sembrava totalmente annoiato.
Il suono era molto buono, si vede che il locale ha una buona acustica. È stata una bella serata, energica e melodica.
Setlist dei Sonata Arctica:
1. Closer to an Animal
2. Black Sheep
3. First In Line
4. The Last Amazing Grays
5. Broken
6. X Marks the Spot
7. I Have a Right
8. Paid in Full
9. Replica
10. 8th Commandment
11. Tallulah
12. Full Moon
—bis—
13. Hunting High and Low
14. The Cage
15. Don’t Say a Word (con outro di Vodka)
Per finire devo citare ancora una simpatica quartina di spettatori, un papà con tre ragazzini tra gli 8 e i 15 anni, che dominavano la scena e andavano fuori di testa per tutti i pezzi di entrambe le band. Potete vederli nella galleria fotografica, la vera Headbanger Family. \m/
Testo: Igorac
Foto: Igorac






























