Sonder

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Autore: Primož Novak

Artista: TesseracT
Etichetta: Kscope
Uscita: year_month
Durata: 36:24
Voto: 4/5

Sette anni fa, quando gli alfieri inglesi del djent Tesseract hanno pubblicato il loro esordio, probabilmente nessuno si sarebbe immaginato che la band sarebbe arrivata a fare più di due dischi. Dopo i casini con i cantanti, i Tesseract sono riusciti comunque a restare a galla e a tirare dritto. Siamo nel 2018 e dopo tre anni di assenza la band è tornata con il quarto album, che segue il non proprio riuscitissimo Polaris. Non è che se la siano passata a poltrire: si sono presi solo un po’ più di tempo, e nel frattempo di tour ne hanno fatti parecchi.

Sonder al primo ascolto può deludere parecchio, visto che dura appena 36 minuti scarsi. I Tesseract hanno insomma sfornato il lavoro più corto della loro carriera, ma a questo punto resta da capire quanto valgano davvero questi 36 minuti.

Sonder si apre con Luminary, che forse non è la miglior vetrina di ciò che la band sa fare. Il pezzo picchia di sicuro, il suono è curatissimo come sempre, e a spiccare è soprattutto la voce di Daniel Tompkins, che dà il meglio nel ritornello. Inizio solido, ma è andando avanti che esce fuori il vero volto della band. King è più lenta, ritmicamente più mossa, con più atmosfere ambient. E per giunta la band spiazza con una struttura fuori dagli schemi, Tompkins piazza pure qualche urlo e la varietà non manca di certo. Senza dubbio uno dei punti più luminosi del disco, tanto che è finita anche nella scaletta dei concerti. Dopo il tranquillo intermezzo Orbital, i Tesseract ci servono Juno, un pezzo potente e groovy, curatissimo; la sezione ritmica è semplicemente strepitosa e anche il basso si fa sentire alla grande. Subito dopo il disco si calma parecchio: Beneath My Skin punta tutto su ambient e atmosfera, ma ovviamente c’è anche una parte che picchia duro in stile Meshuggah. Più o meno lo stesso discorso vale per Mirror Image, che cresce piacevolmente fino alla fine, per poi essere rinforzata da una bella dose di distorsione. Per il resto, però, l’accento è più sulle atmosfere ambient, che danno all’album nel suo insieme un po’ di varietà. Più botta c’è in Smile, che la band aveva lanciato come singolo prima ancora dell’uscita del disco. Rispetto alla versione originale Smile è parecchio diversa, con qualche inserto industrial che aggiunge un’ulteriore sfumatura a un sound già ricchissimo. Smile si aggancia a un brano più breve, The Arrow, che chiude questo breve giro.

Con Sonder i Tesseract mettono insieme un po’ tutti gli ingredienti dei dischi precedenti. La band resta tecnica, atmosferica, melodica e imprevedibile, ma nel complesso l’album non convince come i primi due. Come i lavori precedenti, anche Sonder è prodotto in modo eccelso, tutto è rifinito fin nei minimi dettagli. Il suono è ricco e chiede a gran voce un buon impianto. Per riassumere, con il quarto album i Tesseract dimostrano di non aver ancora finito le idee, anche se sembra che si stiano cercando un po’.

Formazione

Acle Kahney – chitarra
James Monteith – chitarra
Jay Postones – batteria
Daniel Tompkins – voce
Amos Williams – basso

Produzione

Aidan O’Brien, Acle Kahney

Tracklist

1. Luminary
2. King
3. Orbital
4. Juno
5. Beneath My Skin
6. Mirror Image
7. Smile
8. The Arrow

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