Spellbinder

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Uriah Heep
Etichetta: SPV Records
Uscita: 1996
Voto: 3.5/5

Questa è l’unica registrazione live degli Uriah Heep uscita negli anni Novanta con lo status di pubblicazione ufficiale. Fu registrata nell’ultima decade di giugno del lontano 1994 a Colonia (Germania), quindi in pieno nell’ultima grande euforia concertistica mondiale dei Pink Floyd e tra i sospiri di lutto per la scomparsa dell’angelo del rock bruciatosi troppo in fretta, Kurt Cobain (Nirvana). In quel periodo gli Uriah Heep avevano ormai perso da un pezzo ogni attualità e le masse snobbavano la loro attività musicale senza il minimo sforzo. Per tutto giugno di quell’anno gli Uriah Heep aprirono i concerti dei leggendari Deep Purple, che, a differenza dei loro contemporanei Uriah Heep, avevano conservato intatto lo status di grande band, in gran parte grazie alla semplicità elementare del riff di Smoke On The Water.

La registrazione risale a tre anni dopo il loro ultimo album in studio, “Different World” (1991), e a poco prima dell’uscita di uno dei loro gioielli più grandi, l’album “Sea Of Light” (1995). Gli Uriah Heep a quel punto erano in formazione invariata da otto anni, e proprio questa line-up è nota per un numero eccezionale di concerti e pochissimi nuovi album in studio.

La band aveva trovato un accordo con un’emittente radiofonica tedesca per trasmettere il concerto in un secondo momento. Il concerto andò in onda, ma non per intero. Dietro a quella serata c’è la storia di un audio rovinato da attrezzatura danneggiata, monitor compresi, che fu piuttosto pernicioso per la band. Nonostante tutto, gli Uriah Heep erano entusiasti delle registrazioni e decisero di pubblicarle anche ufficialmente.

La scaletta degli Uriah Heep non può proprio essere male se dosi in parti uguali materiale vecchio e più recente. E a maggior ragione non può essere male se sei costretto a suonare prima dei Deep Purple. In quel caso devi impegnarti ancora di più, perché la gente è ancora più impaziente, in attesa di quel riff di “Smoke On The Water”. Devi essere concentratissimo. In più c’è la consapevolezza che il concerto viene registrato, e questo ha portato a una prestazione sul palco eccezionale. Gli Uriah Heep si presentano come un’unità estremamente compatta e coerente che, pur avendo nel 1994 solo due membri della formazione più straordinaria di tutti i tempi (quella della prima metà dei Settanta), sforna i vecchi classici come se li suonasse da sempre. Le tastiere Hammond sono una copia eccezionale degli originali di Hensley, e la band si impegna a infilare qualche jam più lunga che nelle versioni in studio non trovi (Gypsy, Look At Yourself). Shaw conferma ancora una volta di appartenere alla categoria dei migliori (e sottovalutati) cantanti hard rock, mentre la sezione ritmica solida, i colpi secchi di Kerslake e le linee di basso incredibilmente melodiche e impulsive dell’inestimabile Trevor Bolder dettano una marcia ritmica implacabile per tutto l’album. Il repertorio, tra l’altro, non avrebbe mai avuto una rinascita così splendida se gli Uriah Heep anche nella nuova formazione non avessero costruito armonie vocali tanto belle. La magia da palco tipica di questa band è rimasta intatta anche stavolta.

E siccome in questa registrazione la band si butta a fondo nel ripescare i classici di una delle sue opere più forti, l’album “Demons And Wizards” (1972), il tutto diventa ancora più intrigante. Già il live “Live In Moscow” (1988) aveva confermato che la nuova formazione era molto più orientata verso un suono tosto (cosa che all’epoca andava di moda) rispetto al repertorio della band negli anni Settanta. I riff di Box sono di nuovo affilati e si insinuano in impianti tematici che le vecchie versioni in studio non si sognano nemmeno. Lo dimostra la versione spinta al massimo di Devil’s Daughter (“Return To Fantasy”, 1975), l’ammiccante e sfacciata presenza fissa dei concerti Stealin’ (“Sweet Freedom”, 1973) e soprattutto il fiore all’occhiello di “Demons And Wizards” Rainbow’s Demon, che dopo lunghi anni di magra è tornata finalmente in scaletta, insieme all’ottima Circle Of Hands. Quest’ultima, in qualche modo, sostituisce sul disco la July Morning (“Look At Yourself”, 1971) che si sente mancare. Gypsy, Look At Yourself, Lady In Black ed Easy Livin’ dimostrano che la band non ha avuto il coraggio di sperimentare con il repertorio e ha scelto la strada del “tutto a manetta” per far felice la folla sotto il palco.

In scaletta sono infilati l’unico brano degli anni Ottanta, Bad Bad Boy (“Raging Silence”, 1989), e Words In A Distance, che uscirà solo sul prossimo album in studio, “Sea Of Light” (1995). Per suono e per essenza stessa della nuova formazione, sono due pezzi incredibilmente piacevoli e compatti, ulteriormente caricati dall’intensità eccezionale del nuovo carattere hard rock degli Uriah Heep. Sono i più temprati di tutto il materiale dell’album.

Visto che l’album uscì nel 1996, gli Uriah Heep ebbero tutto il tempo di decidere di aggiungere del materiale bonus. Così hanno incluso un brano splendido e disteso, a tempo medio, intitolato Sail The Rivers, che non aveva trovato posto in “Sea Of Light” e che, con il suo ricco senso della melodia tipico degli Uriah Heep, rende questa uscita particolarmente unica e imprescindibile per tutti i fan più devoti della band.

“Spellbinder” (1996) non è uno di quegli album che si possono definire un classico indiscutibile e che dovrebbero stare in ogni casa. Per quello, meglio rivolgersi a “Live” (1973). È un tentativo di tenere il nome della band nei media e quindi la voglia dell’etichetta SPV Records di continuare a promuovere l’album “Sea Of Light”, oltre che di suscitare più interesse tra la massa e di portare più gente ai concerti degli Uriah Heep. Questo disco resta comunque un obbligo per tutti i fanatici degli Heep. È carico di un’intensità indiavolata e di una carica live contagiosa che può arrivare solo con il marchio Uriah Heep.

Formazione

Bernie Shaw – voce
Phil Lanzon – tastiere, cori
Mick Box – chitarra, cori
Trevor Bolder – basso, cori
Lee Kerslake – batteria, cori

Produzione

Uriah Heep

Tracklist

1. Devil’s Daughter (4:38)
2. Sealin’ (5:32)
3. Bad Bad Man (3:58)
4. Rainbow Demon (4:13)
5. Words In The Distance (4:42)
6. The Wizard (3:44)
7. Circle Of Hands (7:24)
8. Gypsy (7:08)
9. Look At Yourself (4:56)
10. Lady In Black (5:48)
11. Easy Livin’ (3:02)
12. Sail The Rivers* (6:52)

Durata dell’album: 62.57

* brano bonus in studio

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