Spettacolari: i The Dead Daisies tornano a far tremare la Bluesiana (2017)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Velden, Carinzia / Bluesiana Rock Cafe / Austria
Data del concerto: 25.06.2017
Presenze: 220
Prezzo del biglietto: 44,00€ (il giorno del concerto)
Ecco, appunto. Quando il ferro è rovente, si batte finché si può. E i The Dead Daisies, supergruppo rock’n’roll internazionale, messo insieme solo con musicisti noti e di spicco dell’hard rock mondiale, lo sanno benissimo. A meno di sette mesi di distanza sono tornati in Europa per un nuovo tour. E dove, se non con ben due date di fila a Velden, in Carinzia, nel tempio locale della cultura rock’n’roll che si chiama, ovviamente, Bluesiana Rock Cafe. A fine dicembre i The Dead Daisies avevano fatto sold out alla Bluesiana. RockLine ha deciso di beccarli stavolta alla prima delle due nuove date in questo club austro-carinziano che amiamo tutti. E anche quella sera l’affluenza è stata eccellente. Poco più di duecento teste hanno accolto il celebre quintetto, composto da Marco Mendoza (basso), Doug Aldrich (chitarra), John Corabi (voce), Brian Tichy (batteria) e dal capo della band David Lowy (chitarra), come da copione! Tonante! Nelle prime file abbiamo notato un bel gruppo di fan surriscaldati e, nell’euforia, quasi urlanti, arrivati dall’Italia. Poi c’era la parte un po’ più tranquilla, diciamo un filo più esaltata, di pubblico misto austriaco-sloveno, che occupava il centro e il fondo del locale. Molti hanno guardato il concerto direttamente di lato, con vista sul palco da sinistra.
Stavolta il quintetto è salito sul palco senza gruppo spalla, in regia tutta sua, e ci ha risparmiato un bel pacco di minuti d’attesa, per cui grazie. Il capo David Lowy è cittadino australiano, mentre gli altri compari sono americani. Una band così Lowy non avrebbe mai potuto metterla insieme senza un patrimonio solido alle spalle. L’appassionato di aviazione e di musica è infatti multimiliardario. Il bello è che i suoi quattro compari sul palco restano (proverbialmente) dei monelli davvero incorreggibili, mentre David passa per il più entusiasta, tranquillo, alla mano e incredibilmente gentile interlocutore di tutta la band. Il vero chiacchierone del concerto, comunque, è l’ex urlatore dei Motley Crue John Corabi, che anche stavolta, con tutta la sua furbizia e la sua esperienza di routine, ha tenuto il pubblico in pugno con una facilità disarmante. Durante il concerto ha sparato qualche battuta pesante. Almeno due mi sono rimaste ben impresse. La prima: mentre presentava i musicisti e si è fermato su Marco Mendoza, ha »messo in guardia« la parte femminile del pubblico, dicendo: »Non guardatelo, se non volete restare incinte!« L’altra dose di ironia estremamente salace del suo repertorio comico è arrivata quando ha chiesto al pubblico se volesse sentire una ballad. La reazione acida della gente era tutto fuorché un’approvazione. Ne è seguito un intermezzo da cabaret-chansonnier di Corabi (a cappella): »Neanch’io amo le ballad, mi vien voglia di spaccarti la testa con le mutande di Brian,….« riferendosi a Brian Tichy. E via su questa falsariga. Già solo questo folklore da palco di Corabi e il suo continuo fare le smorfie mentre flirta col pubblico sono il titolo giusto per una dose colma di divertimento rock’n’roll. È il tipo di umorismo che accompagna il rock ‘n’ roll mondiale fin dalle origini, e questo genere di rock’n’roll la cultura musicale slovena proprio non riesce a farlo suo, con la conseguenza che spesso viene frainteso anche dal giornalismo musicale sloveno (per quanto ne esista uno).
E gli altri quattro musicisti? Quante parole di lode non dette ci restano ancora? Il fisico e sempre seducente stallone messicano Marco Mendoza potrebbe sostituire Corabi alla voce quando vuole, senza problemi. Oltre a un basso eccezionale, tiene anche un’ottima linea vocale. Ancora una volta è sceso dal palco a piedi e ha fatto un giro tra il pubblico col suo basso durante Join Together, che in originale appartiene ai leggendari The Who. Aldrich ha soleggiato come in trance, su di lui non c’è bisogno di sprecare parole. Ogni hard rock band del pianeta lo vorrebbe nella propria squadra, se solo avesse abbastanza soldi per potersi permettere di tirarlo dentro. Brian Tichy ha sfoderato un assolo di batteria eccezionale. Di quelli che non ti rubano minuti, ma ti regalano un’esibizione di altissimo livello di acrobazia batteristica. Anche Tichy, come Tommy Aldridge, suo attuale successore nei Whitesnake, ha suonato metà del suo show a mani nude, impressionando con una maestria incredibile nell’intrecciare con inventiva il doppio pedale della cassa, con cui ha compensato il calo temporaneo di decibel del »snare« (rullante). Detto con parole povere, Tichy è una belva dietro le pelli, e alla Bluesiana è di nuovo impazzito.
Insomma, da capo a piedi uno show nuovo di zecca, scatenatissimo e divertente. Il meglio che una hard rock band possa servirti, nella versione più cruda e nuda del volto più autentico del rock’n’roll. E per di più in un concerto da club, dove musicisti di altissimo livello e fama mondiale stanno a un metro dal pubblico e durante lo show non ci sono nascondigli. Più autentico di così non si può. Anche l’esibizione della band il giorno dopo a Velden non è stata inferiore in nulla alla prima serata. L’unica differenza era nella formazione, perché David Lowy è dovuto tornare d’urgenza in Australia per questioni personali improrogabili. Al suo posto è subentrato l’americano Yogi, che ha suonato con i Buckcherry e con Chris Cornell. Corabi ha detto che è entrato senza prove, eppure ha fatto il suo lavoro in modo davvero incredibile. Speriamo solo che i ragazzi tornino presto alla Bluesiana, perché show come quelli che i The Dead Daisies portano ogni volta con le loro esibizioni, semplicemente non si possono perdere.
Un consiglio ai fan sloveni dell’hard rock. Chi per esempio ha sborsato un bel po’ di grano per il biglietto dell’attuale tour dei Guns’ N Roses, non dovrebbe assolutamente mancare al concerto dei The Dead Daisies alla Bluesiana. Tanti »fenomeni« dell’hard rock sloveno, sotto il peso delle cui parole trema tutto Facebook e che stavolta alla Bluesiana non c’erano, hanno clamorosamente toppato l’esame sulle basi della sana tabellina del rock’n’roll.
Scaletta
1. Intro : Whole Lotta Sabbath (Whole Lotta Love / War Pigs mashup)
2. Long Way to Go
3. Mexico
4. Make Some Noise
5. Song and a Prayer
6. Fortunate Son (orig. Creedence Clearwater Revival)
7. We All Fall Down
8. Lock ‘N’ Load
9. Last Time I Saw the Sun
10. Drum Solo (Brian Tichy)
11. Join Together (orig. The Who)
12. All The Same
13. With You and I
14. Band Intros
15. Mainline
16. Helter Skelter (orig. The Beatles)
—bis—
17. We’re an American Band (orig. Grand Funk Railroad)
18. Midnight Moses (orig. The Sensational Alex Harvey Band)
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