Stand in the Fire

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Autore: Aleš Podbrežnik

Band: Striker
Etichetta: SAOL Music
Uscita: 2016
Durata: 43:23
Voto: 4/5

Il quarto album in studio dei rivitalizzatori metal di Edmonton, gli Striker, porta un’ulteriore trasformazione di suono e stile. Anche stavolta c’è stato un cambio di formazione, alle chitarre. Il tutto, ovviamente, è legato anche alla graduale evoluzione del suono e dello stile della band nel corso degli anni. »Cities of Gold« (2014) irradiava un mix carico e adrenalinico, una combinazione bravurosa di elementi classici di speed/thrash metal immersi in una produzione moderna. Già allora la band mostrava una certa inclinazione a infilare passaggi melodici, mentre nel nuovo album mette la melodia addirittura in primo piano.

»Stand in the Fire« è un disco che va a caccia del consenso delle masse: la sua missione è conquistare la base mondiale di fan del power metal che, in un modo o nell’altro, adorano il revival dell’heavy metal. Tutti i pezzi sono curati nel dettaglio negli arrangiamenti e ti agganciano all’istante. I ritornelli sono i veri picchi dei brani, con un potere contagioso incredibile. Già il singolo d’apertura Too Late annunciava il cambiamento. Proprio questo pezzo è »infettato« addirittura da una musicalità AOR anni Ottanta, di quella coltivata per esempio dai compatrioti canadesi Triumph e/o Van Groove, ed è confezionato in modo fenomenale dentro il dossier metal complessivo della band. Gli Striker hanno anche dedicato più attenzione alle armonizzazioni vocali, che »fanno da spalla« alla voce principale e ne completano l’atmosfera. Inutile dire che »Stand In the Fire« è zeppo fino all’orlo di pompa e bombast. Come nessun altro album degli Striker uscito finora.

La band ha creato un pacchetto di brani di una varietà davvero notevole, che comunque non intacca la compattezza e la definizione di fondo del disco. Pur virando in modo deciso verso acque più melodiche, ha provato anche qualche esperimento, come in Out for Blood, dove inserisce con abilità un sassofono. Gli elementi thrash, certo, ci sono anche stavolta  (la title track) , ma spesso vengono messi in ombra da altri ingredienti.

La band suona con un’energia travolgente. Si sente che sugli strumenti sono giovani stalloni potenti, tecnicamente preparatissimi e di grande talento, pieni di voglia di dimostrare qualcosa. E per fortuna anche pieni di idee fuori dal comune, che plasmano con foga in una massa metal incredibilmente carica, rimpinzata di fascino melodico e varietà (passaggi »mid-eight«, ripetuti cambi di ritmo, ecc…). Armonie di chitarra in terze, escursioni soliste e tutti gli ornamenti chitarristici sopra le frasi principali! Tutto quanto è lì dove deve essere. Nei punti giusti delle composizioni. Sopra a tutto questo c’è la prestazione vocale straordinaria del cantante  Dan Cleary, che con una tale intensità e con una forma musicale così dominante nei ritornelli, come nelle strofe, nel materiale degli Striker non si era ancora spinto fino ad oggi. Nel frattempo ha ottimizzato e potenziato il suo modo di cantare, perfezionandolo ancora per buona parte. È anche l’unico membro originale e fondatore della formazione, che non esiste nemmeno da 10 anni, eppure ha già attraversato un bel po’ di cambi di line-up.

Quindi, come riassumere il giudizio sull’album in una sola frase? Immagina che nello spirito di band come Diamond Head, Raven, Tokyo Blade, Jameson Reid, Judas Priest, Accept si sia insediato lo spirito new wave del revival, di cui oggi pullula un mare intero di gruppi. Mi riferisco soprattutto alla Scandinavia, alla Germania e, ovviamente, ai canadesi Striker. L’impalcatura della struttura dei pezzi arriva dalla vecchia scuola speed/heavy/thrash metal, ma per produzione ed esecuzione guarda ai tempi nuovi. Come deve essere. Fatto con grande ardore e tanta potenza. Speriamo che la band, che l’anno scorso ha suonato anche al Metaldays di Tolmin, torni presto da noi con qualche nuovo concerto!  Peraltro, i tedeschi Primal Fear e Brainstorm hanno sentito negli Striker una compatibilità di stile e li hanno invitati a un tour europeo insieme. E agli Primal Fear gli Striker li ha sicuramente raccomandati anche Randy Black (W.A.S.P., ex-Primal Fear, ex-Annihilator), che nel nuovo album ha dato una mano con la registrazione delle batterie.  

Formazione

Dan Cleary – voce
Timothy Brown – chitarra
Adam Brown – batteria
Wild Bill – basso

Produzione

Frederik Nordstrom

Tracklist

1. Phoenix Lights (3:38)
2. Out for Blood (3:51)
3. Too Late (4:52)
4. Stand in the Fire (3:39)
5. The Iron Never Lies (4:06)
6. Escape from Shred City (2:53)
7. Outlaw (4:35)
8. Locked In (3:45)
9. United (4:06)
10. Better Times (3:37)
11. One Life (4:17)

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