Star One: Revel In Time
Etichetta: Insideout Music
Data di uscita: 18/2/2022
Produzione: Arjen Anthony Lucassen
Durata dell’album: 66.42 min
Genere: Progressive Metal/Progressive Rock
Voto: 9,0/10
Già al primo ascolto di «Revel In Time», quarto album in studio del progetto progressive metal Star One, è impossibile scrollarsi di dosso la sensazione che il suo capo creativo Arjen Anthony Lucassen, dopo l’impressione piuttosto sbiadita lasciata dall’ultimo disco degli Ayreon, «Transitus» (2020, recensione su RockLine), stavolta si sia rimboccato le maniche per bene e abbia sfornato un lavoro eccellente, eclettico e carico di elettricità ambient, con dentro tutto quello che su «Transitus» ci era mancato. Vero, i dischi degli Star One sono sempre stati più orientati al prog metal rispetto a quello che Arjen di solito combina con gli Ayreon, più prog rock, ma più di qualcuno noterà con ironia che «Revel In Time» sembra una specie di album degli Ayreon “perduto”, e in fondo è proprio tutto ciò che «Transitus» avrebbe dovuto essere, se la maggior parte dei fan avesse avuto voce in capitolo nel processo creativo.
Anche stavolta Arjen e il suo storico batterista Ed Warby si sono circondati di una “ciurma” impressionante di musicisti ospiti. Tra gli strumentisti spiccano i virtuosi della chitarra Steve Vai, Michael Romeo (Symphony X), Ron “Bumblefoot” Thal (Sons of Apollo), Adrian Vandenberg (ex-Whitesnake) e il maestro delle tastiere Jens Johansson (Stratovarius). Questa volta per ogni brano, e per le versioni alternative che trovi sul secondo disco, è stato scelto un cantante o una cantante diversa. Ai vecchi volti noti di Arjen, come Russell Allen (Symphony X), Damien Wilson (Arena), Floor Jansen (Nightwish), Irene Jansen e Marcela Bovio (Mayan), per «Revel In Time» si sono aggiunti Ross Jennings (Haken), Jeff Scott Soto (Sons of Apollo), Joe Lynn Turner (ex-Rainbow), Roy Khan (ex-Kamelot) e Tony Martin (ex-Black Sabbath), per citare solo i nomi più altisonanti.
Come da tradizione, anche «Revel In Time» è un concept album o, come ama chiamare Arjen i suoi progetti Star One, un’opera space metal. Stavolta il tema al centro di tutti i brani è un classico della fantascienza: il viaggio nel tempo. A differenza di certi lavori passati degli Star One, che si ispiravano perlopiù a film di fantascienza celebri, noti perfino a chi non è fan del genere, stavolta Arjen ha pescato l’ispirazione, oltre che da pellicole famose e di culto, anche da film e serie TV meno conosciuti, di cui, a parte gli appassionati più sfegatati, la maggior parte dei comuni mortali non ha mai sentito parlare.
La scelta è davvero variegata: oltre a film di fantascienza arcinoti come ‘Terminator’, ‘Donnie Darko’, ‘Ritorno al futuro’, ‘Ricomincio da capo’, ‘Bill & Ted’s Excellent Adventure’ e ‘Interstellar’, i vari brani attingono a titoli molto meno chiacchierati da noi, come ‘Primer’, ‘Final Countdown’, ‘Frequency – Il futuro è in ascolto’, ‘Source Code’ e la vecchia serie TV britannica ‘Sapphire & Steel’. Quest’ultima la conoscono probabilmente solo i fanatici di fantascienza della generazione di Arjen, visto che da noi è praticamente sconosciuta.
«Revel In Time» si apre con l’ibrido prog/power metal «Fate Of Man», ispirato al più famoso dei film citati sopra, cioè Terminator. Contro ogni aspettativa, considerata la fama sanguinosa e post-apocalittica dei film sui robot assassini, per i quali ti immagineresti un cantante dall’energia maschile e grezza, per questo brano Arjen ha scelto una cantante, Brittney Slayes (Unleash the Archers), che col suo approccio vocale “mascolinizzato” si rivela una scelta sorprendentemente azzeccata. Il ritornello melodico e da carica è puro power metal, ma funziona alla grande e non darà fastidio alla maggior parte dei puristi del prog metal, che apprezzeranno anche il succoso assolo di chitarra firmato Michael Romeo. «28 Days (Till the End of Time)», ispirato al thriller psicologico di fantascienza ‘Donnie Darko’ (evidentemente Arjen è un gran fan dell’attore Jake Gyllenhaal, visto che su «Revel In Time» ci sono ben due brani ispirati a film con questo attore americano nel ruolo principale), ha come previsto un’atmosfera più cupa, che si sposa benissimo con l’approccio vocale tradizionalmente incazzato e ruvido del vecchio compare di Arjen, Russell Allen.
«Prescient» ha un interessante motivo d’apertura di sintetizzatore dal sapore “spaziale”. È un pezzo che fa da ponte con successo tra prog metal e prog rock, e ha una dinamica vocale particolare, perché ci sono due cantanti diversi: il già citato Ross Jennings e il suo compagno vocale meno noto Michael Mills (Toehider). «Back From The Past» ha un taglio più hard rock, con un bel riff di chitarra robusto, e non sorprende, visto che stavolta dietro al microfono c’è l’immancabile, ottimo Jeff Scott Soto. L’atmosfera un filo più allegra, ma sempre carica di elettricità, si sposa bene con il testo ispirato alla trilogia di culto ‘Ritorno al futuro’, mentre il momento “fuori di testa”, che ricorda il geniale-pazzo dottor Emmett “Doc” Brown, lo regala l’assolo di Bumblefoot.
La title track, che trae ispirazione dalla prima delle tre commedie su Bill e Ted e i loro strampalati viaggi, non ha proprio nulla di comico: è un pezzo piuttosto incisivo e diretto, e a regalargli un esplosivo assolo di chitarra ci pensano il veterano hard rock Adrian Vandenberg e il cantante Brandon Yeagley dei Crobot, band hard rock. Riesce benissimo l’inaspettatamente melodica «The Year of ’41», dove Joe Lynn Turner, voce narrante principale degli eventi drammatici del film ‘Final Countdown’ con Kirk Douglas e Martin Sheen nei ruoli principali, è accompagnato con successo da armonie vocali femminili. All’assolo di tastiera, drammatico, ha pensato Jens Johansson.
«Bridge Of Life» con Damian Wilson, “incaricato” di raccontare da protagonista vocale il retroscena del film ‘Frequency – Il futuro è in ascolto’, in cui recitava Dennis Quaid, risulta epicissima, mentre l’atmosfera ricca viene approfondita dall’ingresso inaspettato di armonie vocali femminili. Sulle spalle di Dan Swanö è caduto un compito piuttosto ostico: trasformare la commedia ‘Ricomincio da capo’, in cui Bill Murray ci ha intrattenuti in modo comico-tragico, in un catalizzatore energetico in puro stile prog metal Star One. A parte alcuni divertenti riferimenti al film che si colgono nel testo, in questo pezzo, come da copione, dal punto di vista musicale non c’è nulla di comico. Il timbro vocale inconfondibile di Swanö, cupo e “ruvido”, viene arricchito con successo dalle armonie vocali femminili, mentre l’assolo di chitarra da pazzi lo firma Marcel Singor dei Kayak, band di culto del prog rock.
«A Hand On the Clock», dove Floor Jansen come voce principale unisce le forze con il suo vecchio compagno degli After Forever Joost van den Broek, che si occupa del drammatico assolo di tastiera, è un vero dramma e una giostra appassionata di emozioni diverse. Per tutto questo piacerà sicuramente anche alla maggior parte dei fan dei Nightwish moderni. «Beyond the Edge of It All», con John JayCee Cuijpers (Praying Mantis) alla voce principale, è di nuovo un pezzo più orientato all’hard rock, mentre il ritornello “spaziale e nostalgico” è costruito nel “classico” stile Star One e Ayreon. Anche stavolta non mancano drammatiche armonie vocali femminili. L’epica «Lost Children of the Universe», con protagonisti l’ex chierichetto Roy Khan e Steve Vai, il miglior allievo di Frank Zappa nonché l’ospite chitarristico più prestigioso di «Revel In Time», è il culmine riuscitissimo dell’album e una chiusura in grande stile.
Interessanti anche le versioni alternative dei brani sul secondo disco, con cantanti principali completamente diversi. Così, per esempio, nella versione alternativa di «Lost Children of the Universe» al posto di Khan canta Tony Martin, mentre per la versione rivisitata di «Today Is Yesterday» al posto di Swanö sale al microfono il signor Lucassen in persona. Dal punto di vista strumentale non ci sono differenze sostanziali, a parte l’assolo di tastiera nella versione alternativa di «The Year of ’41», che al posto di Johansson suona Alessandro Del Vecchio.
«Revel In Time» consolerà e rimetterà di buonumore tutti quelli che l’attuale album degli Ayreon, «Transitus», in un modo o nell’altro ha deluso. La nuova opera “space metal” è un balsamo per tutti gli amanti del prog metal di qualità e, allo stesso tempo, quasi il lavoro più interessante degli Star One dopo l’esordio «Space Metal» (2002). Arjen si è così in parte fatto perdonare per il controverso «Transitus» e, nel frattempo, ha costretto i suoi fan a rispolverare la conoscenza dei classici del cinema di fantascienza e a fare la conoscenza di alcuni titoli più oscuri, noti solo a un “secchione” della fantascienza come lui.
Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik
Tracklist:
1. Fate of Man (5:29)
2. 28 Days (Till the End of Time) (7:21)
3. Prescient (6:34)
4. Back from the Past (4:50)
5. Revel in Time (4:38)
6. The Year of ’41 (6:20)
7. Bridge of Life (5:14)
8. Today Is Yesterday (5:46)
9. A Hand on the Clock (5:52)
10. Beyond the Edge of It All (4:52)
11. Lost Children of the Universe (9:46)
Formazione:
Arjen Lucassen – chitarra, assolo di chitarra nel brano n. 10, basso, tastiere
Ed Warby – batteria
Erik van Ittersum – archi ‘Solina’
Joost van den Broek – organo Hammond
Marcela Bovio – voce di accompagnamento
Irene Jansen – voce di accompagnamento
Ospiti:
Brittney Slayes – voce principale e di accompagnamento nel brano n. 1
Michael Romeo – assolo di chitarra nel brano n. 1
Sir Russell Allen – voce principale
Timo Somers – assolo di chitarra nel brano n. 2
Michael Mills – voce principale e di accompagnamento nel brano n. 3
Ross Jennings – voce principale e di accompagnamento nel brano n. 3
Jeff Scott Soto – voce principale nel brano n. 4
Ron Bumblefoot Thal – assolo di chitarra nel brano n. 4
Brandon Yeagley – voce principale nel brano n. 5
Adrian Vandenberg – assolo di chitarra nel brano n. 5
Joe Lynn Turner – voce principale nel brano n. 6
Will Shaw – vocalizzi nel brano n. 6
Joel Hoekstra – assolo di chitarra nel brano n. 6
Jens Johansson – assolo di sintetizzatore (brano n. 6)
Damian Wilson – voce principale nel brano n. 7
Dan Swanö – voce principale nel brano n. 8
Marcel Singor – assolo di chitarra nel brano n. 8
Lisa Bella Donna – Moog nel brano n. 8
Floor Jansen – voce principale e di accompagnamento nel brano n. 9
Joost van den Broek – organo Hammond nel brano n. 9
John Jaycee Cuijpers – voce principale nel brano n. 10
Roy Khan – voce principale nel brano n. 11
Steve Vai – assolo di chitarra nel brano n. 11
‘Hellscore Choir’ – cori nel brano n. 11
Ospiti sul CD extra (edizione ‘de-luxe’):
Marcela Bovio – voce principale nei brani n. 1 e 9
John Jaycee Cuijpers – voce principale nei brani n. 2, 4 e 5
Will Shaw – voce principale nel brano n. 3
Alessandro Del Vecchio – voce principale nel brano n. 8, assolo di sintetizzatore (brano n. 6)
Wilmer Waarbroek – voce principale nel brano n. 7
Arjen Lucassen – voce principale nel brano n. 8
Irene Jansen – voce principale nel brano n. 9
Mike Andersson – voce principale nel brano n. 10
Tony Martin – voce principale nel brano n. 11
