Steve Hackett: The Circus and the Nightwhale
Etichetta: Insideout Music
Data di uscita: 16. 2. 2024
Produzione: Steve Hackett
Durata dell’album: 44.58 min
Genere: Progressive Rock
Voto: 9.5/10
Il tempo scorre inesorabile per tutti noi, come una clessidra che si svuota senza pietà dall’alto verso il basso. Il mitico virtuoso inglese della chitarra Steve Hackett (classe 1950), che per la sua età è in forma smagliante, lo sa fin troppo bene, e col suo nuovo album in studio a tema concettuale, “The Circus and the Nightwhale”, ha deciso di imbarcarsi in un viaggio nel tempo metà autobiografico e metà fantastico. Al posto del proprio nome, l’eroe concettuale di questa avventura, dall’infanzia fino a oggi, l’ha battezzato Travla (derivato dalla parola inglese per “viaggiatore”). Probabilmente a ispirare un concept del genere ha contribuito anche la splendida copertina, un enorme salto di qualità rispetto alle cover piuttosto generiche e ritoccate al computer che hanno accompagnato la maggior parte degli album di Steve negli ultimi quindici anni.
L’album, in cui un solo pezzo supera i sei minuti, vede i nomi ben noti a tutti gli appassionati della musica di Hackett, con cui il maestro della chitarra collabora da circa quindici anni, e anche qualche ospite speciale che compare in un solo brano: il fratello di Steve, John, al flauto, il batterista Hugo Degenhardt, presente sulla maggior parte degli album di Hackett degli anni Novanta, e il batterista Nick D’Virigilio (Big Big Train, ex-Spock’s Beard), che per gli amanti del prog rock non ha certo bisogno di presentazioni.
L’iniziale “People of the Smoke”, la nascita dell’alter ego di Hackett, Travla, nell’Inghilterra del dopoguerra, si apre con i suoni di una locomotiva tipica di quell’epoca. Ben presto questi suoni ‘pre-moderni’ vengono interrotti in modo sottile dalle inconfondibili frasi di chitarra di Steve e da armonie vocali dal sapore sacrale. Il maestro della chitarra serve subito le sue tecniche tipiche, tapping in testa, che nei classici album dei Genesis si poteva sentire parecchi anni prima che lo rendesse popolare Eddie Van Halen. Tra i vari arrangiamenti sinfonici, come al solito, si percepiscono anche certi influssi della musica classica dell’Ottocento e del Novecento.
“These Passing Clouds” è una breve ma succosa ouverture per chitarra solista alla cupa “Taking You Down”, il pezzo che più di tutti sull’album ricorda i Genesis classici, visto che ci canta Nad Sylvan, che col suo modo di cantare richiama sia Peter Gabriel sia Phil Collins. Il giovane Travla parte alla scoperta del vasto mondo e cade sotto l’influsso di ‘forze oscure’, lasciandosi dietro il caos come piccolo furfante e truffatore. Dal declino morale lo salva, in “Found and Lost”, segnata dal melos mediterraneo della chitarra acustica di Hackett, l’esperienza del primo amore, purtroppo di breve durata.
“Enter the Ring” rappresenta il momento chiave della storia concettuale: il giovane Travla scopre la chitarra e all’improvviso gli si apre una ‘dimensione alternativa’, mentre la sua vita trova finalmente un senso. Si può ‘tradurre’ anche come una descrizione dei primi anni musicali di Hackett, quando prima di passare ai Genesis si faceva le ossa come membro di Canterbury Glass e Quiet World. Di conseguenza il pezzo è dominato da un’atmosfera positiva, con armonie vocali sacrali e passaggi acustici, mentre il flauto di John regala una svolta piena di temperamento con un pizzico di folk e smuove il tutto in maniera generosa, prima che per il gran finale arrivi anche il classico assolo di Steve.
Travla, giovane chitarrista di talento, col tempo conosce un successo inatteso, ed è questo che segna il relativamente tosto “Get Me Out” (un’allusione allo standard dei Genesis “Get ‘em Out By Friday”). Le pressioni della fama crescono sempre di più e le aspettative dei fan diventano eccessive. La sua vita privata ne soffre. Lo Steve di allora, piuttosto introverso, che da giovane si ‘nascondeva’ dietro grandi occhiali e una barba, cominciò davvero a sentirsi sempre più stretto per via del successo sempre maggiore e inatteso dei Genesis. Non stupisce affatto che, ancora da membro della band, nel 1975 abbia registrato il debutto solista “The Age of Acolyte”, che ancora oggi è considerato uno dei suoi lavori migliori.
Nella romantica “Ghost Moon and the Living Love”, il traguardo più lungo dell’album, l’atmosfera, grazie alle scale maggiori, ai passaggi dai colori ottimistici e ai cori femminili eterei, cambia completamente, da cupa a quasi celestiale. In questo periodo Travla/Steve conobbe la pittrice brasiliana, nonché sua prima moglie, Kim Poor, che sembrava l’amore della sua vita, ma alla fine ‘non andò’ e finì con una brutta separazione e cause legali sui diritti d’autore (risolte nel 2010). La sua ‘eredità’ sono le copertine di quasi tutti i dischi solisti di Hackett fino al 2007 e lo strumentale “Kim”. Nella tosta e cupa “Circo Inferno” prendono l’iniziativa i suoni del flamenco e un assolo selvaggio di sax tenore, che insieme simboleggiano il momento della vita di Travla/Steve in cui decise di lasciare i Genesis.
L’uscita verso la carriera solista si concretizza nel breve ma incisivo strumentale “Breakout”, che vale la pena di sparare a tutti quelli che non si rendono conto di quanto Hackett abbia influenzato non solo i virtuosi del prog rock, ma anche tanti maestri della chitarra hard rock e metal. “All at Sea”, un altro breve strumentale dal mood cupo, rappresenta l’inizio rischioso, costellato di prove, del cammino di un musicista indipendente. Nella drammatica “Into the Nightwhale” Steve, grande amante dell’arte musicale e letteraria italiana, si è ispirato niente meno che a Pinocchio di Collodi: il suo alter ego si ritrova all’improvviso nello stomaco di un gigantesco capodoglio notturno (l’orca della copertina), ma con l’aiuto di amici inattesi riesce a sconfiggere tutti i vampiri e i demoni in agguato negli angoli bui. Uno dei momenti più interessanti dell’album è, in linea col suo messaggio, pieno di contrasti ambientali inattesi e di cambi di tempo.
L’ottimistica “Wherever You Are”, che contiene il messaggio un bel po’ ‘lavato’ e oggi fin troppo commercializzato, ma sempre attuale, che ‘l’amore vince su tutto’, rappresenta l’‘autorealizzazione’ di Travla/Steve, quando conosce la sua seconda moglie e manager Jo Lehmann, vive a pieno come autore di musica e si libera una volta per tutte dei vincoli e degli intrighi dell’industria musicale. Qui Steve, anche con un epico assolo di chitarra, dimostra per l’ultima volta sull’album le sue tecniche chitarristiche sempre degne di ammirazione, mentre emergono appieno anche le doti eclettiche dei suoi collaboratori musicali. Lo strumentale “White Dove” è un finale romantico, quasi ipnotico, alla chitarra, assolutamente tipico del signor Hackett.
Con “The Circus and the Nightwhale”, un epico viaggio autobiografico che deve qualche spunto sia a Omero sia a Collodi, il leggendario maestro della chitarra ha creato una nuova delizia concettuale per tutti gli amanti del prog rock sinfonico di alto livello. Come succede con parecchi album di Steve del passato, tutti i brani sono più o meno alla pari e nessuno spicca in modo particolare, per cui per il massimo effetto va ascoltato come un tutt’uno, cioè dall’inizio alla fine e nell’ordine giusto. Quasi ogni suo nuovo lavoro in studio, negli ultimi venticinque anni circa, finisce tra i candidati al miglior album prog rock dell’anno, e così, senza sorprese, è anche stavolta.
Autore: Peter ‘Dr. ProgRock’ Podbrežnik
Tracklist:
1. People of the Smoke (4:51)
2. These Passing Clouds (1:34)
3. Taking You Down (4:17)
4. Found and Lost (1:50)
5. Enter the Ring (3:52)
6. Get Me Out (4:15)
7. Ghost Moon and Living Love (6:43)
8. Circo Inferno (2:30)
9. Breakout (1:37)
10. All at Sea (1:46)
11. Into the Nightwhale (4:06)
12. Wherever You Are (4:18)
13. White Dove (3:13)
Formazione:
Steve Hackett – chitarre elettriche, acustiche e a 12 corde, mandolino, armonica a bocca, percussioni, basso, voce, cori
Musicisti partecipanti e ospiti:
Roger King – tastiere, programmazione, arrangiamenti orchestrali
Amanda Lehmann – voce nei brani n. 1., 5., 7., 8. e 12.
Nad Sylvan – voce e chitarra nel brano n. 3 )
Benedict Fenner – tastiere nei brani n. 7. e 9.
Rob Townsend – sax tenore e flauto nei brani 3. e 8.
John Hackett – flauto nel brano n. 5
Malik Mansurov – tar nel brano n. 8.
Jonas Reingold – basso nei brani n. 1., 3., 6. e 12.
Craig Blundell – batteria nei brani 3., 5., 7. e 12.
Hugo Degenhardt – batteria nel brano n. 9.
Nick D’Virgilio – batteria nel brano n. 11.
Daniel Rawsie – voce nel brano n. 8.
Jorge Araujo – voce nel brano n. 8.
