Stone Orange – una band come noi in Slovenia non esiste (2007)
Data dell’intervista: 19.09.2007
Tomo Jurca, chitarrista e mente creativa degli Stone Orange, hard rocker melodici di Lubiana appena nati e ben piantati nella tradizione del metal classico alla Judas Priest & Accept, nonché dottore in sociologia della cultura, si è unito a me per una chiacchierata al Cutty Sark – il noto pub di Lubiana – per brindare a questo nuovo incontro, a 13 anni e mezzo da quando strimpellavamo insieme nella nostra band, morta e sepolta da una vita. All’inizio per tutti e due era un gran divertimento; poi io me ne sono andato per sempre dal mondo delle band, mentre Tomo ha impostato le cose su un piano molto più professionale, e oggi quella scelta fa scintille e rende bene nella sua creatura, gli Stone Orange, che a maggio di quest’anno hanno pubblicato il loro debutto in studio “Nori mlin” (2007). È stato indimenticabile rispolverare qualche ricordo di due vecchi camerati…
RockLine: Tomo, per cominciare presentaci chi sono gli Stone Orange: come e quando vi siete messi insieme?
Tomo: Nel 2003. Ci sono voluti due, forse tre anni per capire cosa andava bene a chi, e nel frattempo la formazione cambiava di continuo. È una fase di tastarsi a vicenda, di calibrarsi, in cui capisci cosa fa per te e cosa no. Il più grosso problema del parto, all’inizio, è la necessità di mettere insieme le persone giuste, quelle che funzionano insieme. Quando ci riesci, solo allora la cosa diventa fattibile. All’inizio arrivano anche gente che vorrebbe solo “strimpellare” un po’, poi quando arriva il momento di registrare si vede davvero chi ci sta e chi no.
RockLine: Quindi in questo momento la formazione degli Stone Orange funziona alla perfezione?
Tomo: Sì. Adesso abbiamo una formazione molto buona. Okay, stiamo ancora un po’ girando intorno alla questione delle tastiere, ma per il resto, cioè le due chitarre, la batteria, la voce e il basso, l’intesa è ottima.
RockLine: Sul disco ho notato che il tastierista non è citato come membro stabile della band, ma solo come ospite. Avete intenzione di far entrare nel gruppo anche un quinto elemento?
Tomo: In realtà l’attuale tastierista è già un membro. Coltiviamo uno stile che ha bisogno di un tastierista: per la base, per lo sfondo d’ambiente, per l’atmosfera. Non deve per forza essere Ivo Pogorelič, se capisci cosa intendo.
RockLine: Chi è l’autore della musica di “Nori mlin”?
Tomo: Io e il cantante. Sei pezzi li ho scritti io, gli altri 4 il nostro cantante Marko Erjavec.
RockLine: Descrivici un po’ dove collocheresti gli Stone Orange a livello di genere e che visioni hai per lo sviluppo futuro della band?
Tomo: In realtà non ho nemmeno mai pensato a che genere rappresentiamo. Marko è cresciuto con gli anni Novanta – grunge, brit pop – io invece sono un patito dei suoni pesanti degli anni Ottanta. Ascolto roba del metal classico: Ozzy, Accept, Dokken eccetera…
RockLine: Si sente parecchio nello stile degli Stone Orange.
Tomo: Sì. Prendi il pezzo dei Dokken Unchain The Night, se lo conosci, da “Under Lock and Key”? Quello è servito da riferimento per l’apertura del nostro disco “Nori mlin”.
RockLine: In pratica l’hard rock melodico (Dokken e band simili) oggi è pura esotica e alternativa: voi Stone Orange, da questo punto di vista, tornate ad arare un campo abbandonato da tempo e invaso dalle erbacce…
Tomo: Eh, a me dispiace davvero che gli anni Novanta siano arrivati com’è andata, con quella svolta per cui sono sbucate band come i Nirvana, che hanno allontanato dal pubblico la virtuosità musicale e l’intelligenza melodica… La scena che seguiamo è uscita dal mainstream e finita nell’underground un sacco di tempo fa, e adesso aspettiamo che torni a galla.
RockLine: Però tutte quelle band che andavano forte nella seconda metà degli anni Ottanta sono ancora vive. Magari “sottoterra”, ma succedono riunioni: i Ratt sono di nuovo insieme, gli Hanoi Rocks pure, i Poison… Okay, ci sta, vista la roba che è scorsa in quantità inconcepibili nelle vene dei cock rocker: l’ultima riunione di gente sfinita prima di tirare i remi in barca e andare in pensione, ma comunque qualcosa si muove…
Tomo: Sì, è vero… La cosa ha il potenziale per tornare: per dire, anche i Van Halen rifanno un tour europeo, per giunta riuniti con David Lee Roth.
RockLine: Andrai ai Dokken a Salisburgo a fine mese?
Tomo: Suona molto allettante, anche se George Lynch non c’è più nel nucleo della band. Non lo so ancora.
RockLine: Be’, ad aprire a Salisburgo ci sono i tedeschi Kingdom Come… Che ne dici?
Tomo: Certo che li conosco… hanno fatto un disco della madonna, In Your Face (1989). Musica fantastica…
RockLine: Okay, uno dei nostri giornalisti ci va, al limite ti infiliamo in macchina con lui se alla fine decidi di unirti…
RockLine: Tomo, dimmi, una volta suonavi il basso: cos’è successo? Come ci sei arrivato a questo salto espressivo alla chitarra, e anche oltre? Sei diventato uno dei pilastri degli Stone Orange, uno degli attori principali. Sei il solista, l’autore dei riff eccetera…
Tomo: Eh, quando abbiamo smesso noi? Te lo ricordi ancora?
RockLine: Nel 1994, a febbraio di quell’anno ci hanno svaligiato, lasciandoci solo la batteria di Leben nella “sala prove” – caldaia e rifugio antiaereo nei locali dell’Istituto per non udenti e persone con disturbi del linguaggio in Vojkova, brrrr, mi viene ancora il gelo… be’, almeno mi sono laureato.
Tomo: Be’, dopo che abbiamo smesso, per un annetto non ho combinato granché, poi sono tornato in contatto con Andrej Leben, allora suonavo ancora il basso, c’era anche Vili, e abbiamo suonato un sacco sui palchi, poi Leben ha mollato. Io e Vili volevamo fare una band nostra, ma non è andata, così mi sono messo a studiare la chitarra… Nel 1997 mi sono comprato una chitarra elettrica e da allora non l’ho più mollata, non l’ho più lasciata dalle mani; mi è costata tre anni di università, che ho messo in completo stand-by…
RockLine: Grandioso. Grandioso che tu abbia questa voglia.
Tomo: Non è voglia: sono caduto così a fondo che non posso farne a meno, della chitarra…
RockLine: Parte dello stile di vita… è la tua valvola di sfogo…
Tomo: Sì. E poi ci si aggiunge l’investire i soldi messi da parte in amplificatori Marshall, effetti, ho due esemplari rari di chitarra, edizione limitata, una è la Petrucci, l’altra il modello ESP di Lynch, tutte e due “signature”, ovviamente…
RockLine: Okay, torniamo agli Stone Orange. Com’è che avete scelto i testi in sloveno?
Tomo: Il prossimo disco avrà sicuramente i testi in inglese. Anche la gente che ha ascoltato l’album ci ha consigliato di passare all’inglese, e poi mi ci spinge sempre di più anche la voglia di sfondare all’estero. Qualcuno mi ha perfino suggerito di mandare il materiale a certe etichette straniere che hanno sotto contratto band che coltivano hard rock melodico e heavy metal…
RockLine: Non so se ho capito bene, ma la distribuzione di “Nori mlin” ce l’ha Dallas, giusto? Mentre l’album è uscito in autoproduzione.
Tomo: Sì, Dallas fa solo la distribuzione. Qui da noi funziona così: le etichette non firmano contratti con band come la nostra. Il contratto di distribuzione l’abbiamo firmato tre mesi fa, per ora di risultati concreti nel far conoscere la nostra musica non ce ne sono…
RockLine: Dimmi, dove hai preso l’idea per il titolo “Nori mlin”? Madonna, scusami, ma continuo a confondere “Nori mlin” con “Moulin Rouge”: la copertina è rosso-nera, socialista, con l’indiano, e gli indiani avevano Cavallo Pazzo, Nuvola Rossa… mi scuso, ‘sto nostro subconscio… copertina molto punk…
Tomo: E tu come hai fatto a capire che quell’indiano è preso da una fabbrica abbandonata a Moste, a Lubiana?
RockLine: Ho surfato un po’ in rete, ah, ah, ah, ah, ah….
Tomo: Ah, ah, ah, ah… No, perché è una cosa che di solito la gente non conosce. È andata che un mio amico una volta se ne andava in giro completamente sbronzo, per una volta, se così si può dire, sbronzo “in modo utile”. Be’, in quel angolo di Lubiana cercava un bar e si è imbattuto in questo indiano sull’edificio, e ci ha passato l’informazione. E noi abbiamo usato l’idea. Per quanto riguarda i testi e i titoli dei pezzi, per me è una tortura, per ora li lascio al cantante Marko… Al momento non siamo una band che costruisce molto sui testi, per ora sono un male necessario.
RockLine: E fate uno strumentale di 15 minuti, perché no?
Tomo: Sì, davvero, perché no? Per quanto mi riguarda, devo letteralmente costringermi a tirare fuori un testo…
RockLine: Ascoltando “Nori mlin”, i riff sono curati fino al punto di avere un bel impatto: con un’ulteriore rifinitura, cioè lucidatura, stiratura, decorazione, potrebbero davvero crescere in atmosfera, perché ci attaccherei senza fatica qualche arrangiamento vocale di supporto aggressivo o un velo atmosferico di tastiere sullo sfondo. Da quello che hanno raccolto le mie orecchie ascoltando “Nori mlin”, voi Stone Orange avete il potenziale per tirare fuori dalla naftalina anche qualche trucco dimenticato e ben collaudato della dottrina dell’AOR rock, che ne dici? E poi band, soprattutto giovani, con la vostra tendenza stilistica in Slovenia non ce ne sono, giusto?
Tomo: Sì. Da noi non ce ne sono proprio. Per quanto riguarda il mainstream. Anche fuori è più o meno lo stesso. Quello che senti nella versione trendy sono accordi cupi e opprimenti, un semplice sfregamento di tre accordi, noioso, senza una scintilla né un briciolo di spirito, che non riesce a tenere impegnato l’ascoltatore. Ti viene da pensare che nel mainstream di oggi nessuno sappia più suonare la chitarra. Non trovi armonie da nessuna parte, io personalmente semplicemente non riesco a identificarmi con questi approcci nel mainstream moderno.
RockLine: L’hard rock melodico è vivo, ma nella più totale oscurità. Per esempio l’etichetta italiana Frontiers Records è oggi in Europa quella che dà ancora più supporto all’hard rock melodico.
Tomo: Ah sì, Frontiers, mi ricordo quando compravo da quell’etichetta album di band come i Giant, i Great White…
RockLine: Ecco un esempio perfetto, visto che siamo proprio sui Great White. Un’altra band appena risorta dalla tomba con un disco nuovo… insomma, Frontiers è fortissima, perfino band come Toto, Survivor, Night Ranger hanno firmato con loro, e poi ce ne sono altre un po’ più piccole, che da noi in Slovenia non hanno nemmeno un contratto di distribuzione, come Escape Music, AOR Heaven, Metal Heaven, MTM Records, Lion Records,… ecco un’opzione per gli Stone Orange… Okay, andiamo avanti. Cosa puoi dirci ancora del tuo stile alla chitarra, delle influenze?
Tomo: Sì, prima mi ero dimenticato di citare anche i Judas Priest. Mi sono procurato DVD didattici, libri, non proprio di Satriani e Vai, che citano quasi tutti, ma per esempio a me è molto vicino Paul Gilbert…
RockLine: Sei andato al concerto di quest’anno a Maribor con Paul Gilbert?
Tomo: No, non sapevo nemmeno che sarebbe venuto da noi, non ho visto nessuna pubblicità da nessuna parte. Mi dispiace tantissimo di essermi perso quel concerto… Comunque ho studiato parecchio anche Petrucci. Ognuno di questi velocisti ha i suoi trucchetti, le sue furbizie, il suo approccio… è emozionante esplorarli.
RockLine: Torniamo alla band. L’importante è che l’album sia fuori. E ora la domanda: hai già in testa come vedi gli Stone Orange in futuro? Stai già forgiando la realizzazione di nuove idee, visioni future per il gruppo?
Tomo: Sì, andremo avanti su acque simili. Ma è un casino. Il pubblico di riferimento. Al momento la nostra musica la apprezza soprattutto gente un po’ oltre i 30, e le etichette non ci sono favorevoli. È molto dura, cioè le idee ci sono, ma guardando avanti la loro realizzazione, nella situazione attuale del mercato, sarà molto difficile. Uno si chiede se debba insistere o adeguarsi…
RockLine: Sarebbe un peccato girarci intorno, adeguandosi per piacere agli altri. Insistete. Sai che disco orribile hanno fatto quest’anno i TNT, i leggendari hard rocker norvegesi? Prima cambiano il cantante, che ha una voce impostata da opera, arrivato dai ranghi dell’ottima band hard rock britannica Shy, e lo costringono a biascicare poco meno che attraverso gli effetti, i riff sono usciti volutamente ammorbiditi e trendy, il disco è un mucchio di cazzeggio, semplicemente qualcosa che a questa band non fa bene. Come l’altrimenti eccellente Tony Mills, sul nuovo disco dei TNT avremmo potuto gracchiare anche tu o io. E mi sembra che non siano gli unici hard rocker capaci di suonare che hanno provato senza successo a vendere l’anima… Be’, gli Europe, per dire, sono tra i pochi che sono passati per la cruna dell’ago, una delle rare band hard rock melodiche di successo degli anni Ottanta a cui il camaleontismo è riuscito al ritorno con i due nuovi dischi.
Tomo: Sì, ma lo fanno tutti oggi, anche i Dokken, be’, i Lynch Mob si sono mossi ancora un po’ in quella vecchia direzione, comunque… Cosa darei perché oggi una band degli anni Ottanta facesse un disco come quelli che faceva negli anni Ottanta, ma i tempi sono altri, le cose cambiano…
RockLine: Mi sa che la cosa migliore è che insistiate su quello che siete.
Tomo: Sì. Non ci resta altro. Tanto il nucleo creativo della band l’abbiamo trovato, adesso dobbiamo costruire. Io mi occupo dei riff, degli assoli, più della musica negli Stone Orange. Sono nell’anima un tipo da metal classico, il cantante è più rocker, per esempio il pezzo Ne gledam dol gli sta addosso come un guanto, e cose così… lui è più il tipo manager della band, si occupa della logistica, io porto le idee musicali.
RockLine: Ne gledam dol è un pezzo molto riuscito di “Nori mlin”, entra benissimo nelle orecchie, ottima sintesi di ritornello e pre-ritornello, aggressivo.
Tomo: Ah. Solo che il video poteva essere migliore. Ma l’importante è che il video ci sia e che giri.
RockLine: Il disco “Nori mlin” è quindi fuori. Come va con la promozione?
Tomo: I cosiddetti capi che ordinano la musica nei negozi da noi sono un calvario. Per dire, se a un piccolo dio del genere non sembra di conoscere la band, o sente il nome per la prima volta, il disco in negozio non lo ordina. Io di persona ho girato alcuni negozi con una dozzina dei nostri dischi sotto il braccio, che poi hanno preso in vendita: sono negozi piccoli, tipo Rockerija. Pare che perfino Mueller ne abbia preso qualche copia, mentre per esempio il negozio Big Bang non ha preso la roba in vendita.
RockLine: Mi sembra che oggi la musica di qualità semplicemente non arrivi agli ascoltatori, qui da noi in Slovenia, e purtroppo vale anche per l’offerta degli artisti nostrani; la cosa più triste è che lo Stato non ha alcuna sensibilità per le giovani band locali di talento…
Tomo: È tutto collegato, i circoli sono chiusi, sigillati. Se non sei Atomic Harmonik o Plestenjak, semplicemente non entri, perché rappresenti un rischio: non porterai un profitto garantito in anticipo. Anche una distribuzione è difficile da ottenere. Da noi tutte queste distribuzioni lottano per sopravvivere, non hanno tempo di piazzare la qualità sul mercato, spendono tutto per salvare i loro stomaci vuoti. Ne passerà di acqua sotto i ponti prima di raggiungere il livello culturale della continuità dell’Europa occidentale che sta dietro al rock. Magari serve un ricambio generazionale intero, chissà.
RockLine: Ti immagini la realtà di oggi, in cui è lo stesso artista di una band di successo e influente a invitare i fan, durante i concerti, a “scaricarsi” la sua musica da internet piuttosto che lasciare i soldi a un’industria musicale usuraia per le copie originali dei suoi CD? Penso alle recenti dichiarazioni del capo dei Nine Inch Nails, Trent Reznor…
Tomo: Alle etichette da noi per esempio le vendite dei CD calano ogni anno del 30%. Costantemente.
RockLine: E i prezzi restano comunque salati: ci sono troppe persone in fila, tra la macchina che stampa in fabbrica e lo scaffale del negozio, che ci mettono il loro pentolino…
Tomo: All’orizzonte c’è la ristrutturazione delle principali etichette e distribuzioni slovene esistenti in una specie di case di management, faccio la caricatura… Comunque mi sembra che ci sia un altro fattore molto importante. Una band vale quanto vale il suo PR, se è bravo e capace. Vedi semplicemente che band senza grande qualità possono avere un grande successo commerciale, perché dietro hanno un manager capace, aggressivo e tenace, che spinge il gruppo nei media. A noi questo manca e facciamo fatica a farci pubblicizzare. Davvero. Da un media, per esempio, ci hanno risposto che hanno dovuto spostare l’annuncio dell’uscita del nostro CD al numero successivo del giornale, perché in quello attuale non c’era più spazio. Quindi l’accordo non è stato rispettato. Bada bene, si tratta solo della pubblicazione di una mini riga su un mezzo stampato. Incredibile. Uno in laboratorio simula più facilmente la genesi del pianeta Terra. Resto senza parole. Finché sei sconosciuto, non ti cagano…
RockLine: Okay, torniamo un attimo agli Stone Orange. C’è il desiderio di sfondare all’estero?
Tomo: Be’, già con l’album successivo, per cui pianifichiamo anche i testi in inglese, vorremmo spedire il materiale a un paio di etichette straniere. Vedremo che reazioni ci saranno. Al momento però è dura, perché non siamo nel mainstream, intendo come stile. È difficile se sei da solo, speriamo che la situazione cambi il prima possibile. Se porti avanti da solo una scena all’opposizione, è difficile uscire dall’ombra al sole.
RockLine: Quali sono i piani a breve termine per gli Stone Orange? Probabilmente vi butterete soprattutto sui palchi, per spingere il vostro nome e l’album “Nori mlin”?
Tomo: Fino all’anno nuovo abbiamo in programma qualche concerto, alcuni sono confermati, altre date sono in fase di accordo, ma fino alla fine del 2007 siamo più o meno coperti sul fronte live. Insomma, tanti concerti, accumulare esperienza, consolidare il nome. Dobbiamo lottare e insistere, ce la dobbiamo fare.
RockLine: Questa è la sostanza, la fede! Tomo, grazie di cuore per il tuo tempo e per questa chiacchierata interessante. Vuoi aggiungere per finire qualche pensiero, qualche consiglio ai lettori della nostra rivista RockLine?
Tomo: Eh, eh,… Non sarà così complicato. Gente. Ascoltate la musica degli anni Ottanta!
foto: Vasja “Beast” (Chaosstar)
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