Storm of Blades

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Bullet
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 08.09.2014
Durata: 38:18
Voto: 3.5/5

Il revivalismo e lo scavare tra i fossili dell’espansione heavy metal a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta è finito da un pezzo al centro dell’attenzione di una nuova generazione di band heavy metal. Si ripiglia suono e stile e li si traduce attraverso la propria percezione musicale, in una confezione nuova di zecca. Ma il riciclo deve avere anche cuore, altrimenti non sa di niente. I Bullet sono un’altra band della falange dei nuovi gruppi che possiamo sbattere tranquillamente tra i imitatori moderni dei bei tempi andati. Siccome i Bullet sono svedesi, affrontano ogni loro mossa con una devozione sacra, che va a braccetto con il ben noto perfezionismo scandinavo.

La band cresce con il nuovo album, il quinto in totale. Non porta nessuna rivoluzione musicale, ma serve dolcetti metal riciclati in modo irresistibile. Certo, i Bullet pescano a piene mani dall’eredità  del movimento NWOBHM, così come dall’heavy rock di gente come Samson, UFO e Thin Lizzy, per non parlare dell’occasionale, sfacciata strizzata d’occhio agli AC/DC (Tornado), agli Accept (Hammer Down) o ai Judas Priest del periodo di »British Steel« (The One’s For You), ma tutti i pezzi sono rifiniti con un cuore enorme e partono con una convinzione sincera. Sprizzano flusso energetico e voltaggio ribollente, innescati da riff di chitarra ben piazzati, da uno sviluppo dinamico dei brani dosato con maestria tra armonie a tre voci delle due chitarre, assoli sonici e un meccanismo ritmico che ti travolge. La parte strumentale centrale di Hawk Eyes dimostra che i ragazzi hanno furbescamente »staccato« persino un pezzo dell’assolo di Hotel California (The Eagles). Allora cos’è che rende i Bullet un po’ diversi? La produzione della voce del cantante Hell Hofer. Non l’approccio. La produzione.  È chiaro che il tipo si »sgola« di brutto davanti al microfono. Ovviamente la sua voce stridula tira in primo luogo verso i vocalist degli AC/DC, vicinissimo c’è di nuovo Udo Dirkschneider, e anche Micky Moore (Samson). Solo che la voce di Hofer è prodotta come se arrivasse nell’impalcatura dei brani da un’altra dimensione, attraverso una serie di echi. Questo gli dà un tocco di sinistro e rafforza l’atmosfera cupa dell’album.

I Bullet hanno messo insieme un album dannatamente attraente all’orecchio e sentimentalmente adorabile, che bussa al cuore dei nostalgici, ma allo stesso tempo è importante perché indirizza le nuove generazioni di appassionati di metal sulla strada giusta: tramite loro arriveranno molto presto ai gruppi che hanno creato l’heavy metal, e questa è una buona piattaforma per capire la completezza del genere. Allo stesso tempo, con il nuovo album la band consolida la propria posizione, apprezzata e ormai ben radicata, nell’universo metal dell’invasione tedesco-scandinava della nuova ondata di revivalismo del metal classico a cui assistiamo da qualche anno. L’album sta in piedi sulle composizioni. Non puoi aggiungergli niente, non puoi togliergli niente. Se fosse uscito nel 1982, oggi godrebbe di uno status di culto. I ragazzi hanno svolto il compito di comporre con lode, e hanno servito anche una produzione tagliente e diabolicamente dentata, con cui superstizioni e occultismi prendono vita in modo efficace. Tutto bello e giusto, il prodotto è più che solido, confezionato con competenza e parte a razzo! Fino alla parola »generico«. Scegliete voi.

Formazione

Dag “Hell” Hofer – voce
Hampus Klang – chitarra
Alex Lyrbo – chitarra
Adam Hector – basso
Gustav Hjortsjö – batteria

Produzione

Magnus “Mankan” Sedenberg

Tracklist

01. Uprising
02. Storm Of Blades
03. Riding High
04. Tornado
05. Hawk Eyes
06. This One’s For You
07. Hammer Down
08. It’s On
09. Crossfire
10. Run With The Hunted
11. Coming In Loud

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