Subterranea
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: IQ
Etichetta: Giant Electric Pea
Uscita: 1997
Durata: 102:31
Voto: 5/5
Nel 1997 i rocker neo-prog britannici IQ hanno pubblicato il loro progetto in studio più ambizioso, intitolato »Subterranea«, un album spartiacque con cui si sono lanciati una volta per tutte nella serie A del genere. Questo doppio capolavoro concettuale è stato uno dei vertici della loro carriera e, insieme, uno dei migliori album di rock progressivo usciti negli anni Novanta del secolo scorso. Durante la gestazione di »Subterranea« gli IQ erano carichi per l’accoglienza straordinariamente positiva che fan e critica avevano riservato al loro album del ‘ritorno’, »Ever« (1993), su cui in studio aveva debuttato quella che è probabilmente la versione più amata della band. A firmare i testi di »Subterranea« e il suo concept piuttosto complesso, ispirato a un fatto realmente accaduto nell’Ottocento, ovvero lo scarsamente indagato caso legato al misterioso Caspar Hauser, è stato il carismatico cantante Peter Nicholls, che insieme al maestro della chitarra e produttore Mike Holmes e al pezzo da novanta delle tastiere Martin Orford formava il nucleo del gruppo, mentre la sezione ritmica da sogno, composta dal bassista tutto d’un pezzo John Jowitt e dal batterista versatile Paul Cook, spingeva il treno IQ a tutta velocità verso nuovi traguardi creativi.
Il concept di »Subterranea« è parecchio drammatico e in linea con l’atmosfera intensa che attraversa tutto il disco. Di critica sociale, ovviamente, non ne manca, com’è tipico dei messaggi spesso profondi e socialmente consapevoli di Nicholls. »Subterranea« racconta la strana storia di un protagonista senza nome, cavia di un misterioso esperimento. Lo sconosciuto viene isolato ermeticamente in un laboratorio, senza alcun contatto con il mondo esterno, e durante l’esperimento gli vengono volutamente indeboliti i sensi. Non è mai del tutto chiaro se sia riuscito a scappare dal laboratorio con le proprie forze o se i suoi carcerieri gliel’abbiano lasciato fare di proposito. In ogni caso, la misteriosa organizzazione che conduceva l’esperimento ha seguito ogni suo passo nel mondo di fuori. Per una persona con i sensi menomati, il primo contatto con il mondo esterno è un gran bello shock: di colpo comincia ad ‘assorbire’ a tutta velocità tutto ciò che vede, annusa, sente, assaggia e tocca. Dopo questo stato di euforia eccessiva si imbatte in un parco in un gruppo di senzatetto, a cui si unisce per un po’ vivendo all’addiaccio. La frequentazione di questi emarginati non dura a lungo, perché viene presto individuato da un culto religioso senza nome che vuole sfruttarlo come facile preda per i suoi intrighi. Il culto prova a fargli il lavaggio del cervello, ma il protagonista si ribella e gli sfugge. Nel frattempo conosce una ragazza di nome Maya, di cui si innamora, e il sentimento è ricambiato.
Ma proprio mentre i due iniziano a progettare un futuro insieme, Maya viene rapita e la loro felicità finisce di colpo. La maggior parte degli interpreti del concept ritiene che l’abbiano uccisa le stesse persone che conducevano su di lui il sinistro esperimento. In questo momento, con il mondo che gli crolla addosso, capisce che qualcuno lo sta controllando. Il protagonista riesce a individuare la persona che lo pedina a ogni passo, ma prima di ucciderla le strappa il nome del capo dell’esperimento (Mockenrue). Segue un breve periodo di quiete interiore, in cui il protagonista si chiude nella propria mente, prima di un brusco ritorno alla cruda realtà. Con la nuova consapevolezza di far parte di un misterioso esperimento, si mette sulle tracce dei suoi aguzzini, assumendo un’identità falsa. Col tempo riesce a far fuori qualche agente che gli dà la caccia e ad avvicinarsi alla verità. Scopre tra le altre cose di non essere l’unica persona sottoposta all’esperimento e che anche le altre cavie hanno tatuato uno strano simbolo misterioso, che altro non è che il logo degli IQ.
Intanto il protagonista senza nome capisce sempre più che la vita vera è molto più dura di quella che conosceva prima, quando era tagliato fuori dal mondo nel laboratorio. Le vittime dell’esperimento finiscono per mettersi in contatto e si ribellano ai loro aguzzini, ma questi li fregano e danno alle fiamme tutte le prove degli esperimenti. Alla fine il protagonista affronta il capo dell’esperimento Mockenrue e resta l’unico sopravvissuto. In un luogo abbandonato, dove è rimasto completamente solo, rifiuta di colpo l’idea di tornare nel mondo reale e sceglie l’autoisolamento volontario, chiudendo così il cerchio del concept: la storia torna al punto di partenza. Il protagonista perde di nuovo la memoria e, in mezzo a un luogo sconosciuto, vuole solo restare al sicuro, isolato del tutto dal mondo esterno.
In generale gli IQ hanno fatto con »Subterranea« un enorme passo avanti in termini di maturità e raffinatezza sonora. Qualcuno li ha sì criticati sostenendo che »Subterranea« sia una specie di tentativo di imitare il altrettanto doppio capolavoro concettuale dei Genesis, »The Lamb Lies Down On Broadway« (1974), che ha in effetti influenzato un po’ i testi di Nicholls, ma i due album sono completamente diversi, sia musicalmente sia a livello di concept. »Subterranea« è anzi uno di quegli album degli IQ in cui l’influsso sonoro dei Genesis, nonostante la somiglianza vocale di Nicholls con Peter Gabriel, si sente meno del solito. In compenso, qua e là si avvertono leggere influenze Pink Floyd, cosa piuttosto rara nella maggior parte degli altri dischi degli IQ.
I brani sono arrangiati con intelligenza e si completano a vicenda in modo eccellente, tenendo insieme in maniera convincente l’intero concept. L’strumentale d’apertura »Overture«, che crea subito un’atmosfera intensa, si apre con una breve improvvisazione, seguita da un passaggio deciso in una sezione dinamica con tantissime armonie drammatiche tra chitarra e tastiere. In »Provider« brilla per la prima volta il carismatico Nicholls, che rende alla grande lo stato emotivo del protagonista senza nome, alle prese per la prima volta nella vita con la consapevolezza di ciò che lo circonda. La title track, che è diventata presto una delle esecuzioni live più amate degli IQ, è il primo dei picchi del disco. In primo piano c’è un arrangiamento melodico con armonie complesse tra chitarra e tastiere, che esplode in un ritornello epico. Questa composizione splendida mostra con chiarezza quanta strada abbiano fatto gli IQ, convincenti tanto nei pezzi brevi quanto in quelli lunghi, dagli esordi turbolenti degli anni Ottanta.
»Sleepless Incidental« è solo uno dei tanti momenti cupi del disco. Nicholls con il suo canto malinconico crea un dramma indimenticabile, mentre Holmes con i suoi passaggi hard rock scalda a dovere un’atmosfera già tesa. Le linee di basso complesse, insieme a stacchi di batteria infuocati, scuotono per bene un ambiente sempre più oscuro, che le sezioni d’organo di Orford rendono ancora più denso. »Failsafe«, il secondo brano più lungo del disco, ha un riff hard rock d’apertura di cui non si vergognerebbe nemmeno Ritchie Blackmore, seguito da gustosissime armonie chitarra-tastiere che ricordano da vicino i Genesis classici. Dopo l’introduzione strumentale arriva una parte vocale non meno drammatica e tanti passaggi turbolenti, con cui gli IQ mantengono per tutto il tempo un’atmosfera incredibile. »Speak My Name« è una power ballad niente male, con bei arrangiamenti di pianoforte, e nel suo insieme trabocca di un’aria positiva. »Tunnel Vision« è un brano degli IQ piuttosto ‘tradizionalista’, con un ambiente cupo, arrangiamenti sinfonici pomposi, passaggi di chitarra incazzati e un’interpretazione vocale melodrammatica che ti fa venire i brividi.
»Infernal Chorus« costruisce il dramma con lentezza, tra frasi di chitarra minacciose e un approccio vocale rabbioso, a causa dell’inconsolabile furia del protagonista per la perdita della ragazza. »King Of Fools«, con la sua tensione crescente, a tratti ricorda la colonna sonora di un horror vittoriano, grazie ai tanti effetti di tastiera che mettono i brividi. La tranquilla »The Sense Of Sanity« è un esperimento interessantissimo: contiene suoni rilassanti di xilofono che creano un contrasto notevole con il clima cupo di poco prima, calato mentre il protagonista era in preda alla rabbia. A questo punto lui decide di cercare la verità e di vendicarsi dei suoi misteriosi aguzzini. Qui Nicholls sfodera il suo approccio vocale più etereo e sereno, contribuendo in modo decisivo a far salire l’atmosfera. »State Of Mine«, che chiude il ‘primo capitolo’, è uno strumentale dinamico e sinfonico che, per le armonie a più parti tra tastiere e chitarra, ricorda parecchio i Genesis classici.
Il secondo disco si apre con lo strumentale »Laid Low«, con arrangiamenti di pianoforte malinconici e un assolo di chitarra, a cui segue un passaggio improvviso nell’incalzante »Breathtaker«, un altro di quei brani chiave di »Subterranea« che spingono la storia nel capitolo drammatico successivo, mentre la band crea un’atmosfera indimenticabile in cui succede sempre qualcosa. Nicholls è di nuovo fenomenale nell’immedesimarsi nel ruolo del protagonista, mentre Orford nella parte centrale piazza un assolo di sintetizzatore scaltro. »Capricorn« è un traguardo interessante già solo perché contiene sassofoni sfrontati che le danno un leggero tocco jazz, così che oltre all’influenza dei Genesis si sente anche un po’ di Steely Dan. »The Other Side« è uno strumentale commovente con tante cortine ambient dal suono etereo.
»Unsolid Ground« è di nuovo un pezzo un po’ più compatto, con un arrangiamento centrale melodico, un ritmo rilassante e un bel ritornello che in un’altra epoca avrebbe forse avuto perfino un potenziale commerciale. »Somewhere In Time« si apre come una ballata malinconica, con Nicholls che di nuovo si cala splendidamente nel ruolo del ‘martire’ deciso ad andare in fondo alla verità. Poi arriva l’immancabile svolta, con un clima maestoso, arrangiamenti sinfonici sontuosi e intelligenti cambi di tempo. Qui torna a farsi sentire la sezione ritmica da sogno. »High Waters« è una ballata drammatica per pianoforte, una specie di ouverture al finale epico, in cui va sottolineato il brillante assolo di chitarra di Holmes, di quelli che ti spezzano il cuore.
In chiusura del disco c’è il suo ‘magnum opus’, la leccornia epica »The Narrow Margin«, lunga esattamente venti minuti (né un secondo in meno, né uno in più), con cui per durata raggiunge lo standard tradizionale del super-epic del rock progressivo. Be’, lo standard alto lo raggiunge anche per qualità: si tratta fin lì della composizione più ambiziosa della storia degli IQ, superata in seguito per qualità, drammaticità, forza del messaggio e complessità solo dall’indimenticabile »Harvest of Souls« (»Dark Matter«, 2004), probabilmente la cosa migliore della loro carriera finora. All’introduzione tranquilla segue un passaggio in una sezione positiva con i marchi di fabbrica degli IQ, dove non mancano svolte ritmiche drammatiche, teatralità vocale, passaggi di tastiera frusciati, frasi di chitarra dinamiche e meandri ritmici complessi che portano l’ascoltatore in un’avventura sonora indimenticabile. Le sezioni strumentali sono sempre ricchissime, intelligenti, vivaci e piene di slancio epico, tanto che, nonostante la lunghezza imponente del brano, di momenti noiosi non c’è traccia. L’atmosfera, che a tratti suona come una rivelazione celestiale, è poi un capitolo a parte, e racchiude l’essenza dell’intero concept, chiudendo con successo il cerchio narrativo.
Con il doppio capolavoro »Subterranea« gli IQ hanno messo a segno uno dei punti più alti della loro carriera tormentata e, allo stesso tempo, uno degli album concept fondamentali del neo-progressive rock. »Subterranea« è infatti uno di quei classici ‘eterni’ che l’ascoltatore può mettere su ogni volta con piacere, scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo nella musica, mentre il concept è abbastanza profondo da non far suonare vuoti i suoi messaggi, anche se non è così unico o complesso come lo furono, per dire, alcuni concept dell’età dell’oro del rock progressivo. Allo stesso tempo, »Subterranea« ha superato a pieni voti la prova del tempo e ha dato agli IQ un’ulteriore carica per imprese future, non meno entusiasmanti.
Formazione
Peter Nicholls: voce principale
Mike Holmes – chitarra
Martin Orford: tastiere, voce di accompagnamento
John Jowitt – basso, voce di accompagnamento
Paul Cook – batteria
MUSICISTA OSPITE:
Tony Wright – sassofono
Produzione
Mike Holmes
Tracklist
CD 1: (52:22)
1. Overture (4:38)
2. Provider (1:36)
3. Subterranea (5:53)
4. Sleepless Incidental (6:23)
5. Failsafe (8:57)
6. Speak My Name (3:34)
7. Tunnel Vision (7:24)
8. Infernal Chorus (5:09)
9. King Of Fools (2:02)
10. The Sense In Sanity (4:47)
11. State Of Mine (1:59)
CD 2: (50:09)
1. Laid Low (1:29)
2. Breathtaker (6:04)
3. Capricorn (5:16)
4. The Other Side (2:22)
5. Unsolid Ground (5:04)
6. Somewhere In Time (7:11)
7. High Waters (2:43)
8. The Narrow Margin (20:00)