Sudore e improvvisazione a Monaco di Baviera (2013)
Luogo: Monaco di Baviera / Zenith Halle / Germania
Data del concerto: 05.11.2013
Numero di spettatori: 4000
Prezzo del biglietto: 50,00€
Alle 10 del mattino la nostra ciurma di una ventina di appassionati di scena alternativa si è messa in viaggio verso Monaco di Baviera, per la precisione verso la Zenith Halle, dove il 5.11.2013 suonavano i Queens of the Stone Age. Il viaggio è filato via piacevolmente, spezzato ogni tanto da qualche sosta: svuotata di vescica e immancabile sigaretta all’aria aperta. La malinconia dell’“idillio” che circonda praticamente ogni autostrada tedesca ce la siamo addolcita con una scelta di pezzi dalla discografia dei QotSA (Queens of the Stone Age), ma anche di Eagles of Death Metal, Arctic Monkeys, Franz Ferdinand e compagnia. Nonostante un certo intontimento siamo arrivati a destinazione qualche ora prima dell’inizio; la Zenith Halle da fuori non sembra proprio un gioiello tra i posti dove vedere un concerto. Un capannone bello grande in mezzo a una zona industriale, con una capienza di 3-4mila persone, quindi c’era da aspettarsi un concerto abbastanza intimo.
Dopo un po’ di chiacchiere le luci si abbassano, la musica di sottofondo sfuma e sul palco, senza tanti giri, salgono i Band of Skulls. Il trio inglese di Southampton si presenta con un mix rumoroso ed energico di garage, indie e alt rock. La voce di Masden brucia attraverso l’impianto quasi quanto la sua chitarra pesantemente modulata, sostenuta da una sezione ritmica intrisa di arrangiamenti alla Led Zeppelin (le follie in terzine del batterista Hayward) e dal suono pieno e invitante del basso sotto le dita delicate della bassista Emma Richardson. Il neo dei Band of Skulls è stato forse il suono dolente e rimbombante (con ogni probabilità colpa del posto); i dettagli vocali e strumentali si perdevano nelle parti d’arrangiamento in cui la band spingeva a tutta forza. Senza esitazioni, i loro 45 minuti, un mix di atmosfera e decisione tutta personale, sono stati eseguiti da veri professionisti; il pubblico, in segno di saluto, ha applaudito appena.
Mentre mi chiedo come diavolo faranno i fonici a risolvere i problemi acustici della sala di Monaco di Baviera, sul palco compare già la crew tecnica che controlla strumenti, microfoni, posizione dei monitor e via dicendo. Prima che riesca a chiudere il pensiero in modo coerente, sul grande schermo dietro il palco parte un conto alla rovescia da film. Theodore monta in sella dietro i tamburi, Fertita si ritira nella sua fortezza di tastiere e chitarre, Van Leeuwen passeggia con nonchalance fino al suo posto, Schuman alza fiero la testa e si volta verso la batteria, Homme prende (tra applausi fragorosi e urla del pubblico) la posizione centrale e, insieme a tutti gli altri, si gira verso i numeri che scendono sul telo. Contiamo insieme gli ultimi dieci numeri e, allo zero, Theodore comincia a picchiare senza pietà l’intro di YouThink I Ain’t Worth a Dollar, but I Feel Like a Millionare. Il pubblico tedesco, fin lì calmo e mansueto, al riff sincopato di chitarra impazzisce letteralmente. Ondata dopo ondata, gli arti iniziano a volare da tutte le parti. Ogni tanto un corpo ti sfreccia sopra la testa e, per salutare, ti pianta una scarpa sulla nuca o un dito nell’occhio. Un bell’inizio, che i QotSA migliorano ancora con No One Knows. Theodore ne ha per tutti i palati da batteristi golosi, con un’esecuzione esplosiva, così come con la sua personale interpretazione di First It Giveth. Il mosh pit, prima disordinato, al ritornello salta compatto e picchia a tempo con la base ritmica. I QotSA mantengono la botta iniziale con Burn The Witch, accompagnata da cori quasi da stadio. La band, nonostante il suono rimbombante dal palco mai risolto, è già bella calda; la voce di Homme ha finalmente ritrovato il vecchio, caro timbro, Leeuwen scuote la testa in modo incontrollato e crea atmosfera con la sua lap steel, mentre la base trascina imperterrita il gruppo; con ogni probabilità merito dell’ultimo arrivato (Jon Theodore), che senza abbellimenti tiene saldamente il gruppo in riga. L’esatto opposto del modo di suonare di Castillo, a cui la velocità sfuggiva spesso di mano. Dopo i classici iniziali i QotSA presentano la parte più recente della scaletta, cioè i pezzi dell’ultimo disco …Like Clockwork. Continuano a bruciare, dopo un breve discorsetto, con l’apocalittica My God Is the Sun. Il pubblico ha accolto bene il pezzo di nuovo disco, così come la confessionale I Sat by the Ocean. Nonostante una piccola sbavatura nel riff iniziale, la band ci porta in un’atmosfera danzante; la massa di arti che si agitavano a caso si calma e si lascia dondolare con aria sognante nell’atmosfera rovente dei nuovi QotSA. Lo stato di quiete si prolunga con …Like Clockwork, in cui Homme, con il pianoforte piazzato sul palco in una messa in scena quasi da cabaret, scioglie anche l’ultimo muscolo teso del pubblico. Segue If I Had a Tail, che non riceve proprio un entusiasmo unanime. Al contrario, In the Fade, con il suo arrangiamento rivisto, fa centro. Il pezzo inatteso spezza la sequenza di materiale nuovo proprio al momento giusto, e poi arriva anche un grappino bello deciso dal disco Era Vulgaris, Misfit Love; la nostalgia soffia decisamente dal palco. Kalopsia, uno spasmo sinistro e hawaiano, riapre le porte a …Like Clockwork, mentre Little Sister fa ripartire i festeggiamenti bestiali del pubblico. Si nota un leggero calo di concentrazione ed energia (nonostante la folla impazzita), che si trascina per tutta Fairweather Friends, la punta più piatta di …Like Clockwork (sia per indole che per esecuzione). Dopo la pausa col pianoforte, Homme riprende in mano la chitarra per la psichedelica Smooth Sailing, Sick Sick Sick, dimostra le sue doti di improvvisazione e innovazione in Make It Wit Chu, seducente anomalia blues dal disco Era Vulgaris, così come nella Better Living Through Chemistry dalle tinte orientali. Con quest’ultima i QotSA ci servono di nuovo il loro stile improvvisativo inconfondibile, che quasi ipnotizza il pubblico. Qui si vede il vero volto dei QotSA, il vero battito del loro modo di fare musica. Il gioco con gli arrangiamenti, la saturazione e la massività dell’impulso del momento. A giudicare dalle facce, il pubblico era più che soddisfatto. Per salutare, la band spezza l’incanto con una Go With the Flow dal tempismo perfetto.
Ultime gocce di sudore; la band si rifugia in fretta dietro le quinte e, tra le urla del pubblico, torna sul palco. Seguono altri due pezzi da …Like Clockwork, cioè la The Vampyre of Time and Memory, in un certo senso poco convincente, e I Appear Missing, brano scritto come il racconto di un incidente visto con gli occhi del cantante. Sotto una cascata di luci e ruggiti, i QotSA chiudono in modo esplosivo con A Song for the Dead, firma su due ore di sudore e urla.
A concerto finito e dopo qualche ora di viaggio di ritorno verso la Slovenia, di prima mattina mi ritrovo nel parcheggio davanti al Kolosej con sentimenti contrastanti. La scaletta era un buon equilibrio tra pezzi vecchi e contributi nuovi. Di sicuro più di un elemento di …Like Clockwork si poteva sostituire con pezzi più intimi della leggendaria Lullabies to Paralyse, della sperimentale Era Vulgaris o della tagliente Rated R. Le chiacchiere dopo il concerto rivelano due cose: l’era Rated R-Era Vulgaris resta lontanissima nel passato, ma nella ricca …Like Clockwork si trovano ancora gemme non rielaborate. Nel complesso la serata ha regalato a chi ama le sfumature del genere un’esperienza di qualità e dinamica, mentre ai fan dei QotSA ha lasciato un retrogusto agrodolce. Magari i Queens of the Stone Age, finito il periodo di promozione di …Like Clockwork, decideranno prima o poi di venire a suonare a Glastonbury o a Križanke.
Scaletta
QUEENS OF THE STONE AGE:
1. You Think I Ain’t Worth a Dollar, but I Feel Like a Millionaire
2. No One Knows
3. First It Giveth
4. Burn the Witch
5. My God Is the Sun
6. I Sat by the Ocean
7. …Like Clockwork
8. If I Had a Tail
9. In the Fade
10. Misfit Love
11. Kalopsia
12. Little Sister
13. Fairweather Friends
14. Smooth Sailing
15. Make It Wit Chu
16, Sick, Sick, Sick
17. Better Living Through Chemistry
18. Go With the Flow
—bis—
19. The Vampyre of Time and Memory
20. I Appear Missing
21. A Song for the Dead