Sunburnt

0 5

Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Akami
Etichetta: ZARŠ Records
Uscita: year
Voto: 4/5

Gli Akami sono un quartetto di quattro musicisti che tre anni fa ha aperto la strada in modo parecchio individuale, visto che il suo iniziatore è Domen Slovinič. Chi ha seguito il Klubski Maraton del 2014 si ricorderà subito com’era la visione musicale di Domen in quel periodo. Slovinič alias Akami è in sostanza un tipo D.I.Y. e già sulla compilation Klubski Maraton 14 aveva demolito con successo frasi e schemi musicali consolidati, con melodie fantasiose dal mondo dell’elettronica. Ora però al suo fianco c’è un’intera band. Gli Akami sono diventati presto un organismo musicale più grande. Anche in termini di ampliamento del dossier e dell’exposé musicale, gli Akami  sono andati avanti prima come quintetto e a poco a poco hanno definito le fondamenta sonore e stilistiche che oggi mette nero su bianco il debutto »Sunburnt«.

E se l’apertura con Black Into White è presumibilmente timida nel suo modo di rivolgersi a te, perfino dolce, delicata, cerebrale, del tutto psichedelica se non addirittura esoterica, con strati sonori che scivolano su onde rapite verso l’incontro con l’»extraterrestre« (space rock sarebbe un’etichetta troppo grezza),  con qualche »floydismo« che si fa pure sentire, già  la seconda traccia, The Sleep, ti avverte che la squadra è ben rodata nell’era che il grunge ha lasciato sulla mappa del rock. Passa in primo piano un suono ruvido e unto, sporcato a dovere, ci sono voci »alienate« e »cave« e l’atmosfera sognante dell’inizio del disco si trasforma di colpo in un ambiente sonoro corrosivo, incazzato e grungeggiante fino al midollo, »urlato« e comandato dalla chitarra. Così resta anche nel seguito con Angster, che propone di nuovo un ritmo un po’ più calmo, mentre al centro della scena entra un coro di armonie vocali femminili e maschili. La band ritrova il battito energetico della prima parte del disco con Stay, che nei suoi loop sonori ripetitivi flirta perfino con elementi di post rock. Gli ornamenti psichedelici che la chitarra intreccia nell’ondeggiare degli strati di tastiere sono dosati con un intorpidimento vocale gelido, ereditato dal pezzo Ego.

Quello che rende interessanti gli Akami è senz’altro il fatto che i musicisti spaccano i cliché musicali e mettono insieme tonalità fuori dal comune. In questo modo allargano di continuo lo spazio in cui si aprono le soluzioni su dove portare una certa composizione e fin dove spingerla, ramificarla, smuoverla. Come detto, la band non ha fretta né quando compone né quando suona. In poche parole, gli Akami sanno godersi la creazione di composizioni »sulla lunga distanza«, e questo si traduce anche nella creazione di un’atmosfera che spesso ti avvolge con una sognante cerebralità psichedelica.

Soprattutto momenti del disco  come il brano Joker hanno uno sviluppo del tutto imprevedibile. Questo pezzo è una specie di »jam« suonata al primo colpo e registrata in studio al primo colpo. Sul principio del concerto suonato dal vivo  in studio. In realtà l’intero disco funziona così, ma questo aspetto si coglie in particolare nella rudimentalità abrasiva che ogni tanto viene a galla, come nella strumentale Joker. Questo brano è un messaggero eloquente: lascia intendere che alla band piace un sacco avventurarsi nelle distese musicali in modo del tutto intuitivo, seguendo l’istinto nudo e crudo e le sensazioni, senza nemmeno doversi mettere d’accordo su come intrecciare il pezzo attorno al motivo di base.  Quello semplicemente accade, e gli altri mattoni della musica degli Akami gli si uniscono in modo del tutto spontaneo, ma in un dialogo solido, di chimica percepibile e compatibile.  La title track del disco è di fatto la sintesi di tutto quello che abbiamo detto finora e il brano che mette a nudo meglio e più in fretta il dossier musicale degli Akami. Il disco si chiude con Live, a colpi di decibel di chitarra tuonante e piena di grasso (si sentono perfino degli abbozzi di noise) e di robusti fendenti di rullante, e anche questa nel finale è condotta in modo da regalarti un altro momento trip-oidale del disco.

Gli Akami sono una band in evoluzione. “Sunburnt” è solo una tappa di questa evoluzione. La prossima mostrerà gli Akami con una veste nuova. Con »Sunburnt« gli Akami misurano con grande successo il loro primo passo nel mondo della musica e si presentano come una band che guarda alla musica in modo insolito, cioè non convenzionale. Fondono i dogmi musicali che conosci a modo loro e li dissolvono con grande efficacia. Dal vivo i contenuti di »Sunburnt« toccano di sicuro l’ascoltatore con ancora più intensità, profondità di passione ed emozione. Il disco è insomma un lavoro coraggiosissimo, portato a termine con tutti gli onori!  

Formazione

Domen Slovinič – voce, chitarra
Brigita Gračner – voce, tastiere
Samo Pavlica “Linč” – chitarra
Boštjan Franetič – basso
Kristjan Buzeti – batteria

Produzione

Martin Ukmar

Tracklist

1. Black Into White
2. The Sleep
3. Angster
4. Ego
5. Stay
6. Joker
7. Sunburnt
8. Live

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie