Sunsets On Empire
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Fish
Etichetta: Dick Bros Record Company
Uscita: 1997
Durata: 61:04
Voto: 4/5
L’ex voce storica dei leggendari Marillion, Derek Dick alias Fish, ha trovato l’ispirazione per il suo quarto album solista di materiale originale, »Sunsets On Empire«, quando nella prima metà degli anni Novanta seguiva sconvolto le notizie dai massacri nei Balcani, soprattutto da Croazia e Bosnia, dove era stato in tour, senza però riuscire davvero a capire come la ex patria comune degli slavi del sud fosse potuta crollare in un modo così sanguinoso. Alcuni testi di »Sunsets On Empire« toccavano la guerra bosniaca appena conclusa, mentre altri erano più tipici della consueta poesia lirica e di denuncia sociale di Fish.
Nella stesura della maggior parte dei pezzi a dare una mano a Fish è stato Steven Wilson dei Porcupine Tree, oggi figura di culto, allora ancora un relativamente oscuro mecenate del progressive rock, che si è occupato anche di chitarra aggiuntiva, tastiere e di un’ottima produzione per uno dei migliori e più duri album solisti nella carriera del montanaro scozzese. Il marchio di fabbrica di Wilson come compositore sui singoli brani è impossibile da non riconoscere, mentre sulla ninna nanna conclusiva »Say It With Flowers« come autore ha contribuito Tim Bowness, vecchio compagno di strada di Steven nei No-Man. Della squadra “standard” di accompagnamento c’erano di nuovo entrambi i chitarristi, cioè Frank Usher e Robin Boult, mentre per la maggior parte delle tastiere è tornato Foss Patterson, che conoscono bene anche i fan dei Camel.
Già l’opener, »The Perception of Johnny Punter«, in cui Fish, con un camaleontismo vocale tutto suo, mette in scena il ritratto senza compromessi del tipico occidentale ignorante, con ogni probabilità americano, a cui del benessere del pianeta Terra non frega un accidente e che della Bosnia non ha mai sentito parlare, grazie a un riff di chitarra rovente è stato il pezzo più duro della carriera solista di Fish fino a quel momento. A dare al ritornello un condimento sopraffino ci pensano le coriste. Il brano è diventato subito un beniamino dei fan, e lo stesso vale per il più acustico »Goldfish & Clowns«, che ha un ritornello davvero bellissimo e anche un assolo di chitarra super croccante.
»Change of Heart« è un altro brano relativamente tranquillo, con arrangiamenti delicati, per lo più acustici, mentre nella più cupa »What Color is God?«, un attacco corrosivo alle religioni organizzate e al razzismo, dove l’influenza compositiva di Wilson è più evidente, tanto che a tratti ricorda i pezzi dimenticati dei Porcupine Tree, grazie all’approccio vocale infuriato di Fish, ai pattern elettronici di sintetizzatore e alle pennellate di chitarra nervose le cose si fanno di nuovo un po’ più complicate, ma allo stesso tempo anche più interessanti. Il capolavoro sentimentale »Tara«, intriso di splendidi arrangiamenti sinfonici e una delle cose più belle della carriera di Fish, è dedicato alla figlia Tara, che più avanti lo avrebbe accompagnato spesso anche nei tour.
»Jungle Ride«, un’ode ai “disadattati”, si apre con una breve narrazione nel tipico stile di Fish, con un forte accento scozzese, mentre l’uso eclettico di percussioni e armonica porta con sé qualche influenza di world music e una leggera atmosfera ambient africana. In »Worm in a Bottle« Fish, che stavolta si sfoga di nuovo a pieni polmoni, ripensa al suo famigerato passato con l’alcol. »Brother 52«, condita con arrangiamenti d’archi celtici, un altro classico solista e pezzo amatissimo dei concerti dal vivo, contiene divertenti dialoghi telefonici tra Fish e un misterioso tizio soprannominato Doc. La title track, che parte con un tempo lento ma col passare dei minuti, soprattutto grazie all’eccellente prova vocale di Fish, costruisce un’atmosfera straordinaria, è uno dei vertici dell’album.
»Sunsets On Empire« è stato forse il traguardo più trascurato della carriera solista di Fish, che, soprattutto grazie al contributo di Wilson come autore e produttore, ha retto alla prova del tempo molto meglio di alcuni dei suoi album solisti precedenti. Purtroppo »Sunsets on Empire« è colato a picco sul piano commerciale, e lo stesso vale per il tour del 1997, a causa del quale Fish ha perso un sacco di soldi e ha dovuto chiudere la sua etichetta indipendente Dick Brothers. Da allora è stato molto più cauto in certe decisioni di business.
Formazione
Derek Dick “Fish” – voce principale
Steven Wilson – chitarra, tastiere, arrangiamenti orchestrali, arrangiatore, produttore
Robin Boult – chitarra
Frank Usher – chitarra
Foster Patterson – tastiere, cori (4), arrangiamenti orchestrali (5)
Chris Gaugh – violoncello (1,5)
Brian Hale – violino (1,5)
Martyn Bennett – violino (6,8)
Terence Jones – corno francese (9)
Fraser Speirs – armonica (6)
Ewen Vernal – basso
Dave Stewart – batteria
Dave Haswell . percussioni (2,5,6)
“Doc” – voce al telefono (8)
Lorna Bannon – cori (1,2,5,9)
Katherine Garrett – cori (3,6)
Don Jack – cori (1)
Chris Thomson – cori (1)
Annie McCraig – cori (9)
Produzione
Steven Wilson
Tracklist
1. The Perception of Johnny Punter (8:37)
2. Goldfish & Clowns (6:36)
3. Change Of Heart (3:41)
4. What Colour Is God? (5:50)
5. Tara (5:12)
6. Jungle Ride (7:34)
7. Worm In A Bottle (6:24)
8. Brother 52 (6:03)
9. Sunsets On Empire (6:54)
10. Say It With Flowers (4:15)