Super Collider

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Autore: Rok Klemše

Artista: Megadeth
Etichetta: Tradecraft Records
Uscita: year_month
Durata: 45:14
Voto: 2.5/5

Ah Dave, Dave, ultimamente ci siamo battuti il palmo in fronte soprattutto per le tue sparate paranoiche su Obama, le teorie del complotto e le tue cretinate repubblicane da conservatore. Ma siccome quello che conta è la musica (»Listen to Music, Not Rumors!«), chi ci tiene davvero può aggirare le tue scemenze con un po’ di fatica in più e fregarsene. Che parli allora la musica, hanno detto i Megadeth, e lo scorso agosto hanno annunciato che avrebbero iniziato a registrare il nuovo album. A febbraio di quest’anno il disco, registrato con un produttore di nome Johnny K nello studio di Mustaine, il Vic’s Garage, ha ricevuto il titolo Super Collider ed è uscito per l’etichetta di Mustaine, la Tradecraft.

I primissimi spezzoni dallo studio, pubblicati in anticipo, promettevano parecchio, tra riff veloci e aggressivi a volontà, ma le grandi speranze sono state riportate coi piedi per terra dal primo singolo, la title track, che nel migliore dei casi suona come un avanzo scadente degli album Cryptic Writings/Risk. A quel brano disperato, noioso e da radio-friendly è seguito Kingmaker, che con la sua energia thrash devastante, un buon riffing e l’atmosfera di un pezzo come Headcrusher prometteva molto di più. Nonostante questo, il nuovo disco si attendeva ancora con riserva, soprattutto per la strana scelta del produttore (Johnny K è noto per aver prodotto i Disturbed), per le farneticazioni di Mustaine sulla presenza di Willie Nelson nell’album e, da ultimo, per la notizia che nel disco ci sarebbe stato come ospite David Draiman (Disturbed, Device). Eh?

E il risultato? Il problema principale e più grosso del nuovo disco sono innanzitutto i pezzi, strutturati male e in modo povero. Nella maggior parte dei casi con il thrash/speed metal non c’entrano granché, perché Super Collider come genere è ancora più vicino all’hard rock. Nessun problema, anche questo si sarebbe digerito facilmente, visto che in passato i Megadeth hanno firmato diversi pezzi hard rock del tutto solidi (Trust e compagnia), ma il guaio è che i brani sono afflitti da una stagnazione terribile, che non è né carne né pesce. I Megadeth ti tengono sempre lì in attesa che arrivi finalmente un riff davvero bello o un passaggio che ti prenda a schiaffi… E non succede mai. Dove sono finiti i vecchi, cari Megadeth, che erano come un otto volante in cui non sapevi mai davvero cosa ti aspettasse dietro la curva? Di questo i Megadeth erano ancora capaci anche con gli album più recenti, Endgame e Th1rt3en, mentre i quarantacinque minuti di Super Collider, salvo rare eccezioni, sono pura noia e di sicuro il peggior lavoro dei Megadeth da The World Needs a Hero, forse perfino dal controverso Risk. Invece di buttarci tra le rapide, i Megadeth con Super Collider ci spingono in una pozza stagnante e fangosa piena di detriti.

Basta un’occhiata veloce ai credits dei pezzi per intuire il problema forse più grosso – Mustaine si aggrappa ancora testardamente e spasmodicamente alla firma in solitaria. Un po’ più di pirotecnica chitarristica e di energia thrash i Megadeth stavolta la mostrano solo con Kingmaker, Built For War e The Beginning of Sorrow, dove Dave divide la paternità dei pezzi con i suoi compagni. Per il resto, nella maggior parte dei brani si sente la mancanza di una passeggiata più varia sul manico della chitarra (la stragrande maggioranza dei riff è una sequenza ripetuta di tre-quattro accordi) e un approccio semplicistico, con una prestazione molto mediocre e svogliata di tutti e quattro. Dov’è finita adesso la sbruffonata di Mustaine sul miglior chitarrista che il gruppo abbia mai avuto (Chris Broderick)? Su Super Collider Mustaine torna a giocare con soluzioni più commerciali e pezzi semplici, probabilmente puntando di nuovo a piazzamenti alti in classifica. Ma il guaio è che in ogni singolo pezzo c’è un neo nero impossibile da ignorare. Se cercate testi che un tempo erano intelligenti e critici sul piano sociale/politico/civile, vi sforzerete invano. Il tutto suona infatti come una predica (non drogatevi, aiutate gli amici eccetera), per di più con testi disperati tipo »Burn baby burn, because it feels so good.« Mustaine si spinge ancora oltre con The Blackest Crow, in cui in origine avrebbero dovuto cantare Willie Nelson e/o Miranda Lambert e che parte addirittura con un’intro banjo/bluegrass/country. Non avrei mai pensato di usare nella stessa frase le parole Megadeth e banjo.

Qualche momento brillante Super Collider ce l’ha comunque. Oltre al già citato Kingmaker devastante, c’è la più aggressiva Built For War (rovinata però dalla prestazione vocale di Mustaine, che suona come una rana raffreddata), la solida Dance in the Rain al centro del disco (un pezzo promettente rovinato dal “canto” disperato di Draiman, che suona come se lo stessero strizzando di lato), The Beginning of Sorrow, che ricorda l’era di Youthanasia, e a chiudere il disco, in stile con l’apertura devastante, ci pensa in modo simile Don’t Turn Your Back…, che arrotonda bene il tutto. Il pezzo sorprende soprattutto con l’intro “hendrixiana alla Little Wing”, che poi esplode nei momenti più veloci del disco e nel miglior riffing in assoluto, accompagnato dal drumming sincopato e artiglieresco di Drover. Per finire, i Megadeth per la prima volta dal 1988 (Anarchy In the UK, album So Far, So Good… So What!) propongono anche una cover, stavolta del classico dei Thin Lizzy Cold Sweat, che nel mondo Megadeth ci sta alla grande ed è perfino uno dei momenti migliori dell’album.

Che cosa ti resta, quindi, se nel disco riesci a contare solo tre, quattro momenti buoni, e per di più uno è il singolo già sentito e un altro è una cover (comunque eseguita alla grande)? Ben poco. Se questo è tutto quello che riesce a fare (Mega?)Dave dopo quasi trent’anni di attività, forse è arrivato il momento di pensare al pensionamento. I Megadeth su Super Collider, infatti, non sono un acceleratore di particelle supersonico, ma una ruota arrugginita e cigolante che un criceto vecchio e grasso fatica a far girare.

Formazione

Dave Mustaine – voce, chitarra
David Ellefson – basso
Chris Broderick – chitarra
Shawn Drover – batteria

OSPITI:
David Draiman – voci di supporto (6, 9)

Produzione

Johnny K

Tracklist

1. Kingmaker
2. Super Collider
3. Burn!
4. Built For War
5. Off the Edge
6. Dance in the Rain
7. The Beginning of Sorrow
8. The Blackest Crow
9. Forget to Remember
10. Don’t Turn Your Back…
11. Cold Sweat (bonus; Thin Lizzy)

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