Svijet glamura
Autore: Urban Bolta
Artista: Hladno pivo
Etichetta: Menart Records
Uscita: 2011
Durata: 42:56
Voto: 3/5
La storia di Hladno pivo è quella di una piccola band punk che a forza di sudore è salita sull’Olimpo non solo della Croazia, ma anche della scena rock “jugoslava” in senso più ampio. Quando sembrava che avessero già raggiunto tutto il raggiungibile, è arrivato il clamoroso successo di “Knjiga žalbe” (2007) e il concerto allo Jarun di Zagabria. Nel settembre 2008, un po’ come i nostri Siddharta, hanno riempito uno dei più grandi spazi per concerti della Croazia, dimostrando che per le onde radio un suono un filo più radicale non significa per forza elemosinare a vita in bettole piccole e puzzolenti. Mi ricordo quando, a inizio millennio, suonavano nei club striminziti di Metelkova, mentre sull’onda del successo tre anni fa hanno presentato l’ultimo disco in un posto incomparabilmente più grande come Križanke. Hladno pivo sono diventati dei giganti della scena musicale dalle nostre parti e a questo punto li aspettava forse il compito più difficile della loro carriera ormai ventennale: registrare un album che giustificasse la fama appena conquistata e accontentasse la variegata platea dei loro ascoltatori.
Fermiamoci un attimo sui simboli che ci condizionano ancora prima di infilare il disco nel lettore. Il titolo “Svijet glamura” racchiude con efficacia l’ultimo periodo, in cui i membri della band hanno cominciato a comparire come rockstar su vari rotocalchi rosa, a fianco di Petar Grašo e degli altri pesi massimi della “crème” dell’estrada croata. Le nuove foto promozionali, in cui sono travestiti da clown, e la copertina in stile circense centrano sarcasticamente il bersaglio e dicono chiaro cosa pensano i membri di Hladno pivo della sedicente élite della società croata.
Ma qui la dose di sarcasmo finisce. I testi di Mile erano in passato uno degli elementi più forti della musica di Hladno pivo, ma stavolta lasceranno freddi i fan più fedeli. In un’epoca in cui la vita dell’uomo comune diventa sempre più dura su tutti i fronti per via delle difficili condizioni sociali, mancano proprio quei temi su cui Hladno Pivo dovrebbero provocare direttamente, a modo loro, o almeno denunciare con sarcasmo il marciume quotidiano e le ingiustizie del sistema. Sia nei contenuti che nel suono, “Svijet glamura” è andato a braccetto verso l’amicizia con le onde radio e non ha voluto in nessun modo inimicarsi il pubblico generalista, abituato a musichetta da MTV di dubbio contenuto. Provocazione e mordente hanno lasciato il posto a una maturità ponderata, per cui in questo senso Hladno Pivo si potrebbero paragonare ai nostri Nieta, altrettanto più pacati.
“Svijet glamura” è la terza e ultima parte di una trilogia completata dai precedenti “Šamar” (2003) e “Knjiga žalbe”: la trilogia copre quindi il periodo in cui i ragazzi di Gajnice sono diventati parte della quotidianità croata. Musicalmente l’album segue l’eredità della trilogia e pesca da tutta una serie di influenze, puntando sulla piacevolezza per la cerchia più ampia possibile di appassionati. Il suo tornaconto nel confezionare un album a misura di orecchie radiofoniche ce l’aveva anche il produttore Edi Cukerić, che ha fatto un lavoro eccellente. Linee di basso potenti, stacchi ben marcati tra gli strumenti e un suono patinato seguono le tendenze moderne della musica pop. Gli attacchi punk alla Cirkus (Šamar) sono roba del passato: il dolce suono punkrock colpisce con cautela già dall’opener, la title track. Chiaro che anche stavolta non potevano mancare le ballate tipo Fotoaparat o Može, in cui Hladno pivo puntano su passaggi acustici e sul fascino melodico dei loro versi. L’opposizione più rumorosa la fa Evo mene na ručku, l’unico pezzo davvero sparato, da saltare dall’inizio alla fine, che scuote per bene i timpani. Oltre ai classici strumenti rock, i croati per completare il quadro sonoro ricorrono alla tromba di Stipe e, per esempio in Lift e Slobodni pad, anche ai sintetizzatori di Deda, che si erano rivelati un ottimo strumento d’atmosfera già nel predecessore “Knjiga Žalbe”. Proprio con un motivo di quell’album parte anche il brano sognante Kirbaj i kotlovina, in cui Hladno pivo con il verso “večeras Hladno pivo, sutra Severina” constatano di essere diventati il bersaglio del pubblico da estrada, che ha cominciato a farsi vedere anche ai loro concerti sfoggiando la propria presunta superiorità. Purtroppo, però, il disco non regala emozioni musicali intense: tutti i pezzi sono fatti con lo stesso stampo, alcuni a tratti sembrano perfino dei tipici “filler”, finiti nell’album solo per riempire il minutaggio standard.
Il settimo album in studio di Hladno pivo è un prodotto rifinito con professionalità, ma purtroppo fin troppo prevedibile e nettamente piegato al successo commerciale e alle onde radio. Non c’è dubbio che venderà bene e sfornerà qualche hit, ma allontanarsi dagli elementi riconoscibili della loro musica non è un passo che i fan di lunga data accoglieranno a braccia aperte. E no, non sono l’ennesimo conservatore che vorrebbe che dai tempi di “Džinovski” non fosse cambiato niente, ma bisogna guardare la verità in faccia e ammettere che è stato proprio l’inseguire i verdoni a far deviare Hladno pivo dalla strada che hanno percorso per tanti anni.
Formazione
Milan Kekin – Mile – voce
Zoran Subošić – Zoki – chitarra
Stipe Mađor-Božinović – tromba
Milko Kiš – Deda – tastiere, sintetizzatore
Krešimir Šokec – Šoki – basso
Mladen Subošić – Suba- batteria
Produzione
Edi Cukerić
Tracklist
01. Svijet glamura
02. Ima da te lajkam
03. Fotoaparat
04. Premali grad
05. Evo mene na ručku
06. Pravo ja
07. Kirbaj i kotlovina
08. Može
09. Lift
10. Bilo koji broj – SURF (bitch boys)
11. Slobodni pad
12. Ezoterija