Sweden Rock Festival 2011 (1° giorno) – Il sleaze rock apre le danze delle giornate di festa

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Autore: Urban Bolta
Foto: Urban Bolta

Luogo: Sölvesborg / Svezia
Data del concerto: 07.06.2011
Numero di visitatori: 10000
Prezzo del biglietto: 270€ (biglietto da 4 giorni)

L’anno è volato e l’inizio di giugno, come antipasto della ricca estate di festival, ha riportato lo Sweden Rock Festival (d’ora in poi SRF), uno degli eventi festivalieri più apprezzati del Vecchio Continente. Quest’anno SRF ha festeggiato i vent’anni. Dai modesti inizi del 1992, con qualche migliaio di visitatori, il festival è diventato col tempo una vera Mecca per un sacco di pellegrini da tutto il mondo, perché propone sempre un cartellone interessantissimo, con band difficili da beccare altrove. Qualcuno si ricorda quando è stata l’ultima volta che in Europa hanno suonato gruppi come Triumph, Poison, Blue Öyster Cult, Helix, Cactus, Styx? La risposta la conoscono benissimo i habitué di questo prestigioso appuntamento, quelli che non mancano mai.

I giorni prima della partenza sono stati un via vai di telefonate per mettersi d’accordo e di ultimi preparativi prima di circa 1800 chilometri di strada. L’euforia e la tensione sono cresciute fino all’ultima ora prima di partire, finché non è arrivata la tanto attesa sera di lunedì. Noi sette, raccattati un po’ da tutta la Slovenia, siamo passati da Stoccarda, dove ci siamo goduti una bella giornata di sole e il ritrovo con gli Iron Maiden, prima che il sempre fidato Garmin ci mandasse in viaggio per tutta la notte verso Sölvesborg, una cittadina a un paio d’ore di macchina da Malmö, all’estremo sud della Svezia. Tra autostrade tedesche interminabili e ponti danesi da mozzare il fiato, mercoledì pomeriggio siamo finalmente arrivati sul luogo del delitto, ci siamo piazzati nel posto che ci spetta ogni anno, abbiamo salutato i nostri vicini belgi, anche loro immancabili, e ci siamo avviati verso le prime scorpacciate di concerti.

Per il quinto anno SRF offre ai visitatori una giornata di riscaldamento, in cui suonano nomi un po’ meno altisonanti rispetto ai tre giorni centrali del festival. Quest’anno il primo giorno era pensato soprattutto per gli amanti dell’hard rock svedese; di sicuro era interessante anche l’esibizione degli americani Rhino Bucket, che però purtroppo ci siamo persi per il ritardo con cui siamo arrivati, quindi la mia prima tappa musicale è stata quella dei Crashdïet.

CRASHDÏET (Sweden stage)
I Crashdïet sono una delle tante band del boom dell’hard rock svedese (e più in generale scandinavo) del decennio scorso, noti per il look sleaze estremo e, in fin dei conti, anche per il tragico evento che li ha colpiti, quando appena pochi mesi dopo l’uscita del debutto “Rest in Sleaze” (2005) il frontman Dave Lepard si è tolto la vita a soli 25 anni.

I Crashdïet, da tipici rappresentanti della scuola glam rock, puntano molto sullo show in sé, e anche stavolta si sono scatenati per tutto il palco e, sulle ali del frontman Simon Cruz, hanno spiccato il volo. Il parterre ben pieno, fatto in gran parte di giovani senza troppa esperienza, mangiava letteralmente in mano ai suoi eroi, soprattutto nei pezzi più riconoscibili della band, come Riot in Everyone con quel refrain eccezionale o la ballad quasi AOR It’s a Miracle. I ragazzi puntano su un hard rock tosto, con linee di chitarra affilate e melodie marcatamente orecchiabili, in cui di norma nel ritornello alla voce principale si uniscono entrambi i chitarristi. Un’esibizione energica, di cui non si vergognerebbero nemmeno i maestri del sleaze Pretty Boy Floyd, che nell’arco di un’ora ha intrecciato un legame solido tra band e pubblico, il che, vista la popolarità dei giovani in patria, non sorprende affatto. Il pavoneggiarsi è arrivato al culmine a fine concerto, quando il chitarrista Martin Sweet, con l’aiuto della moto di Cruz, ha ridotto la sua chitarra in mille pezzi, prima che i Crashdïet salutassero il palco con la title track dell’ultimo album “Generation Wild” (2010), lasciando le fan infuocate sotto il palco a scandire il loro nome nel vuoto ancora per un bel po’.

È seguito il solito giro di scoperta tra le mille bancarelle, a caccia degli album che mancano all’appello, e tutto il resto del contorno festivaliero, prima che un acquazzone violento ci costringesse a rintanarci in tenda, e così anche la visione dell’esibizione dei protagonisti della giornata di riscaldamento è rimasta a lungo in bilico.

HARDCORE SUPERSTAR (Sweden stage)
Nonostante il nome più noto e una carriera più lunga sulla scena, per un altro asso della combriccola hard rock di casa, con un nome incredibilmente respingente (Hardcore Superstar?!?), il peggioramento improvviso del meteo non ha permesso di portare sotto il palco più gente di quanta ne avessero richiamata i predecessori, Five Johnson Band e Crashdïet, ma questo non ha comunque rovinato il buonumore generale che si respirava nell’aria.

Proprio gli Hardcore Superstar sono tra i responsabili di una specie di “boom” dell’underground hard rock svedese nell’ultimo decennio, e possono vantarsi, tra le altre cose, di aver fatto da spalla ai Mötley Crüe nel loro tour britannico. Al momento sono nel pieno di un faticoso ciclo di concerti a supporto dell’ultimo album “Split Your Lip” (2010), secondo me il miglior lavoro della loro carriera. Gli svedesi si sono presentati come una macchina ben rodata, che sa benissimo come si sta su un grande palco. Continue strizzate d’occhio al pubblico, gesti studiati alla perfezione e corse su e giù per il palco erano solo alcuni dei tasselli del mosaico che gli Hardcore Superstar hanno composto durante il concerto. La scaletta è stata cucita addosso alla presentazione del nuovo disco, molto presente soprattutto nella parte finale con Sadistic Girls, Bully, Split Your Lip e Last Call for Alcohol. Rispetto ai Crashdïet, lo stile dei “Superstar” è meno melodico e le linee di chitarra sono più metalliche, quindi anche il concerto si vive in modo più eccitante e intenso. Lo spartiacque nel digerire la band è la voce particolare del frontman Joakim Berg, un altro spezzacuori di professione, che tira fuori il suo timbro dal profondo della gola, fregandosene dei calcoli su quanto in fretta ci si consumi la voce in questi casi. Il momento clou del concerto è stata la versione acustica di Here Comes That Sick Bitch, con sul palco solo il chitarrista Vic Zino e Berg, che prima del botto finale Moonshine hanno regalato un’altra ballad strappalacrime, di cui quel giorno non c’è stata proprio penuria. Con una prova sicura, anche gli Hardcore Superstar hanno dimostrato che il loro nome, nei registri hard rock, non è celebrato invano.

Dopo il concerto, stremati da due giorni di viaggio massacranti, ci siamo infilati in fretta ognuno nel suo sacco a pelo, cercando di fare il pieno di energie per i giorni successivi; carichi di entusiasmo e speranzosi in un meteo clemente, ci ha presi la notte in un attimo, ovviamente…

Foto: Urban Bolta, Anna Winberg (Crashdïet), Maria Johansson (Hardcore Superstar)

Scaletta

15:30 — 16:10 SEVENTRIBE (Zeppelin) 16:15 — 17:15 RHINO BUCKET (Sweden) 17:15 — 18:00 The DEAD AND LIVING (Rockklassiker) 17:15 — 18:15 MASON RUFFNER (Zeppelin) 18:30 — 19:30 CRASHDIET (Sweden) 19:30 — 20:00 BOB LOG III (Rockklassiker) 19:45 — 20:45 BLACK VEIL BRIDGES (Zeppelin) 21:00 — 22:15 FIVE HORSE JOHNSON (Sweden) 22:30 — 23:00 ROFFE WIKSTRÖM (Rockklassiker) 22:30 — 23:45 NECRONAUT (Zeppelin) 24:00 — 02:00 HARDCORE SUPERSTAR (Sweden) CRASHDIET setlist: 1. Breakin’ the Chainz 2. Down With the Dust 3. So Alive 4. Riot in Everyone 5. Native Nature 6. Queen Obscene / 69 Shots 7. It’s a Miracle 8. Chemical 9. In the Raw ——————- 10. Armageddon 11. Rebel 12. Generation Wild HARDCORE SUPERSTAR setlist: 1. Kick On The Upperclass 2. Bag On Your Head 3. Last Forever 4. She’s Offbeat 5. We Don’t Celebrate Sundays 6. Hateful 7. Wild Boys 8. My Good Reputation 9. Cry Your Eyes Out 10. Simple Man 11. Blood On Me 12. Standin’ On The Verge ——————— 13. Sadistic Girls 14. Split Your Lip 15. Bully 16. Guestlist 17. Last Call for Alcohol 18. Here Comes That Sick Bitch 19. Moonshine

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