Sweet – le icone del glam rock in giro d’onore (2026)

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2026
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Sweet
giovedì, 2. 7. 2026 dalle 20.10 alle 21.50
Latschach Am Faaker See (Loče pri Baškem jezeru) / Burgarena Finkenstein / Austria

I Sweet sono una di quelle band che hanno plasmato l’immagine del rock anni Settanta e che, con la loro presenza e la loro musica, hanno influenzato in modo concreto l’esplosione del glam rock e, più tardi, del glam metal. Quando i Sweet scuotevano già le classifiche, i Kiss erano ancora in fasce. Tanto per chiarire chi è chi e chi ha imparato da chi. La sfortuna è stata che la band si è sciolta a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, e in seguito sono esistite ben tre formazioni Sweet diverse. Dal 1985 in poi, tra le altre, anche quella guidata da Andy Scott, il chitarrista che oggi è l’unico membro ancora in vita della formazione originale. Anche se negli anni Novanta, con la sua versione dei Sweet, ha pubblicato una serie di ottimi album, questi sono rimasti fino a oggi in gran parte ignorati: lo splendore e il successo commerciale dell’età dell’oro della band negli anni Settanta sono semplicemente troppo forti perché qualcosa possa metterli in ombra, e negli anni Novanta la tradizione dell’hard rock classico è stata in un modo o nell’altro travolta dal tempo, con le masse concentrate su altre tendenze.

La versione della band guidata da Andy Scott ha cambiato una serie di ottimi musicisti, che fino a oggi ne hanno modellato la formazione. In quella attuale il leggendario chitarrista ha ritrovato anche la spinta giusta. Prima, nel 2020, è uscita la compilation “Isolation Boulevard”, con cui insieme alla sua band ha dato una rinfrescata a una serie di evergreen dei Sweet anni Settanta, poi nel 2024 la band, con la stessa formazione, ha pubblicato anche il bellissimo album “Full Circle”, un mix ispirato di rock classico anni Settanta, elementi di AOR aggiunti con mestiere e, naturalmente, momenti che da un lato sanno perfino di progressive, dall’altro irradiano l’energia simbolica del glam.

Scott è infatti accompagnato da una squadra musicale di prim’ordine. Dal 2019 ha al fianco tre musicisti fissi. Alla voce c’è l’incredibile Paul Manzi, noto per la collaborazione con i rocker progressive inglesi Arena, a cui si è da poco riunito, e poi un altro splendido cantante inglese, Lee Small, che nei Sweet suona innanzitutto il basso, ma possiede anche una voce stupenda. Small ha per esempio prestato la voce nell’album d’addio delle leggende AOR britanniche Shy, collabora con i rinati Lionheart, culto dell’AOR britannico, e ha inoltre cantato in una serie di band meno fortunate, accomunate però dallo stesso denominatore: l’ispirazione dall’AOR. Come chitarrista aggiunto e tastierista c’è il giovane Tom Cory, che prima di entrare nella band suonava nei Novatines, mentre dal 2023 dietro le pelli per Scott c’è Adam Booth, che prima era stato per molti anni il suo tecnico delle chitarre e in tale veste ha collaborato anche con Steel Panther, Thin Lizzy e Toto. Insomma, una squadra super!

Finkenstein è, per così dire, una location idilliaca nella Carinzia austriaca. I resti di un’antica fortezza, che serviva anche da baluardo contro le incursioni turche, sono oggi un monumento culturale con un panorama brillante sui dintorni. Lì si trova anche una splendida tribuna, con i posti a sedere disposti a semicerchio su gradinate, così che l’artista si trova nel punto più basso della location. Come in un’arena di gladiatori.

La band è salita sul palco poco dopo le otto di sera. Il pubblico era scarso, anche se si tratta di una location davvero esclusiva. Un po’ i biglietti cari, un po’ la base di fan decimata, poi il Mondiale, in cui quel giorno l’Austria giocava contro la Spagna, e ancora il periodo delle ferie ecc… Ma il quintetto non ci ha perso il sonno. Scott con la sua squadra ha consegnato. Esattamente quello che ci aspettavamo. Un rondò dei più grandi e riconoscibili successi della band degli anni Settanta. Il repertorio ha mostrato l’ampia gamma di volti stilistici attraverso cui sono passati i Sweet. Dalla pestona Action (“Give Us A Wink”, 1976) all’orecchiabile Hell Raiser, e hanno insaporito bene la scaletta anche con l’inserimento dell’ottima Burn On The Flame, per poi affrontare poco dopo l’unico pezzo più recente, Circus, tratto dall’ottimo nuovo album “Full Circle”. Poi sono tornati subito all’era dei mitici Settanta con la sorpresa Lost Angels dall’album “Off The Record”, dove i Sweet sono rimasti anche dopo, buttandosi sulla quasi progressive Windy City, seguita da un vero proiettile proto-metal, Set Me Free (gli amanti di Saxon e Heathen di sicuro lo conoscono), dopodiché Andy Scott ha lasciato il palco.

Manzi ha detto che i Sweet sono una band dai molti volti musicali. Così il quartetto è andato avanti con il materiale dell’era bubblegum pop e un medley sul quale ha ballicchiato tutto il pubblico (Co-Co, Funny Funny, Poppa Joe). Il concerto si è davvero acceso proprio a questo punto. Al ritorno sul palco Andy, che evidentemente è stufo fino alla gola del ‘giro giro tondo’ dei tempi della band e che appena due giorni prima del concerto a Finkenstein aveva compiuto 77 anni, ha fatto capire che, visto quanto mostrato, la band in un modo o nell’altro non ha più nemmeno bisogno di lui. Il tipo, comunque, ha intrattenuto il pubblico con commenti spiritosi e scherzosi, sia a spese proprie che a spese degli altri membri. Quello che è rimasto più impresso è stato il condimento, quando ha detto che nella classifica delle rockstar con la parrucca occupa il sesto posto e che in questo senso dietro di lui c’è perfino Richie Blackmore. Il leggendario mago di Rainbow e Deep Purple, poi, non l’ha citato a caso, perché a quel punto ha cambiato la sua Fender Stratocaster rossa (con il battipenna bianco) con una color crema (tipica di Blackmore), e ha continuato: “Questa canzone l’ho scritta per l’album “Level Headed”… La band ha attaccato con uno dei ritornelli più riconoscibili della musica rock. Dell’era del rock and roll. Un pezzo che parte direttamente col ritornello. Love is Like Oxygen. Un pezzo a cui non puoi togliere né aggiungere nulla. Perché è semplicemente perfetto. La band ha suonato la versione allungata (quella dell’album), con l’assolo scatenato di Andy a metà. Un pezzo che di sicuro occupa un posto speciale nell’intero catalogo dei Sweet. Magico.

L’esecuzione? Perfetta. La band non si aiuta nemmeno una volta con parti registrate che girano in sottofondo. Tutto quello che senti e che arrivava dal palco e dalle casse era suonato dal vivo. Suono eccellente! E poi la cosa principale. Le armonie vocali. Senza di esse non ci sono i Sweet. Parliamo di una band che con i suoi successi dei primi anni Settanta ha popolarizzato di gran lunga questo elemento negli arrangiamenti di brani rock e pop. Insieme a Queen e Uriah Heep.

Sulla magia vocale di Manzi non c’è da sprecare parole. Il tipo è brillante. Anche come presenza scenica. Durante il concerto è sceso più volte con il microfono tra le tribune a cantare in mezzo alla folla. Per non parlare del carisma e della statura vocale autorevole. Un vero frontman. Dalla testa ai piedi. Small, Cory e Scott invece portano in sottofondo armonie vocali di altissimo livello. Altissime. Come negli anni Settanta. Sì. Ora ti chiederai come faccia Scott a riuscirci? A questa domanda non sa rispondere nemmeno Paul Manzi, che dopo che Scott ha presentato i membri della band ha presentato lui stesso il leggendario chitarrista, dicendo che non gli è proprio chiaro come faccia Andy, a 77 anni, ad arrivare a tonalità vocali così alte. Sì, ed è proprio questo elemento a restare immacolato anche nel 2026. Il punto cruciale sui Sweet. Questa credibilità intatta spazza via ogni dubbio sul fatto che valga la pena andare a vedere dal vivo Andy Scott e la squadra nel 2026. La risposta è una sola. Sì!

Anche la serata si è chiusa alla grande. Con un’energia rock’n’roll di altissimo livello, mai calata, che ha fatto impazzire tutti i presenti (anziani, ovviamente). C’era il sempreverde singolone Fox Is On The Run! In un finale da crescendo pazzesco. Nel bis la band è tornata per buttarsi su altri due successi della sua eredità che fino a quel momento erano mancati: Blockbuster e, naturalmente, Ballroom Blitz! Una bomba nel finale! Tutto in uno, un concerto eccellente.

La band ha davanti a sé un’intera serie di concerti in questa estate. La domanda è solo quanta voglia, brillantezza ed energia siano rimaste ad Andy Scott. Una vera domanda. Molto probabilmente potrebbe essere addirittura l’ultimo tour. Non per forza, ma la sensazione è questa. Come una sorta di addio definitivo. Il concerto è stato un’esperienza davvero piacevole, carica di rock’n’roll ortodosso, zeppa di classici che hanno scritto la storia del glam rock e del metal, classici che anche nel 2026 mantengono l’immortalità e la grandezza con cui i Sweet occupano un posto speciale in questa storia!

Autori: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta:
1. Action
2. Hell Raiser
3. Burn On The Flame
4. Circus
5. The Six Teens
6. Lost Angels
7. Windy City
8. Set Me Free
9. Co-Co / Funny, Funny / Poppa Joe
10. Teenage Rampage
11. Wig-Wam Bam / Little Willy
12. Love Is Like Oxygen
13. Fox Is On The Run
—bis—
14. Blockbuster
15. Ballroom Blitz


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