Tarkus piomba in mezzo alla Bluesiana e finisce per diventare Aquatarkus (2013)
Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Velden in Carinzia (Velden Am Wörthersee) / Bluesiana Rock Cafe / Austria
Data del concerto: 02.03.2013
Numero di spettatori: 150
Prezzo del biglietto: 32,00€ (in prevendita) / 34,00€ (il giorno del concerto)
Il leggendario batterista Carl Palmer, diventato famoso soprattutto come membro delle superband prog rock/AOR Emerson, Lake & Palmer e Asia, si sta praticamente trasformando in un habitué di Velden e del Bluesiana, visto che l’avevamo già beccato nello stesso locale a fine aprile dell’anno scorso. Mister Palmer, uno dei batteristi più bravi e innovativi di tutti i tempi, in là con gli anni e dopo il (secondo) scioglimento degli ELP ama suonare in spazi più intimi, almeno finché non contiamo le sale medio-grandi dove si esibisce con gli Asia. Negli ultimi anni è particolarmente attivo anche con la sua band solista, di cui fanno parte ancora il giovane virtuoso della chitarra Paul Bielatowicz e l’abilissimo bassista Simon Fitzpatrick. L’iper-virtuoso trio snocciola per lo più evergreen degli ELP, con qualche classico dei The Nice infilato qua e là, cioè le adattazioni rock più amate e celebri di vari maestri della musica classica dell’Ottocento e del Novecento.
La cosa senza dubbio più interessante dei loro show è che la band di Palmer ha arrangiato per chitarra elettrica le trame tastieristiche del leggendario Keith Emerson, mentre la batteria nel loro sound ha ovviamente un ruolo centrale, e anche le linee di basso, per lo più melodiche, testimoniano l’eccezionale perfezione tecnica di questa formazione a tre. Di voci non c’è traccia, perché evidentemente nessuno dei due ragazzi è abbastanza bravo come cantante da osare infilarsi le scarpe enormi del leggendario Greg Lake. A differenza del nostro precedente incontro, quando Palmer sul palco sembrava piuttosto imbronciato e a tratti quasi trattenuto e irritato, perfino durante l’assolo, stavolta era di ottimo umore e ha irradiato energia positiva per tutto il tempo, con il sorriso che gli è sparito dalla faccia solo di rado. Per uno che ha già i sessant’anni suonati sembra incredibilmente vitale, e la sua ricca e variegata batteria continua a subire una grandinata di colpi poderosi, tutti piazzati con una precisione impressionante.
La Carl Palmer Band ha aperto il concerto con una versione infuocata del classico »Peter Gunn«, dimostrando subito che quella sera non ci sarebbe stato nessuno scherzo e che avrebbero dato ffondo a tutte le energie. Si vedeva che i due compagni di palco di Palmer, parecchio più giovani di lui, erano diventati ancora più affiatati rispetto all’ultima volta che li avevamo visti. Di che razza di talenti si tratti lo dimostra bene il fatto che il giovane chitarrista di origini polacche, che usava lo stesso modello di chitarra elettrica del famoso Carlos Santana e indossava una maglietta con il logo dei The Who, ha imparato fin nei minimi dettagli a coprire tutte le trame tastieristiche originali di Emerson e a risolvere con successo numerosi enigmi d’improvvisazione. Nel suo assolo si sentiva che ha imparato molto soprattutto dalla tradizione chitarristica di Steve Howe (Yes, ex-Asia, GTR), ma c’è anche l’influenza di Steve Hackett (ex-Genesis, GTR), visto che tra un pezzo e l’altro non ha risparmiato il tapping. Anche le linee di basso di Fitzpatrick sono state un vero pasto per le orecchie: da solo, con un contributo percussivo minimo di Palmer, ha suonato al basso l’intero evergreen dei Queen »Bohemian Rhapsody«.
Il vero fascino della serata, però, stava ovviamente in tutte le versioni dei classici degli ELP, a partire da »Welcome Back My Friends«, prima parte del leggendario poema »Karn Evil 9«, per poi farci impazzire con una fantastica adattazione di »Hoedown«, che in origine appartiene al compositore americano Aaron Copland. Tutti i metallari in mezzo al pubblico perlopiù brizzolato si sono scatenati soprattutto sulle note dei killer sinfonici prog rock »Barbarian« e »Knife-Edge«, dove il selvaggio piantare di coltelli tra i tasti di Emerson è stato sostituito con successo dal nitrire nervoso della chitarra elettrica di Bielatowicz. Una bella sorpresa è arrivata con l’esecuzione del classico sinfonico »America«, creato in origine dal compositore, pianista e direttore d’orchestra americano Leonard Bernstein, ma diventato famoso in modo un po’ controverso soprattutto nella versione dei The Nice, quando nel 1968 Emerson, mentre la suonava nel bel mezzo della prestigiosa Royal Albert Hall di Londra, bruciò una bandiera americana in segno di protesta contro la guerra del Vietnam e si beccò un divieto di esibirsi in quella sala durato più di vent’anni. Bella mossa, da parte dell’indomito trio, anche l’esecuzione del classico di Holst »Mars God of War«, che certo non è uscita nemmeno la metà così cupa e agghiacciante come la versione che suonavano i King Crimson un sacco di tempo fa, ma ha comunque fatto da ottima introduzione al già citato capolavoro »Barbarian«, condito di atmosfera distruttiva.
Il culmine del concerto è arrivato con l’esecuzione completa del superpoema post-apocalittico di oltre 20 minuti »Tarkus«, suonato al di sopra di ogni aspettativa e nel mezzo del quale Mister Palmer ci ha convinti definitivamente che anche senza le tastiere di Emerson e la voce di Lake il tutto può venire benissimo, se non alla grande. Ma la serata, senza dubbio magica per tutti gli amanti del prog, era ancora lontanissima dalla fine di quella maestosità epica a base di adattazioni rock spiritosissime e per lo più leggendarie della musica classica: nel prosieguo del concerto ci siamo goduti la geniale adattazione di »Carmina Burana« di Orff e l’esecuzione integrale del capolavoro epico di Musorgskij »Pictures At An Exhibition«, che gli ELP nel 1971 hanno arrangiato in modo magistrale per il loro primo album dal vivo ufficiale. Nel bel mezzo di quest’ultima c’è stato anche un piccolo incidente: una spettatrice col telefonino disturbava le frequenze della chitarra di Bielatowicz e per questo si è beccata da Palmer un serio richiamo e un’occhiataccia.
A chiudere con successo la parte regolare del concerto ci hanno pensato i tre virtuosi tosti come la roccia, con una splendida versione del hit minore degli ELP »Fanfare For a Common Man«, in cui Palmer, più o meno secondo una tradizione ormai decennale, ha infilato anche il suo assolo, dimostrando ancora una volta che oggi mantiene lo status di uno dei cinque, se non dei tre migliori batteristi del progressive rock. Anche nel bis hanno regalato una bella ondata di euforia, per quanto si possa dire di un locale così piccolo, che può ospitare solo un numero limitato di spettatori (quella sera era pienissimo), suonando un’ottima versione del classico dei The Nice »Nutrocker«, ovvero, in parole povere, lo Schiaccianoci di Čajkovskij. L’unico appunto minore su questa fantastica serata riguarda l’impianto audio: chitarra e basso erano spesso troppo alti rispetto alla batteria, cosa che Mister Palmer ha fatto capire al fonico a gesti più di una volta, ma purtroppo senza ottenere la reazione giusta. Per il resto è stata una vittoria schiacciante, e così il concerto della Carl Palmer Band, al nostro terzo incontro con il leggendario batterista e i suoi due compari virtuosi, è stato addirittura il migliore finora: dalla Bluesiana siamo usciti quasi tutti con un sorriso soddisfatto stampato in faccia, pieni dentro e carichi di vibrazioni positive.
Scaletta
1. Intro
2. Peter Gunn
3. Welcome Back My Friends
4. Hoedown
5. Knife Edge
6. America
7. Mars God Of War
8. Barbarian
9. Tarkus
10. Assolo di chitarra
11. Carmina Burana
12. Assolo di basso (Bohemian Rhapsody)
13. Karelia Suite
14. Fugue In D Minor
15. Pictures At An Exhibition
16. Fanfare For A Common Man (incl. assolo di batteria)
—bis—
17. Nutrocker
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