Testate a Kranj con Morana, Fosgen e Violent Devoties (2008)
Foto: Rok Klemše
Luogo: Izbruhov bazen / Kranj / Slovenia
Data del concerto: 21.03.2008
Presenti: 50
Prezzo del biglietto: 3,00€
Nel giorno in cui la maggior parte della gente se ne va in giro tutta fiera con il cestino pieno di roba pasquale, la parte miscredente della ciurma di Rockline ha puntato verso l’Alta Carniola, all’Izbruhov kulturni bazen di Kranj, per regalarsi una benedizione tutta speciale per le orecchie. Appena arrivati ci ha spiazzato il prezzo del biglietto, bassissimo, appena tre euro, e poi la qualità dell’impianto audio che si ritrova il club Izbruhov, che come sappiamo funziona come Squot dal 2001. Sono dati che dicono quanto la gioventù alternativa sappia darsi da fare da sola quando c’è di mezzo il bene comune, dentro la sottocultura e dentro la cultura che ruota attorno ai giovani. Possiamo solo sperare che l’AKD Izbruhov bazen non diventi una pietra d’inciampo il giorno in cui qualcuno proverà a piazzare nello stesso posto un nuovo centro commerciale davvero ”necessario”.
Il primo gruppo a salire sul palco, spazzando via i suoni rilassati di musica Reggae che fino a un attimo prima rovinavano l’atmosfera metal, sono stati i Morana. La band ha preso il nome dalla dea slava antica della morte, dell’inverno e dell’oscurità, e si è portata dietro anche tutta la mistica che offre la nostra antica mitologia. Il set è partito con un intro che prometteva un concerto molto interessante, perché i suoni delle chitarre erano fenomenali e la musica in quell’intro suonava a tratti molto avanguardistica e piuttosto poco convenzionale per il Melodic Black/Death metal che la band di solito suona. Col passare del tempo la piccola sala si è riempita in fretta e fra il pubblico, in gran parte giovanissimo, hanno cominciato a farsi vedere i primi effetti di sguardi troppo profondi dentro il bicchiere. Probabilmente a rendere più vivace la serata è stato soprattutto lo sfoggio di pose cattivissime e davvero ”pravokativne” sotto il palco, con mignolo e indice ben tesi, da parte di un paio di ragazzini, che hanno strappato un sorriso a più di uno. I Morana hanno suonato il loro set con un’atmosfera molto buona, ma tecnicamente sembravano non essere in gran forma. Hanno comunque scaldato a dovere il pubblico, tanto che il bis era inevitabile. Lì hanno dovuto rifare un pezzo, perché avevano già finito tutto il repertorio che hanno messo insieme finora. L’esibizione è stata soddisfacente, a parte la voce, che per tutto il concerto è stata troppo bassa e non è mai venuta fuori. Nonostante le pecche tecniche, i Morana portano freschezza e originalità nella scena metal. A contribuire è soprattutto la tematica pagana dei testi e il carisma del cantante, che interagisce col pubblico a modo suo, con un filo di timidezza.
La dea della morte e dell’inverno è stata cacciata dal palco dai thrasher primaverili del Litorale, la regione che ha già sfornato più di una leggendaria formazione thrash slovena. E tra le più grandi e migliori sta diventando anche il quartetto senza timoniere di Batuje. I ragazzi sparano un thrash crudo e eccellente, che pesca soprattutto dal thrash della Bay Area mischiato a influenze speed e heavy metal e, un pochino, al thrash metal teutonico. Il risultato è puro thrash da “headbanging” che sta conquistando senza sosta i thrasher sloveni. Niente di strano, visto che nei Fosgen regnano le fantastiche linee di chitarra di Edi, con riff ragionati e assoli eccellenti, mentre la mancanza di una seconda chitarra viene colmata in modo incredibile da una sezione ritmica pazzesca, con il groove fenomenale del basso di Vasja e la batteria dinamica di Primož, piena di passaggi interessanti, tempi perfettamente precisi e pattern vari e “fill”. Il trio strumentale è così affiatato che di un’altra chitarra non si sente proprio la mancanza. Ultimo ma non meno importante, c’è il cantante thrash ideale, Boštjan, che dal vivo ha dominato sia con alti urli in falsetto sia con una voce thrash più aggressiva e con linee pulite a metà registro. E il materiale? Thrash di prima scelta, col marchio di fabbrica! Che si tratti della pestifera Strings of Insanity, della semi-ballad mid-tempo dal ritornello indimenticabile Black Angel, o del capolavoro thrash in sloveno Iz pekla do nebes e dell’inno Fosgen. Il quartetto thrash del Litorale si distingue in modo fantastico anche nelle cover scelte con cura, che stavolta sono state: il classico dei Sodom Ausgebombt, il capolavoro dei Metallica (con l’impronta di Mustaine, ovvio) The Four Horsemen e la leggendaria Symptom of the Universe dei Black Sabbath. Fosgen – “thrashin’ since 1812!” Lasciati avvelenare anche tu!
Dopo il violento ed energico assalto Thrash metal, sul palco sono saliti le star della serata, i Violent Devoties da Klagenfurt. Si tratta di una formazione Brutal Death/Grind che dal vivo regala show carichi di energia. I ragazzi hanno richiamato in sala più gente di tutti e l’hanno spinta a un paio di Mosh, che per fortuna non hanno fatto danni seri a nessuno. L’esibizione in sé, nonostante la buona energia, è sembrata molto arida e stereotipata. Durante il loro show si sentivano più o meno solo valanghe di Blast-beat, eseguiti con grande precisione ma incapaci di riempire il vuoto lasciato dalla mancanza di momenti solisti di chitarra. La band ha comunque messo in piedi uno show molto buono e carico di energia, ma purtroppo la loro musica non va oltre la media e non spicca in nulla. Forse ci sorprenderanno con l’album che è proprio in fase di registrazione. Lasciamo tempo al tempo e ai Violent devoties di maturare.
testo: Matevž Ftičar
foto, testo su Fosgen: Rok Klemše
Galleria fotografica








