THC? No, GHB! (2012)

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Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad

Luogo: Lubiana / Orto bar / Slovenia
Data del concerto: 14.04.2012
Spettatori: 70
Prezzo del biglietto: 5,00€

L’Orto fest era in pieno fermento quando lo storico club lubianese ha servito una vera leccornia per tutti i gourmet della musica, soprattutto per quelli di noi che vanno in fissa con la musica strumentale e chitarristica di mostri sacri come Satriani, Vain e Gilbert. Quel sabato sera all’Orto bar è infatti sbarcata la combriccola di Jesenice Grega Habič Band, guidata da uno dei migliori chitarristi di casa nostra, mentre a scaldare l’atmosfera ci ha pensato la focosa band hard rock/heavy metal Tomcat.

Ancora prima dell’ora annunciata sul palco sono saliti i Tomcat, combo tra Lubiana e Kranj, che si sono calati sul palco dell’Orto bar come un F-14 scaricandoci addosso un hard ‘n heavy bombastico. Dalla nascita, nell’autunno 2010, i ragazzi suonano senza sosta sui palchi di casa e si sente eccome. Grazie ai tanti concerti sono cresciuti insieme al palco e anche all’Orto sono riusciti a scaldare il pubblico senza grossi problemi. Li ha aiutati soprattutto il buon suono, che ha fatto risaltare la voce potente del frontman Denis, convincente per estensione, ruvida cattiveria e »rauca« sporcizia che ricordava il compianto Bon Scott (cosa che la sicurissima versione di Dirty Deeds Done Dirt Cheap, classico degli AC/DC, non ha fatto che confermare), e non meno dal rimbombo del basso di Šuj e dai soli precisi di Rok. Il generoso supporto dei cori rende ancora più ricchi i ritornelli bombastici ed è bello vedere che la band, nonostante parecchi cambi di formazione nei suoi due anni di attività, funziona come un orologio. Forse non guasterebbe solo un po’ più di varietà tra i pezzi e qualche arrangiamento più ricco, ma la band ha di sicuro il potenziale per staccarsi dall’attuale »status« di party band hard ‘n heavy a tratti un filo ingenua.

Poco prima delle undici sul palco è salita anche la formazione protagonista della serata, il trio strumentale “tour de force” di Jesenice, Grega Habič Band. Grega è senza dubbio al momento il musicista strumentale più attivo e prolifico dalle nostre parti, con alle spalle già quattro dischi di rock strumentale di qualità, che arricchisce egregiamente con spruzzate di metal, jazz, blues e fusion. L’ultimo album Open Heart Surgery ha visto la luce l’anno scorso, e con questo disco Grega ha dimostrato di essere riuscito a riversare il proprio cuore solo con la musica strumentale – sincero, potente, vario, ma soprattutto con un’enorme voglia di creare che non si pone limiti in fatto di generi musicali. Non c’è il minimo dubbio che Grega e la sua band siano tecnicamente ferrati almeno quanto i loro colleghi di fama mondiale, ma alla band riesce di infilare nei pezzi, oltre a passaggi scatenati e complessi, più feeling di tante formazioni con un cantante ben rodato. In poco più di un’ora il Grega Habič Trio ha così tirato fuori dalla manica un’infinità di assoli spettacolari dalle dita dell’infallibile virtuoso Grega – non sono mancati né lo shredding né sweep e arpeggi di una velocità perversa, ma è bello sentire che Habič la sua preparazione tecnica non la mette comunque in primo piano. Dalla sua ascia è riuscito a cavare numerose linee di chitarra delicatissime, scorribande jazzistiche atonali e dissonanti, armonie meravigliose, lick blues sporchi e assoli metal belli carichi. Ma il trio porta solo il nome di Grega, perché la band ha altri due pilastri insostituibili, senza i quali lo show non avrebbe colpito così nel segno. Al basso ha sorpreso ed entusiasmato Klemen Gasar (ex-Game Over), in origine chitarrista, ma ha dimostrato che anche domare le corde più grosse non gli è affatto estraneo: ha lasciato di stucco con alcune linee suonate alla grande e tapping fenomenali, mentre al rombo tonante della batteria sullo sfondo ha pensato il poliedrico, versatile e variopinto Blaž Soklič. E il trio ha suonato tutto con sorrisi sinceri stampati in faccia e una vivacità quasi infantile. Insomma, siamo stati testimoni di una performance fenomenale di un trio che meriterebbe più attenzione di quella che ha – ma con i GHB si vede da lontano per cosa vivono. Ed è la pura necessità di creare e presentare la propria visione musicale, che almeno sul suolo di casa non ha rivali.

Scaletta

GHB:
1. Razor’s Edge
2. Voodoo Sex Thing
3. Alyx
4. Beyond Redemption
5. Devil’s Whisper
6. Zero Gravity
7. IO
8. A Little Love Song
9. Crying Out Loud
10. Catharsis
11. Self Destruct Sequence/Hot 4
12. Alchemist
13. Revolution
14. Devil Planted the Seed

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