The Anatomy of Melancholy
Autore: Rok Klemše
Artista: Paradise Lost
Etichetta: Century Media
Uscita: 2008
La formazione britannica dei Paradise Lost ha alle spalle una carriera ventennale ricchissima, piena di alti e bassi. Già con il debutto Lost Paradise (1990), insieme ai connazionali Anathema e My Dying Bride, sono stati considerati i fondatori del genere death/doom metal. Ben presto i Paradise Lost hanno portato nella loro musica melodia, voci pulite (anche femminili) e inserti sinfonici, e ancora oggi sono visti come veri pionieri e innovatori del gothic metal. Il secondo album, Gothic (1991), è tuttora considerato uno dei più influenti del genere, e critica e fan l’hanno proclamato all’unanimità un classico senza tempo. Nei dischi successivi i Paradise Lost si sono costruiti la fama di una delle più grandi band del death/doom e del gothic metal, poi nel 1997 hanno pubblicato One Second, dove flirtavano con il synth-pop in stile Depeche Mode e con l’elettronica. Con il controverso Host (1999) hanno dimenticato del tutto le loro radici metal, e a quel punto un sacco di vecchi fan gli ha voltato le spalle. Solo con l’album Paradise Lost, uscito nel 2005, la band è tornata ai suoni metal e ha annunciato il tanto atteso ritorno in forma. In Requiem, uscito l’anno scorso, lo ha confermato: i Paradise Lost sono tornati!
Sull’onda del successo di In Requiem, accolto a braccia aperte sia dai fan che dalla critica, l’anno scorso i Paradise Lost hanno registrato anche un fresco prodotto live CD/DVD. The Anatomy of Melancholy è quello che abbiamo davanti, registrato al Koko di Londra il 12 aprile 2007. Dopo il flop del DVD Evolve, con la registrazione Live at Sheppard’s Bush affondata soprattutto dalla pessima prova vocale di Nick Holmes, era ora che i Paradise Lost si riscattassero. E con questo lavoro ci riescono in pieno. La produzione è semplicemente fantastica: il suono è tagliente, possente, chiaro e pulito, e la band è all’apice delle sue forze. Le chitarre sono alte e bombastiche e si sposano benissimo con l’ottimo drumming di Jeff Singer, probabilmente il miglior batterista dei Paradise Lost (peccato che dopo l’ultimo album abbia lasciato la band, ma ormai ci sono abituati: nella loro storia nei Paradise Lost sono cambiati solo i batteristi) e che contribuisce a far suonare la band ancora più compatta, completa e unita. Il basso nel mix è un po’ spinto sullo sfondo, ma riempie comunque bene il quadro sonoro. La parte più entusiasmante della registrazione è senza dubbio il cantante Nick Holmes, il cui contributo è sempre stato un punto interrogativo. Nel DVD Evolve stonava in modo penoso per almeno tre quarti del tempo, mentre qui tocca il suo apice vocale e brilla come mai prima. Emotivo e coinvolto, su Eternal e Gothic arriva persino a cantare con un growl un po’ debole e ruvido che ricorda il suo urlo gutturale degli esordi. Il pubblico è carico, Nick riesce a infiammarlo a dovere, e si fa presto a immaginarsi lì, in mezzo al Koko, a vedere il concerto. La band parte subito col botto con l’ottimo opener di In Requiem, The Enemy, che dal vivo suona devastante e bombastico: la prova che l’ultimo disco riporta i Paradise Lost ai fasti di un tempo. Ancora di più quando la band suona Praise Lamented Shade in proporzioni epiche. La scaletta è completata bene da Sweetness, suonata di rado, dal singolo Seals the Sense, e da Forever Failure, introdotta da un sample dell’ultima video-intervista a Charles Manson: “I don’t know what sorry means”. La scaletta pesca in modo efficace da tutti gli album, anche se Gothic si meritava sicuramente qualche pezzo in più, e soprattutto manca qualcosa da Icon e Shades of God. Da Host, che lo stesso Holmes definisce controverso, si poteva scegliere un pezzo migliore di So Much Is Lost; le vere chicche dell’album si nascondono invece in Embers Fire suonata a metà velocità, in Pity the Sadness, nella curiosa Mouth, dove le chitarre sostituiscono tutte le parti elettroniche e di tastiera, e nell’inno As I Die. Come da tradizione, i Paradise Lost chiudono il concerto con il loro pezzo più famoso, l’hit da club Say Just Words dell’album One Second. Un concerto così bello meritava un finale un po’ migliore. Un bel extra nel libretto sono poi le “liner notes”, in cui Nick e il chitarrista Greg Mackintosh presentano ogni singolo pezzo in modo scherzoso e divertente.
The Anatomy of Melancholy è senza dubbio un acquisto obbligato per ogni fan dei Paradise Lost, ed è bello sentire che una band rimasta per anni nella mediocrità sta tornando sulle strade dei vecchi fasti. Ancora più bello è sentire che la band funziona così bene anche dal vivo, come su questa registrazione.
Formazione
Nick Holmes – voce
Gregor Mackintosh – chitarra
Aaron Aedy – chitarra
Stephen Edmondson – basso
Jeff Singer – batteria
Produzione
Jens Bogren
Tracklist
CD 1
1.Intro
2.The Enemy
3.Grey
4.Erased
5.Red Shift
6.So Much Is Lost
7.Sweetness
8.Praise Lamented Shade
9.Pity the Sadness
10.Forever Failure
11.Once Solemn
12.As I Die
CD 2
1.Embers Fire
2.Mouth
3.No Celebration
4.Eternal
5.True Belief
6.One Second
7.The Last Time
8.Gothic
9.Say Just Words