The Beginners Guide To Throwing Shapes

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Saga
Etichetta: SPV Records
Uscita: 1989
Voto: 4/5

Dopo un lungo flirt con il pop negli album “Behaviour” (1985) e “Wildest Dreams” (1987), che pur contenendo parecchi momenti musicali interessanti e portando alla band un buon successo commerciale, hanno però deluso parecchio i fan di lunga data, che sentivano soprattutto la mancanza di più elementi progressive, i Saga con “The Beginners Guide To Throwing Shapes” sono tornati sonoramente un po’ più vicini alle loro radici prog rock. All’epoca i Saga funzionavano come trio di membri originali: il cantante/tastierista Michael Sadler, il chitarrista Ian Crichton e suo fratello, il bassista/tastierista Jim Crichton. Alla batteria, come nel disco precedente, c’era l’ottimo batterista jazz fusion Curt Cress (Passport), a metà strada tra membro ufficiale e ospite della band. Con “The Begginers Guide” i Saga hanno deciso di tornare alle loro origini progressive e al sound che a inizio anni ’80 gli aveva regalato un bel successo commerciale, soprattutto in Europa centrale. Anche stavolta i fratelli Crichton usano in molti pezzi del disco il suono allora fresco e innovativo dei synth-chitarra, ovvero le sintaksi (furono tra i primi musicisti a usare questo strumento). Le tastiere, complice l’assenza (temporanea) di Jim Gilmour, sono di nuovo piuttosto basilari, ma i singoli arrangiamenti sono piazzati in modo efficace sullo sfondo. Per il sound inconfondibile della band, comunque, sono sempre stati fondamentali soprattutto la voce di Michael, che stavolta ha ricominciato a esprimere anche più rabbia (al posto del pathos romantico a cui si era aggrappato spesso nei due album precedenti), e le inconfondibili magie chitarristiche di Ian. Quest’ultimo ha avuto di nuovo un po’ più spazio per sfoggiare le sue doti soliste e mostrare qualche riff niente male.

“The Beginners Guide To Throwing Shapes” è un concept album. I testi raccontano la storia di un ragazzo schizofrenico che vive nel suo mondo immaginario. Niente di speciale, insomma, ma sicuramente un passo nella direzione giusta e lontano dai testi d’amore che dominavano i due predecessori. Il sound del disco è ancora molto anni ’80, con un forte accento su percussioni elettroniche e vari effetti sonori delle tastiere. Se si lascia da parte il suono delle tastiere, decisamente meno vario, è un ritorno riuscito a quel classico sound Saga con cui ci avevano conquistati nei primi album. I momenti pop rock stavolta sono piuttosto rari e di solito sono solo un elemento di un insieme musicale più ampio.

Già l’opener art rock “How Do I Look” è una bomba che conferma che la chimica tra i fratelli Crichton e Sadler funziona di nuovo come ai bei tempi. Dentro c’è infatti tutto quello che il fan medio della band può volere – un riff di chitarra elettrizzante e unico, un ritmo movimentato, trame di tastiera intelligenti e un ritornello melodico che non ti esce più dalla testa. “Starting All Over”, aperta dai suoni dei synth-chitarra, ha anch’essa un ritornello straordinariamente cantabile, quasi epico, un riff magico e ammaliante e un bel tappeto di tastiere sullo sfondo. Al riff unico di Ian si aggiunge la sezione ritmica, poi arrivano un ottimo assolo di chitarra, il ritornello e un finale improvviso. “Shape” ha una dose pazzesca di energia, alimentata da una voce carismatica (quei sarcasmi vocali tipici di Sadler erano mancati spesso nei due album precedenti), da ottime sezioni strumentali con tanti passaggi di tastiere elettroniche, fiammate di chitarra e sintetizzatori. Di nuovo il riff unico di Ian e un ritornello epico, stavolta con inserti strumentali ancora più movimentati. Un pezzo che starebbe benissimo anche in uno dei loro primi album.

“Odd Man Out” è molto nello stile della classica ballata AOR malinconica, come quelle che amavano fare nei due album precedenti. La cosa più interessante è che Ian ci suona il banjo, con cui nella parte centrale piazza anche un assolo ottimo (da cui passa in un attimo a un altro assolo di chitarra elettrica). Momenti malinconici così, che non suonano sdolcinati, sono più che benvenuti per calmare un po’ l’atmosfera e concedersi una “pausa”, quando si tratta di un album vario e carico come “The Beginners Guide”. “Nineties” è un esperimento parecchio interessante, che si apre con un coro inno a più voci, che forma anche il ritornello principale. Qui è interessante soprattutto l’uso vario di percussioni elettroniche ed effetti sonori, mentre il ritornello allegro-sognante a più voci suona piuttosto buffo. Uno dei momenti più forti del disco, secondo me, è senza dubbio “Scarecrow”, con un bellissimo riff di chitarra d’apertura, seguito da una sezione ritmica colorata e dall’irruzione di una voce energica. In questo pezzo mi piace soprattutto come Ian usa la chitarra nella parte centrale, quando il suo strumento comincia a sostituire di fatto la normale sezione ritmica. Anche le tastiere sono piazzate con gusto tra la sezione ritmica, la “segata” di chitarra e il ritornello principale.

L’ottima “As I Am” è di sicuro, tra tutti i pezzi del disco, quello più vicino a un hit, anche se non lo è mai stato. La impreziosisce quel magico ritornello melodico dei Saga che non ti esce dalla testa e che acquista ancora più fascino grazie a come ci si intrecciano un tappeto di synth ammaliante, un riff di chitarra unico e un ritmo possente. E non mancano nemmeno ottime sezioni strumentali progressive e complesse, con un rapido e movimentato gioco di incastri tra chitarra e tastiere. Qui, con la combinazione di elementi pop e prog, hanno di nuovo fatto centro. Una vera delizia e forse persino il pezzo migliore del disco. “Waiting In The Wings”, dove si alternano calma sognante e botta carica, è un’altra composizione di qualità con un intro interessante sulle percussioni elettroniche, a cui si unisce un riff possente e una voce espressiva. Anche stavolta c’è una buona combinazione di elementi pop (ritornello melodico e ipnotico) e prog rock (riff incisivo, sezioni strumentali movimentate nei duelli tra chitarra, ritmo e tastiere).

La conclusiva “Giant” è una delizia progressive di chiusura e il pezzo più sperimentale del disco. Si apre in modo spassosissimo, con il racconto di un vecchio e un motivo asiatico sul banjo di Ian (anche questo tipo di trovate spiritose era mancato nei due predecessori). La composizione conquista soprattutto con la sua ritmica incredibilmente varia (dentro si sente anche uno xilofono), le ampie trame di tastiera e alcuni dei migliori riff e assoli di chitarra del disco. Colpisce anche la velocità con cui cambiano tra un motivo e l’altro - come se uno li annoiasse in fretta, prima ancora di aver finito di suonare il precedente. Il ritornello epico con voce potente, cori a più voci, percussioni elettroniche, un riff ringhiante e un succoso strato di tastiere è anche questo da leccarsi i baffi. È davvero di nuovo quella Saga progressive che piace alla maggior parte dei loro fan.

Con “The Beginners Guide To Trowing Shapes” i Saga sono tornati con grande efficacia ai vecchi standard prog rock su cui avevano costruito i loro dischi migliori. Anche se non tutti i tasselli del mosaico Saga erano ancora al loro posto (Jim Gilmour e il batterista Steve Negus torneranno con il disco successivo, anche se il loro ritorno negli anni a venire non porterà sempre i frutti migliori), i Saga, come trio e insieme all’ottimo collaboratore Cress, hanno dimostrato di saper creare lavori rifinitissimi. “The Beginners Guide” non è certo un capolavoro, né per la band, tantomeno per il rock progressivo, ma è senza dubbio un must per tutti i fan dei loro primi cinque album classici e per chi era rimasto deluso dai due precedenti, più orientati alle radio.

Formazione

Michael Sadler – voce, tastiere
Ian Crichton – chitarra, banjo, synth-chitarra
Jim Crichton – basso, tastiere, synth-chitarra
Curt Cress – batteria, percussioni

Produzione

Saga

Tracklist

1. How Do I Look (4:33)
2. Starting All Over (4:01)
3. Shape (5:10)
4. Odd Man Out (4:54)
5. The Nineties (4:16)
6. Scarecrow (4:20)
7. As I Am (5:15)
8. Waiting In The Wings (4:55)
9. Giant (7:10)

Durata dell’album: 44:34

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