The Black Dahlia Murder, Cephalic Carnage, Psycroptic e Sylosis hanno scaldato il Gala Hala (2009)
Autore: Rok Klemše
Luogo: Gala Hala, Lubiana
Data del concerto: 02.02.2009
Numero di spettatori: 250
Prezzo del biglietto: 20€/25€
Madre natura difficilmente avrebbe potuto confezionare un’atmosfera più adatta al death metal di quella di questa giornata. Ci ha rifilato una ventina di centimetri di neve, ha paralizzato il traffico a Lubiana e in 2/3 della Slovenia, e la sera ha pensato bene di mandare una pioggerellina leggera, giusto per darci (almeno per cinque minuti) la sensazione di vivere in una città relativamente pulita. E in questo idillio invernale ci siamo avviati verso Metelkova, dove i soliti puzzoni di turno avevano organizzato di nuovo una festa che prometteva qualche ora di casino di qualità e aerobica, con in omaggio una bella dose di fischio nelle orecchie per il giorno dopo. Stavolta, infatti, hanno portato i The Black Dahlia Murder da Detroit, che in compagnia degli “hydrogrinder” Cephalic Carnage da Denver, dei diavoli tasmaniani Psycroptic e dei giovani thrasher britannici Sylosis stanno devastando il mondo, spaventando le nonnine e presentando il loro nuovo disco Nocturnal.
Visto che quel giorno a Lubiana c’erano ben due feste metal (al VPK, sulle fondamenta delle ossa pigre, tra una tempesta di birra e l’altra, sono arrivati fino a noi i leggendari Rave Nigger…aaa, Grave Digger) e vista la situazione generale tra meteo e traffico (il nostro servizio comunale ha deciso di risolvere il problema di strade e marciapiedi innevati con il calore: aspetteranno la primavera, quando farà caldo e la neve si scioglierà…), c’era il timore che quella sera il Gala Hala potesse restare un po’ deserto. E anche quando ci siamo trascinati fino a Metelkova, sotto le tettoie improvvisate si stringevano, bevevano birra e fumavano erba forse tre dozzine di metallari. Poco prima dell’apertura delle porte, però, davanti all’ingresso si è radunata una bella folla, così già i primi cavalieri hanno suonato davanti a una sala piena per tre quarti, e il pubblico è continuato ad aumentare, tanto che per gli ultimi due gruppi la calca era ormai quasi insostenibile, e il caldo anche molto prima…ma andiamo con ordine.
Per cominciare sono saliti sul palco i giovani inglesi Sylosis, che hanno già alle spalle tre supporti sonori pubblicati (dove li portano, in capo al mondo magari?), due EP, Casting Shadows (2006) e The Supreme Oppressor (2007), e il primo full-length (ma quanto lungo??) dell’anno scorso, Conclusion Of An Age. I ragazzi, che i media proclamano alfieri della nuova ondata di thrash/death metal d’oltremanica, sono stati serviti dall’impianto in modo corretto, al pubblico la loro musica è piaciuta e il mosh pit si è presto preso la maggior parte dello spazio sotto il palco. I ragazzi si rendono evidentemente conto della loro giovinezza e della (poca) dimestichezza nel comunicare col pubblico, e così hanno spazzolato via il loro set di mezz’ora senza chiacchiere inutili, a parte il cantante che ha detto che tanto tutti i pezzi che suonano vengono dal loro primo album. La loro musica, che sui dischi a volte (almeno a me) suona piuttosto plasticosa (produzione “troppo pulita”??), dato che alla fine vogliono essere una band thrash, dal vivo suonava molto più organica, spesso più vicina al death che al thrash metal, e i vari inserti deathcore che si trovano anche sui dischi sono usciti piuttosto animaleschi, nonostante il cantante, a giudicare solo dall’aspetto, potrebbe tranquillamente cantare in qualche band alla Green Day o simili, e la folla radunata al Gala Hala li ha incitati senza rimorsi, così già alle otto e mezza di sera ci siamo beccati una bella dose di buon metal. Con la loro energia e il controllo del palco (vabbè, cinque persone sul palco del Gala Hala lo controllano per forza, perché lo riempiono…) i ragazzi hanno offerto un’introduzione adeguata al concerto e sono stati senza dubbio la sorpresa positiva della serata. E quando hanno finito di suonare, il 99% del pubblico (dopo gli obbligatori 1,5 minuti di urla e strepiti, ovviamente) è scappato fuori dal Gala Hala a prendere aria, perché dentro c’erano secondo me già una trentina di gradi, mescolati a odore di sudore, birra e chissà che altro, insomma una situazione molto (s)piacevole…
E dopo la sorpresa positiva della serata, purtroppo è arrivata subito quella negativa. Gli Psycroptic, cioè. Non offendetevi, a me personalmente i ragazzi piacciono, ma questa esibizione è stata sotto ogni critica. È vero che avevano l’audio peggiore di tutti i gruppi, ma questo non era death, né death/grind, né grind, né death metal tecnico, era una schifezza. Il cantante non cantava, non urlava, non growlava né niente di simile, ma raschiava e rantolava (sarà mica stato raffreddato?), e la musica era un enorme pasticcio. Si capisce che se una band ha condizioni pessime non dà il massimo, ma questo non dovrebbe significare che la band non dia proprio niente. Tutto (e ogni pezzo in particolare) filava così: annuncio del pezzo, presa della posa, inizio del pezzo, un po’ di headbanging sopra il pubblico, passeggiata sul palco, “canto”, fine. Al pubblico (soprattutto ai croati ubriachi) in realtà piaceva, ma per me è stata una delle peggiori esibizioni in assoluto. Ogni tanto aiuta anche suonare qualche pezzo vecchio… mezz’ora di vita che non riavrò mai indietro… Comunque sia, durante la pausa siamo usciti a prendere aria e a farci una birra con la paura nel cuore, perché i prossimi in scaletta erano…
…i Cephalic Carnage. Tranquilli: vittoria totale. Audio migliore del 100%, pubblico davvero in vena di festa, e si sentivano chiaramente nell’aria gli influssi positivi del THC. La band ci ha impartito e fatto ripassare una lezione su come devono intrattenere il pubblico degli artisti (piuttosto liberi da vincoli di genere), su come trasmettere energia positiva tra la gente (e questa, ovviamente, rimandarla indietro): invece dei ringraziamenti tra un pezzo e l’altro invitavano il pubblico a fumare erba, anche loro sul palco si sono fatti qualche tiro (fino a tre) dal bong e si sono sicuramente guadagnati il cuore di parecchi fan (a quel punto già belli ubriachi o fatti), quando il cantante ha dimostrato di saper dire in sloveno: trava (erba). Gente e band hanno fatto festa non-stop per tutta l’esibizione, il mosh pit era spontaneo (non provocato, come con gli Psycroptic), chi non moshava scuoteva i capelli, urlava, beveva birra e/o fumava (anche sigarette) e tutti insieme abbiamo portato il Gala Hala stracolmo al punto di ebollizione. Stavolta alla lettera, perché la temperatura secondo me era di almeno 35 gradi, e noi combattevamo contro di essa con (etto)litri di birra. La vittoria totale l’ha messa a segno la band con l’ultimo pezzo, quando, con le maschere (black metal) in faccia e addobbati di borchie, ha suonato il pezzo “black metal” Satan Will Burn In Hell. Come se le loro smorfie e maschere non bastassero, hanno assunto vere pose “black”, e il cantante aveva al collo un anticristo fatto (credeteci o no) di forchetta e cucchiaio, con cui “terrorizzava” il pubblico, che ha risposto con un’approvazione molto, molto rumorosa e un applauso/urlo omerico quando hanno finito l’esibizione. Credo che a nessuno abbiano dato fastidio calca e caldo durante il loro show, anche se il tutto era al limite della sopportazione.
Per ultimi, a far impazzire il Gala Hala completamente pieno (secondo me ci sarebbero entrate altre 20 persone) e rovente/puzzolente, ci hanno pensato i The Black Dahlia Murder. Il pubblico (quella sera piuttosto giovane) gli ha mangiato in mano dal primo istante (pare che tra le nuove generazioni di metallari questa musica sia davvero popolare), anche se dobbiamo (mano sul cuore) ammettere che la band non ha offerto nulla di eccezionale. La musica che sparano è sì saltellante, aggressiva ed estrema, ma secondo me fra 20 anni nessuno saprà chi erano i TBDM. Ai ragazzi ha giocato brutti scherzi anche l’audio (dov’erano i bassi?), ma questo al pubblico (come al solito) non ha dato fastidio. La festa è salita di livello, il caldo pure, chi si avvicinava troppo al palco rischiava come minimo qualche calcio (è una rottura fare moshpit quando c’è una calca totale) e l’ora del loro show è volata, così, tutto sommato soddisfatti di quanto visto, siamo andati a prenderci un burek e poi a casa a recuperare le forze per le prossime imprese.
Foto: Rok Erjavec
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