The Codex
Artista: Codex, The
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2007
Voto: 2.5/5
The Codex è un progetto formato dal polistrumentista e autore Magnus Karlsson, dal batterista dei progressive metaller svedesi Mind’s Eye Daniel Flores, dal cantante Marc Boals (ex-Y.J. Malmsteen, Ring Of Fire) e dal bassista Linus Abrahamson (Nocturnal Alliance). Con questi ragazzi non si scherza! Karlsson è famoso per essere operoso come una formichina e la sua giornata di lavoro davvero non conosce pause. Le collaborazioni con il progetto Allen/Lande, nei gruppi Starbreaker, Midnight Sun, Last Tribe, con Tony O’Hora (The Sweet, ex-Praying Mantis), per citarne solo alcune, e l’alta reputazione del cantante Marc Boals, che ha lavorato con nomi come Virgil Donatti, Y.J.Malmsteen, Tony McAlpine, non sono certo robetta. Se ci aggiungi la splendida raccolta di dischi dei Mind’s Eye con Flores al timone, ottieni alla fine una formula davvero micidiale, che con un’intesa del genere non sa e non riesce proprio a sbagliare un colpo.
L’album “The Codex” farà felici tutti gli amanti dell’heavy metal melodico. Qui devo essere preciso. Heavy metal melodico, quello che negli ultimi tempi viene sviluppato e approfondito dai musicisti scandinavi. Perché non ho detto power metal melodico? Per evitare che qualcuno pensi a chissà quale somiglianza con gruppi come The Hammerfall, Sonata Arctica ecc… Siamo a miglia di distanza. La cosa più delicata di tutta la faccenda è che oggi le band scandinave, che partano da una base progressive metal o heavy metal, cancellano ostinatamente i confini tra hard rock melodico e heavy metal e arrivano perfino a piantare elementi di AOR nel proprio linguaggio. A colpi della tipica integrazione di armonie vocali di supporto e tastiere. E viceversa, dal rock al metal. Il confine tra hard rock e heavy metal oggi è curiosamente spesso così sfumato, quando ci troviamo davanti a gruppi “new wave” come Platitude, Evil Masquerade, Leverage, Darkwater… Con The Codex, però, la faccenda è più semplice.
Chi è innamorato dei due album usciti sotto la bandiera comune dei cantanti Jorn Lande (Jorn, ex-Masterplan) e Russell Allen (Symphony X) si innamorerà subito anche di “The Codex”. Il progetto ha un suono estremamente duro, rapsodico, possente e maestoso, per dirla alla buona condito con una bella dose di bombast sinfonico ed epico. Anche stavolta l’influenza di Karlsson è più che evidente. Magnus è ancora una volta il principale portatore delle idee di base per costruire i motivi e scolpire il volto dei brani. La crescita graduale di questa atmosfera solenne, dai pre-ritornelli fino alla melodiosità contagiosa dei ritornelli, dove tocca vette di umore bombastico, in molti punti ricorda per melodia l’album “Escape Into The Sun” (2006), disco del cantante e bassista dei The Sweet Tony O’Hora, in cui Karlsson ha avuto un ruolo importante durante la realizzazione. Ma l’atmosfera di “The Codex” è, al confronto, completamente diversa. E questo per via di un timbro vocale completamente diverso, quello di Marc Boals. O’Hora è ancora più acuto, ma un po’ più sottile e debole nel trasferire la potenza dai registri medi a quelli alti, mentre Boals possiede un asso nella manica straordinario: il passaggio continuo della potenza dai registri medi a quelli alti e altissimi (un indizio generale per i “ciechi” e i sordi”, leggi: Dickinson nei suoi anni migliori), perciò, insieme al tipico suono di tastiere alla Karlsson, nell’atmosfera di “The Codex” si sente slancio, solennità, qualcosa di più simile alla ribellione, mentre la malinconia si avverte un po’ meno. Per grado di malinconia (frutto base della composizione e della produzione di Magnus Karlsson), lo possiamo collocare più o meno a metà strada tra l’atmosfera Lande/Russell e quella dell’album “Escape Into The Sun” di Tony O’Hora.
L’album “The Codex” è, sia per Karlsson che per Boals, probabilmente uno dei più duri che abbiano mai fatto insieme nelle rispettive carriere. A livello di produzione il suono è riempito fino all’ultimo spazio. Calore e solennità pervadono il disco, così come il struggimento e un pizzico di lutto e dolore. I riff? Anche se non dai prima un’occhiata alla formazione sull’album, non è difficile cogliere subito l’approccio di Karlsson. Anche stavolta Karlsson conferma di essere una fabbrica di idee che generano riff di chitarra efficaci, per sviluppare un’esplosiva potenza d’urto e una rabbia mordace, che in produzione è comunque subordinata all’equilibrio con le tastiere. I riff si incastrano tra loro in modo dinamico, i passaggi sono brillanti ma fluidi, e per questo l’album ha compattezza e coerenza. I brani sono tutti alla pari, realizzati a un livello eccezionale, il che, nel caso dei musicisti di “The Codex”, è più routine che voglia di dimostrare e di farsi riconoscere, quella che brucia soprattutto nei cuori più giovani di musicisti ancora non affermati. L’alto livello di dinamica lo crea ovviamente anche la sezione ritmica perfetta con alla testa Flores, che, nonostante il collaudato schema “alla Karlsson”, conferma il suo dominio soprattutto nei passaggi, dove si ritaglia da maestro lo spazio per la spericolatezza delle parti di batteria.
“The Codex” è un album prudente. Karlsson e compagnia si sono mossi dentro un territorio di genere che portano nel mignolo. Heavy metal ultra melodico. Una bibbia più bella per questa definizione di quella che offre questo disco farete fatica a trovarla. L’altro motivo per cui questo album è nato è sicuramente il fatto che questi ragazzi si sono divertiti un sacco a realizzarlo, grazie alla loro amicizia. È un disco scritto su misura per la tipica combriccola di amanti dei suoni metal pesanti, che cercano raffinatezza melodica, precisione nel suonare, che deve essere confermata da (come minimo) assoli di alta qualità, rullate di batteria velenose nei passaggi, e dalla melodia portata da una voce elaborata. Tutti e tre gli elementi, insieme alla produzione, sono la premessa per creare bombast e un’ondeggiante dinamica dell’atmosfera, oltre che dei motivi, lungo tutto “The Codex”. Niente di nuovo, ma eccellente.
Formazione
Marc Boals – voce
Magnus Karlsson – chitarra, tastiere
Linus Abrahamson – basso
Daniel Flores – batteria
Produzione
Magnus Karlsson
Tracklist
1. Beyond The Dark (5:12)
2. Raise Your Hands (5:37)
3. Toxic Kiss (4:38)
4. Bring Down The Moon (5:54)
5. Running Out Of Hate (5:37)
6. Dream Makers (5:33)
7. Whole Again (6:15)
8. Mistress Of Death (5:58)
9. Mystery (5:39)
10. Prisoner (6:14)
11. You Can Have It All (5:50)
12. Garden Of Grief (6:39)
Durata dell’album: 69:06