The Congregation
Autore: Primož Novak
Artista: Leprous
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: year_month
Durata: 70:58
Voto: 4/5
Il potenziale dei Leprous, quando anni fa si affacciavano alla scena, l’aveva intuito un pezzo grosso come Ihsahn, che si è fatto un nome con la band black metal di culto Emperor. Nella sua carriera solista Ihsahn mette al centro una musica dal taglio più progressivo. Ma siccome per fare musica così serve parecchia competenza, gli servivano altre persone che lo aiutassero in studio e dal vivo. Così si è portato dietro i membri dei Leprous, che si sono rivelati musicisti davvero capaci. Visto che i ragazzi avevano anche idee loro, in seguito hanno iniziato a metterle in mostra nella propria band, che oggi è un nome belle marcato della scena progressive metal. Con gli anni i Leprous sono diventati così impegnati da dover salutare Ihsahn. E vista la loro popolarità in continua crescita, è stata una mossa intelligentissima.
The Congregation è il quarto disco in studio e in più di un’ora porta l’ascoltatore in un viaggio unico, che mescola influenze diverse. I Leprous non guardano a una sola epoca, ma riescono a combinare alla grande le influenze dei Settanta con quelle di altri periodi. Soprattutto va sottolineato che la band ama spingersi anche verso territori più avanguardistici. Le associazioni saltano fuori di continuo: quella con i The Mars Volta è piuttosto evidente e si sente nelle voci e in certi passaggi poco melodici. Ma i Leprous usano anche parti molto cantabili e tranquille, quindi non sono pesanti da ascoltare, anche se all’ascoltatore chiedono comunque un po’ di attenzione.
Fin dall’inizio i Leprous mostrano come ci si deve approcciare alle cose per fare qualcosa di unico. Per prima cosa conquistano probabilmente con la voce unica di Einar Solberg, che sa cantare piano, salire negli acuti o addirittura urlare. Solberg, essendo il principale autore della musica, sembra stare proprio al centro dell’album. Il suo senso per le melodie e per la costruzione delle linee è senza dubbio uno dei punti di forza più evidenti del disco. Altrettanto importanti sono le sue tastiere, con cui regala atmosfera ai pezzi. Solberg non punta sul kitsch né sugli assoli infiniti con cui tirare i brani per le lunghe. Le sue tastiere, che pescano anche dalla musica elettronica, riempiono alla perfezione il quadro d’insieme e rendono ancora più interessanti i pezzi più tranquilli. Come esempio si possono citare le canzoni The Flood e Red.
Anche se Solberg è il membro che spicca di più, non bisogna trascurare gli altri. La varietà ritmica dell’album è senza dubbio un elemento forte. Il nuovo batterista Baard Kolstad si è messo in luce con la sua conoscenza di ritmi diversi e un modo di suonare dinamico. Un buon esempio è la canzone Rewind, in cui Kolstad si fa notare con un drumming intenso che cresce per tutto il brano. Il duo di chitarre Suhrke/Landsverk all’inizio non convince granché, ma con riff atmosferici e sincopati il suono dei Leprous si completa. Quello che invece non spicca è il basso, che fa solo da sostegno ritmico, ma con uno stile così sarebbe abbastanza senza senso dargli un ruolo da protagonista. Quando il disco si chiude, si può confermare che i Leprous vogliono ancora creare qualcosa di unico. Non vogliono suonare annacquati come il neo-prog rock né a corto di idee come certe band retro-prog. Con una fantasia che ama sfiorare l’avanguardia, i Leprous sono una vera particolarità, che a ogni disco guadagna popolarità.
The Congregation, come gli altri album dei Leprous, è un disco che chiede all’ascoltatore molta attenzione e tempo per sedimentare. Per conoscere la band è comunque l’album ideale. Ma ha anche qualche difetto: certi pezzi sembrano tirati per le lunghe e salta fuori anche qualche filler. Ciononostante si sente ancora la creatività della band e lo slancio per il futuro. Quanto margine abbiano ancora i Leprous lo scopriremo con il prossimo disco.
Formazione
Einar Solberg – voce, tastiere
Tor Oddmund Suhrke – chitarra
Øystein Landsverk – chitarra
Baard Kolstad – batteria
Simen Daniel Børven – basso
Produzione
David Castillo, Jens Bogren (mix)
Tracklist
01. The Price
02. Third Law
03. Rewind
04. The Flood
05. Triumphant
06. Within My Fence
07. Red
08. Slave
09. Moon
10. Down
11. Lower
12. Pixel (bonus)