The Darkness: Live At Hammersmith
Data di uscita: 15/06/2018
Etichetta: Canary Dwarf / Cooking Vinyl.
Durata: 75:50
Voto: 9 / 10
«Live At Hammersmith» è il documento live della band rock britannica The Darkness. Viene da chiedersi che diavolo abbiano combinato i ragazzi in tutti questi anni, per farci aspettare così tanto. Un risultato eccellente, che nasce dal concerto della band all’Hammersmith di Londra, il 10/12/2017. All’epoca il gruppo era nella tranche britannica del tour «Tour De Prance» e stava promuovendo il suo ultimo lavoro «Pinewood Smile» (2017). Uno show imbottito di pirotecnica, tonnellate di coriandoli sparati e tutto il resto che la fantasia del rock’n’roll sa partorire, e che su questo album si è incarnato in modo brillante. Di una genuina orgia da palco, di divertimento a pieno sangue e di una manciata di simpaticissime idiozie, però, non potremmo parlare se sul palco non ci fossero quattro stalloni in abiti affilati e fasciati come guanti, armati di una vera eresia glam. In forma smagliante. In questa registrazione i The Darkness suonano così leggeri e spensierati, come se avessero davvero scacciato una volta per tutte i fantasmi del loro selvaggio passato, lasciandoseli finalmente alle spalle.
Justin Hawkins è ancora una volta la calamita numero uno. Con la sua voce folle e, ovviamente, una presenza scenica di altissimo livello, che regala senza sosta mattane incredibili, pescate dal ricco forziere dell’humour nero tipico delle isole britanniche. Chiunque abbia visto anche solo un concerto di questa banda di svitati sa che, con i The Darkness, non conta soltanto suonare il repertorio. Durante il live, oltre alle canzoni, succedono tante altre cose che nessuno può restare indifferente. Nemmeno il più irriducibile nemico del rock’n’roll. Davanti al canto estremamente acuto di Justin ti si rizzano di nuovo i peli. Anche l’anima parodistica del gruppo spacca di brutto. Un frullato di Queen, Thin Lizzy, AC/DC, Cheap Trick e, se ci aggiungiamo pure Sweet o Boston, quello che incarna già il disco d’esordio multiplatino «Permission to Land», che la band, in termini di successo commerciale, non ha più superato, va a tutta birra e non risparmia una dose pazzesca di voltaggio rock’n’roll ultra-ottano. Curioso che l’album «Permission To Land» sia così ben rappresentato in scaletta. Evidentemente la band lo apprezza un sacco, ma c’è anche dell’altro. I The Darkness sono consapevoli del suo «peso», e in questo tour, da cui arriva anche il concerto di Londra, volevano dare ai fan il meglio «del momento», senza lasciare spazio al caso o a un eventuale «scivolone tattico». Dal debutto ci sono i grandi hit Growin’ On Me, Get Your Hands Of My Woman, Love Is Only A Feeling, l’immancabile I Believe In A Thing Called Love, a cui si aggiungono Black Shuck, Givin’ Up, Stuck In A Rut, Friday Night e, ultima ma non ultima, anche Christmas Time (Don’t Let The Bells End), che viene dall’edizione natalizia speciale di questo album per il mercato europeo. Parliamo quindi di quasi metà dell’intera scaletta, su un totale di 19 pezzi suonati in questa maratona live. L’ultimo album è rappresentato da tre ottimi brani: Soild Gold, la particolarmente grottesca Japanese Prisoner of Love e Buccaneers of Hispaniola, che con la loro goliardia non fanno altro che buttare benzina sul fuoco. One Way Ticket non manca di certo, mentre il disco si apre con l’eccellente Open Fire, col giusto riff di chitarra per aprire qualsiasi concerto dei The Darkness, a cui tiene compagnia, da «Last Of Our Kind», la lucida e sarcastica The Barbarian. Un concerto che non perde il filo rosso nemmeno per un attimo in tutta la sua durata, esplode di detonazioni di retorica rock’n’roll di prima classe e di un momento «festaiolo» brillantemente incastonato.
Uno dei migliori documenti live usciti quest’anno sulla mappa rock mondiale. I The Darkness suonano incredibilmente sciolti, «liberati», e, a fianco di tutto il teatro e il baccano messi in piedi, anche estremamente maturi, sicuri e a tratti impenetrabili. Rinfrescati, ringiovaniti e indomabili. Insomma, affilatissimi e carichi a molla nell’esecuzione. Come se fosse l’ultimo giorno nella galassia, un attimo prima dell’apocalisse.
autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
01. Open Fire
02. Love Is Only A Feeling
03. Southern Trains
04. Black Shuck
05. One Way Ticket
06. Givin’ Up
07. All The Pretty Girls
08. Barbarian
09. Buccaneers Of Hispaniola
10. Friday Night
11. Makin’ Out
12. Every Inch Of You
13. Solid Gold
14. Stuck In A Rut
15. Get Your Hands Off My Woman
16. Growing On Me
17. Japanese Prisoner Of Love
18. Christmas Time (Don’t Let The Bells End)
19. I Believe In A Thing Called Love
Formazione:
Justin Hawkins – voce, chitarra, piano
Dan Hawkins – chitarra, seconda voce
Frankie Poullain – basso, seconda voce
Rufus Tiger Taylor – batteria, seconda voce