The Metal Opera Part II

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Avantasia
Etichetta: AFM Records
Uscita: 2002

Avantasia è il progetto di un appassionato di power metal che non vuole saperne di farsi convincere che i vecchi Helloween siano morti e che sia meglio lasciarli in pace nella loro tomba. Tobias Sammet, cantante dei power metaller tedeschi Edguy, è convinto che gli Helloween si meritino almeno due tributi, se non di più (sono quasi sicuro che seguirà qualche altro capitolo del progetto). Già con il primo capitolo di questa opera metal concettuale Tobias si è beccato un sacco di recensioni positive, e in tanti hanno addirittura bollato il suo progetto come una specie di seguito legittimo della saga Helloween sul “custode delle sette chiavi”, cioè Keeper of the Seven Keys. La chiave del suo successo stava soprattutto nell’ampio ventaglio di musicisti noti del metal melodico e nella capacità di Sammet di sfruttarne al meglio i talenti.

Anche stavolta ha coinvolto un bel po’ di pezzi grossi del power metal, tra cui spiccano Michael Kiske (ex-Helloween), Kai Hansen (Gamma Ray, ex-Helloween, ex-Iron Savior), David DeFeis (Virgin Steele), Andre Matos (Shaman, ex- Angra), Bob Catley (Magnum), Rob Rock (Warrior,solo,ex-Impelliterri) e Oliver Hartmann (ex-At Vance) alle voci. I principali strumentisti sono Henjo Richter alla chitarra solista (Gamma Ray), Markus Grosskopf al basso (Helloween), Alex Holzwarth alla batteria (Rhapsody) e Sammet alle tastiere. Qualche assolo di chitarra lo piazza anche Timo Tolkki (Stratovarius). Un cast davvero impressionante, in cui la cosa più bella è risentire Kiske finalmente com’è davvero, in uno stato di forma eccellente.

A differenza del primo disco, stavolta in primo piano c’è molto di più la voce di Sammet, mentre gli altri contributi vocali sono giusto un assaggio, il che da una parte è sicuramente una bella delusione. A parte Sammet, Matos e Kiske, che spesso suonano come gemelli omozigoti, i singoli cantanti si riconoscono abbastanza facilmente, perché hanno voci piuttosto caratteristiche. Personalmente mi aspettavo un po’ più Kiske, che negli ultimi anni è davvero dura strappare al suo vuoto creativo e riportare dove è sempre stato più forte: nel power metal. Per questo progetto Sammet difficilmente avrebbe potuto trovare un chitarrista più adatto di Richter. I suoi assoli monumentali richiamano spontaneamente i Gamma Ray, dove le influenze dei vecchi Helloween si mescolano a quelle di altre band power metal, soprattutto gli Edguy di Sammet. Come atmosfera il disco è un po’ più cupo e meno allegro del primo capitolo, e a dirlo meglio di tutti sono “The Final Sacrifice” e “Memory”, dove DeFeis si fa notare in particolare col suo vocione operistico, romantico e barbarico. Vanno applausi anche a Catley (“Tree of Knowledge”), che con la sua voce più classic/melodic rock porta un po’ di freschezza, necessaria rispetto al primo capitolo. Certo, dal punto di vista creativo l’insieme non porta assolutamente niente di nuovo, cosa che mi ha sempre dato fastidio in progetti power metal di questo tipo. Però, a differenza della maggior parte dei progetti simili, stavolta gli Avantasia hanno messo l’EP da 14 minuti “The Seven Angels” proprio in apertura e non in chiusura, come vorrebbe di solito la tradizione power metal. A mio avviso quest’ultimo pezzo è anche il lavoro migliore e più innovativo del disco, perché contiene la maggior varietà di linee vocali e di cambi di tempo, il tutto con la tipica altissima melodicità power metal.

Molti saranno conquistati anche dalla storia fiabesca, che gira intorno a segreti religiosi proibiti, intrighi di chiesa e a un viaggio nella terra fantastica di Avantasia, dove “i miracoli sono di casa” e che va salvata dalla rovina. La storia è una specie di mix tra il romanzo cult di Eco “Il nome della rosa” e “Il Signore degli Anelli” di Tolkien e, a dirla tutta, non offre niente di nuovo, anche se non è così scontata e ingenua come la maggior parte dei concept power metal. Come in tante opere degli Edguy, anche questo concept è intriso di tradizione cristiana, con una critica alla chiesa cattolica e ai suoi rappresentanti, che vorrebbero arrogarsi il diritto esclusivo all’unica “vera” verità. Del resto, il numero fiabesco sette è sempre presente (sette libri, sette rivelazioni, sette sigilli, sette anelli, sette chiavi…). Mmm, dove l’avremo già visto tutto questo?

La seconda parte dell’opera metal di Sammet è un altro album ambizioso e un successore solido del suo predecessore, che di sicuro farà impazzire tutti i fanatici del power metal, mentre lascerà piuttosto freddo il grosso del pubblico più esigente a livello musicale: nonostante l’esecuzione tecnica eccellente e le melodie ricche, non offre assolutamente niente di nuovo in termini di innovazione e, di conseguenza, comincia a stufare in fretta.

Formazione

Voci:
Tobias Sammet (Edguy)- Gabriel Laymann
Michael Kiske (ex-Helloween) – Lugaid Vandroiy
David DeFeis (Virgin Steele) – Bruder Jakob
Ralf Zdiarstek – Bailiff Falk von Kronberg
Sharon den Adel (Within Temptation)- Anna Held
Rob Rock (Warrior, ex-Impellitteri) – Bishop Johann von Bicken
Oliver Hartmann (ex-At Vance) – Pope Clement VIII
André Matos (Shaaman, ex-Angra)- Elderane the Elf
Kai Hansen (Gamma Ray, ex-Helloween, ex-Iron Savior) – Regrin the Dwarf
Timo Tolkki (Stratovarius) – Mysterious Voice of the Tower
Bob Catley (Magnum) – Tree of Knowledge

Strumentisti:
Henjo Richter (Gamma Ray) – chitarra
Jens Ludwig (Edguy) – chitarra
Norman Meiritz – chitarra
Timo Tolkki (Stratovarius) – chitarra
Markus Grosskopf (Helloween) – basso
Alex Holzwarth (Rhapsody of Fire) – batteria
Eric Singer (KISS, ex-Black Sabbath, Alice Cooper)
Tobias Sammet (Edguy) – tastiere
Frank Tischer – pianoforte

Produzione

Sascha Paeth

Tracklist

1.) The Seven Angels – 14:17
2.) No Return – 4:29
3.) The Looking Glass – 4:53
4.) In Quest For – 3:54
5.) The Final Sacrifice – 5:02
6.) Neverland – 5:00
7.) Anywhere – 5:29
8.) Chalice of Agony – 6:00
9.) Memory – 5:44
10.) Into the Unknown – 4:29

Durata dell’album: 59:17

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