The Mission
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Styx
Etichetta: Universal Music Group
Uscita: 2017
Durata: 42:08
Voto: 4.5/5
Gli eroi americani del prog/arena rock Styx sono finalmente tornati con un nuovo album in studio, »The Mission«, e i fan più fedeli possono stappare lo spumante: il disco smonta una volta per tutte il mito secondo cui senza il tastierista/cantante originale Dennis DeYoung non sarebbero più in grado di sfornare qualcosa all’altezza degli standard artistici dei tempi d’oro (seconda metà dei Settanta e inizio Ottanta). I due album precedenti, »Cyclorama« (2003) e il disco di cover »Big Bang Theory« (2005), avevano infatti lasciato freddi parecchi fan, perché per gran parte del tempo la band non ricordava più i classici Styx che ci sono rimasti nel cuore. Sembrava che anche i due capi dell’attuale formazione, cioè il chitarrista/cantante Tommy Shaw e il suo compare di chitarra e voce James Young, avessero deciso che era meglio starsene lontani dallo studio per almeno un altro decennio e dedicarsi ai concerti. Chissà, magari è stata proprio questa lunga assenza dallo studio a far uscire «The Mission» così bene, tanto da superare anche le aspettative più sfrenate dei fan più fedeli.
Shaw, Young, il loro storico compagno al basso Chuck Panozzo, che stavolta compare solo nel brano »Hundred Million Miles from Home« (Chuck combatte da anni contro l’HIV, e questo gli impedisce di essere più attivo nella band), il tastierista/cantante Lawrence Gowan, il batterista Todd Sucherman e il bassista Ricky Phillips, durante la lavorazione di »The Mission« hanno finalmente capito come avvicinarsi alla grandezza dei Styx migliori. La maggior parte dei pezzi, con l’alternanza tradizionale di voci soliste drammatiche, arrangiamenti sinfonici pomposi, armonie vocali epiche e riff di chitarra da hard rock, ricorda davvero il periodo d’oro creativo di questa leggendaria band, mentre Gowan sostituisce la voce di DeYoung con grande successo. Anche il suono dei sintetizzatori e alcuni arrangiamenti hanno un sapore totalmente retro anni Settanta, a cui ha contribuito anche l’ottima produzione di Will Evankovich, che ha pure aiutato Shaw a mettere insieme un concept interessante.
»The Mission« è infatti il primo concept album degli Styx dai tempi del cult »Kilroy Was Here« (1983) e contiene anch’esso una storia di fantascienza, ma molto più realistica delle disavventure piuttosto dozzinali di Kilroy con i robot giapponesi. I testi di »The Mission« ruotano attorno alla prima missione umana sul pianeta rosso, cioè Marte, nel 2033, di cui oggi si torna a parlare sempre di più, in un’epoca in cui i cinesi, nei progetti spaziali innovativi, hanno ormai superato per molti versi gli arroganti americani ossessionati dalle guerre. Dal punto di vista stilistico, »The Mission« è quel mix divertentissimo di prog rock, hard rock e arena rock che nella seconda metà dei Settanta ha regalato agli Styx fama mondiale, una constatazione piacevolissima che arriva già con l’ascolto dei primi brani.
»Overture« è un’apertura breve ma efficace, per lo più strumentale, in pieno stile prog, di quelle che dagli Styx non sentivamo da un pezzo. Il frizzante »Gone Gone Gone«, uscito come singolo di punta dell’album, dimostra chiaramente quanto bene Gowan sostituisca la voce di DeYoung. È una cavalcata pomposa, con tanti riff di chitarra graffianti e splendide armonie vocali nella migliore tradizione Styx. »Hundred Million Miles From Home«, dove al microfono c’è Shaw con il suo approccio vocale tradizionalmente più sottile, ha un leggero retrogusto funk e un ritornello a più voci con battimani. Se fosse uscito alla fine dei Settanta o all’inizio degli Ottanta, avrebbe probabilmente avuto un bel potenziale da hit.
»Trouble at the Big Show«, intriso di passaggi di chitarra blues, è l’unico pezzo di »The Mission« con Young alla voce solista, col suo tradizionale tono cupo. Anche qui il ritornello melodico è totalmente retro e ricorda parecchio certi brani degli anni d’oro. Lo struggente »Locomotive«, con Shaw protagonista al canto, può già mettersi tra le ballate più belle e più complesse degli Styx di tutti i tempi, con i suoni del mini moog e i passaggi malinconici di chitarra che fanno crescere ancora di più l’atmosfera nostalgica. Anche »Radio Silence«, carico di momenti pomposi e con un ritornello epico a più voci, suona come un brano dimenticato del periodo tra il 1975 e il 1983: ci troviamo insomma davanti a un altro classico Styx a tutti gli effetti. Lo sbalorditivo, nostalgico e drammatico »The Greater Good«, dove Shaw e Gowan si alternano alla voce solista in modo ideale, riporterà parecchi ascoltatori ai ‘bei vecchi tempi’, e qui in tanti si ricorderanno perché certi media hanno definito gli Styx la risposta americana ai Queen.
»Time May Bend« è un classico arena rocker, un po’ cortino, con Gowan al microfono, mentre »Ten Thousand Ways« è una nuova occasione per sfoggiare armonie vocali eteree. Con l’epopea sinfonico-rock »Red Storm«, dove non si finisce mai di lodare gli arrangiamenti sinfonici drammatici e i passaggi di chitarra scatenati, gli Styx ricordano con successo perché, ai loro tempi, per un breve periodo prima di buttarsi su acque più commerciali, insieme ai Kansas erano la band prog americana più apprezzata. »Khedive« contiene arrangiamenti di pianoforte barocchi e tempestosi, mentre le armonie vocali da operetta e l’assolo di chitarra epico richiamano subito paralleli con i Queen. »The Outpost« è un arena rocker melodico con linee di sintetizzatore retro ben in vista, un riff di chitarra infuocato e uno splendido ritornello a più voci, che in altri tempi sarebbe stato senza dubbio un grande successo. Già adesso lo si può mettere accanto a tutti gli evergreen degli Styx. »Mission to Mars« è una chiusura d’album azzeccatissima, che per struttura e atmosfera ricorda un po’ il classico »Come Sail Away« Curioso che proprio il riff di chitarra portante di questo brano sia stato ciò che ha fatto capire a Shaw che era arrivato il momento giusto per un nuovo album degli Styx.
La delizia concettuale »The Mission« segna il grande ritorno di una delle migliori e più celebrate band rock americane di tutti i tempi, un ritorno che probabilmente non si aspettavano nemmeno i fan più ottimisti. Questi eroi del rock melodico/progressive hanno senza dubbio regalato una delle sorprese in studio più grosse del 2017, e anche sul piano commerciale le cose si mettono molto bene. Non c’è da stupirsi che perfino DeYoung, che da solista ultimamente non se la passa granché bene, abbia espresso di recente il desiderio di rimettere in piedi la formazione classica degli Styx, ma molto probabilmente troverà orecchie sorde. Con la formazione attuale, su »The Mission« gli Styx hanno dimostrato ampiamente che per riportare in studio la vecchia magia non hanno il minimo bisogno dei servigi del loro lunatico ex compagno.
Formazione
Tommy Shaw – chitarra, voce
James Young – chitarra, voce
Chuck Panozzo – basso in “Hundred Million Miles From Home”
Lawrence Gowan – tastiere, voce
Todd Sucherman – batteria, cori
Ricky Phillips – basso, cori
Produzione
Will Evankovich
Tracklist
1. Overture (1:23)
2. Gone Gone Gone (2:07)
3. Hundred Million Miles From Home (3:39)
4. Trouble At The Big Show (2:30)
5. Locomotive (5:03)
6. Radio Silence (4:17)
7. The Greater Good (4:10)
8. Time May Bend (2:30)
9. Ten Thousand Ways (1:22)
10. Red Storm (6:04)
11. All Systems Stable (0:17)
12. Khedive (2:04)
13. The Outpost (3:51)
14. Mission To Mars (2:43)