The Ocean presentano Phanerozoic I al The Dome di Londra
The Ocean suvereno predstavili novi album Phanerozoic I: Palaeozoic
Data: 2. 11. 2018
Dove: The Dome (Tufnell Park), Londra
I The Ocean, formazione tedesca di progressive metal, sono finalmente tornati con un nuovo album dopo cinque anni. La band non se n’è stata con le mani in mano: dopo l’uscita di Pelagial ha suonato dal vivo senza sosta, quindi il tempo per creare un nuovo disco semplicemente non c’era. Ma gli ultimi due anni sono stati molto produttivi per il gruppo. È nato così il nuovo album Phanerozoic, che uscirà in due parti. La prima, intitolata Palaeozoic, è uscita il 2 novembre, e la band l’ha presentata nell’ambito del tour di novembre, partito insieme a Rosetta e Arabrot. Nel giorno di uscita del nuovo album i The Ocean hanno suonato al club The Dome di Londra, una sala medio-piccola che però può ospitare oltre mille persone. L’affluenza era buona, ma non c’era il pienone.
Sul palco sono saliti per primi i norvegesi Arabrot, che hanno portato un mix di generi musicali piuttosto insolito. La band dice di suonare noise rock e post-punk. Il tutto era decisamente bizzarro, ma in qualche modo non ha convinto abbastanza il pubblico. Solo qualche appassionato nelle prime file. Gli Arabrot sono di sicuro una band che non naviga nelle acque del commerciale. Inoltre, il loro stile non si abbinava al meglio con le altre band del tour. Però hanno contribuito a rendere il concerto più vario.
Con gli statunitensi Rosetta, band post-metal, ci si è scaldati alla grande. Il gruppo ha servito un post-metal crudo, in cui è venuto in primo piano uno sludge metal più moderno. Ma, per non farla suonare solo rumorosa, come contrappeso hanno mostrato anche il loro lato delicato. Sono comparse voci melodiche del chitarrista, la sezione ritmica ha smesso di picchiare e le chitarre si sono calmate in puro stile post-rock. I Rosetta hanno presentato la loro musica più che bene, e rispetto al resto del post-rock in circolazione non è mai stata prevedibile. Visto che per più tempo sono stati in primo piano voci urlate e distorsioni potenti, per i Rosetta è chiaro che puntano a un pubblico più metal, di quelli che vanno matti per Neurosis, Isis, Pelican e compagnia. Il concerto dei Rosetta, con un ottimo impianto audio e le luci di scena, è stato ancora più convincente. Insomma, una band che meriterebbe molta più notorietà.
In mezz’ora era tutto pronto per i The Ocean, che in questo tour hanno cominciato a esibirsi come sestetto. La band ha infatti accolto come membro stabile Peter Voigtmann, che ora si occupa delle tastiere. Voigtmann collabora con il gruppo già da un po’: prima si occupava delle luci di scena. La band ha aperto il set con la novità Cambrian II: Eternal Recurrence. Subito i The Ocean hanno mostrato che il loro sound è ancora più pieno da quando suonano in sei, e col proseguire del concerto hanno dimostrato di restare senza compromessi. Gli anni non si fanno sentire per la band. Il chilometraggio si vede eccome, e di conseguenza anche l’affiatamento. Visto che ci si aspettava che suonassero tutto il nuovo album, la band ha pescato presto anche da qualche disco del passato. Dopo la novità Ordovicium, i The Ocean sono rimasti su sonorità progressive con il brano Hadopelagic II dall’album Pelagial. Anche se l’album precedente è stato suonato dal vivo a più non posso, i pezzi funzionano ancora abbastanza bene da rendere il concerto ancora più interessante.
I The Ocean si sono un po’ calmati con il brano Firmanent dall’album Heliocentric. Un pezzo più pacato che, come i The Ocean sanno fare meglio di chiunque altro, si trasforma in qualcosa di più incisivo. Ma quello che ha entusiasmato di più il pubblico è stato, per molti, il ritorno all’album Precambrian. Il brano Orosorian è già di natura devastante, e in più la voce è stata rinforzata dal cantante dei Rosetta, Michael Armine. L’attacco vocale doppio ha dato ulteriore potenza a un insieme già forte, la furia sul palco è stata indescrivibile e il pubblico ha accolto il tutto con un boato. Prima della pausa i The Ocean hanno chiuso il set con il brano più malinconico Permian: The Great Dying, con cui si chiude anche l’album attuale.
Con cosa possano sorprendere i The Ocean nel bis è soprattutto un mistero. La band ha alle spalle parecchi album, e in ognuno c’è un potenziale pezzo da scaletta. È arrivata The Great Observer, un brano registrato tra l’album attuale e quello precedente. Di nuovo, quindi, un pezzo più progressive e pieno di svolte, e allo stesso tempo una sorpresa per il bis. Il cerchio si è chiuso con Benthic: The Origin of Our Wishes, il brano conclusivo dell’album Pelagial. È un pezzo lento e morboso, in cui spicca l’elemento sludge metal. Le chitarre picchiano così in basso che sembra davvero di sentire la pressione sul fondo dell’oceano. Il cantante Loic Rosetti ha poi sfruttato ancora una volta l’occasione per buttarsi tra il pubblico.
I The Ocean confermano anche nel 2018 di essere in forma smagliante, e lo fanno pure con un nuovo album innovativo. Senza dubbio una delle migliori live band della scena in questo momento.













