The Sweet Release Of Death

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Sweet Release Of Death, The
Etichetta: Subroutine Records
Uscita: 2016
Durata: 29:04
Voto: 4/5

Gli olandesi The Sweet Release of Death, che arrivano al MENT festival di quest’anno a Lubiana, sono un trio che si ritaglia un posto tutto suo nell’sconfinato universo del rock alternativo. Anche nel loro secondo album in studio (omonimo), The Sweet Release of Death mantengono un paesaggio sonoro fatto di un muro di chitarre sfatte, stratificate e dissonanti, quasi pesante da reggere, che richiama un’ininterrotta ondata di noise trash. In mezzo a tutto questo affonda una voce femminile disillusa, emotivamente a pezzi, a tratti in preda a frenetici scatti di rabbia, ma capace anche di struggersi in modo solo »distaccato« mentre declama i versi. La voce suona distante, smarrita, fredda come quella di un robot, quasi extraterrestre, e per tutto il disco guarda con occhi vuoti, da un altro mondo, dentro il baratro nero del nulla. Sotto questo trash di chitarre diabolicamente gonfio e questa voce che a tratti diventa quasi narrativa, declamando e contribuendo a costruire un forte senso di dissonanza, sono »infilati« ritmi semplici, facili da decifrare, quasi da ballare. Battono in modo monodimensionale, e in questo esoterismo di dolceamara sofferenza e di cupezza il trio riesce a trascinare l’ascoltatore verso stati tripposi di distacco mentale. Che, con tutta questa coerenza di visione musicale, il trio stia puntando a un carisma artistico riconoscibile e tutto suo non sorprende più di tanto.

Di sicuro, per quanto riguarda il suono, è un prodotto lo-fi. Suona rudimentale, vivo, primordiale, completamente grezzo. Niente trucco, niente ritocchi. Risuona e parla dritto in faccia, senza falsificazioni, senza la minima mimica kitsch.

La band sa indurre nell’ascoltatore un rapimento cerebrale e uno stacco della ragione in modo del tutto graduale, facendo salire la tensione dentro il brano. Ci riesce anche con ripetizioni multiple e accumulando trappole sonore, così il suono, di ripetizione in ripetizione della frase, diventa più forte, più compatto e ancora più pieno. In questo modo il brano può prenderti sempre di più, fino al crescendo finale (Smutek). Sopra la iperplasia sonora del trash di chitarre sono spesso posate soluzioni semplici a una corda sola (sonoramente »graffianti e sgangherate«), costruite in modo bizzarramente minimale con tre o cinque note, con cui il gruppo spezza efficacemente il rischio di monotonia che le composizioni potrebbero sviluppare.

In tutto questo la voce è un elemento fondamentale per rompere l’uniformità dei pezzi, perché non si adatta alle forme del fraseggio, ma comunica liberamente, in totale indipendenza, con la poesia, immedesimandosi nelle emozioni e creandole con grande intensità in un’interpretazione vissuta fino in fondo. Sì. L’interpretazione vocale tocca l’ascoltatore nel profondo, ed è anche il fascino speciale del secondo album di questo trio olandese, che nel complesso crea un’atmosfera quasi sinistra, se non proprio inquietante, perfetta per la colonna sonora di un horror a basso budget.

Quando andrai a soddisfare i tuoi gusti e i tuoi appetiti musicali, tuffandoti nell’immensità delle cupe lande del sottosuolo rock alternativo del prossimo festival MENT, non puoi non passare dal concerto dei The Sweet Release of Death! Una formazione che con la sua visione non riconosce confini di genere e traccia coraggiosamente, e in totale indipendenza, la propria strada musicale. Voi buongustai che siete attratti dalla provocazione musicale, dalla bizzarria e dalla stranezza del sottosuolo rock alternativo riconoscerete in un attimo l’unica e personalissima carta d’identità musicale che questa band sta sviluppando.  

The Sweet Release Of Death – Smutek (video ufficiale):

Formazione

Alicia Ferrer Breton – voce, basso
Martijn Tevel – chitarra
Sven Englishman – batteria

Produzione

Tammo Kersbergen & Floyd Atema

Tracklist

1. The End (02:35)
2. Post-Everything (02:55)
3. Kitty Swim Club (02:16)
4. India (02:49)
5. Fox (02:51)
6. Smutek (04:13)
7. 103 (01:55)
8. Downstairs 02:48)
9. Solaris 01:57)
10. Does a Bear Shit in the Woods (04:40)

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