The Thoughts of Emerlist Davjack
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Nice, The
Etichetta: Immediate Records
Uscita: 1967
Durata: 37:50
Voto: 3.5/5
Tra tutti i grandi pionieri del rock progressivo emersi a cavallo degli anni Sessanta, i The Nice sono stati probabilmente il gruppo più pomposo ma anche il più enigmatico, con un’evoluzione a dir poco affascinante. Il collettivo di belle speranze, che agli esordi risentiva soprattutto dell’influenza della psichedelia e, un po’ meno, del blues (come dimostra anche il loro cult d’esordio “The Thoughts of Emerlist Davjack”, per qualcuno addirittura il primo album prog rock in assoluto), ha sviluppato in un lampo una propria identità sonora sotto la guida del mago delle tastiere Keith Emerson, imponendosi come innovativo costruttore di ponti tra rock e musica classica, e spesso anche jazz. ‘Emerlist Davjack’ era lo pseudonimo dietro cui si nascondevano i cognomi di tutti e quattro i membri della band.
Il leggendario Emerson, che si potrebbe tranquillamente definire il tastierista rock più innovativo ed elettrizzante dell’epoca (in questo senso gli si avvicina solo Jon Lord dei Deep Purple), fin dagli esordi da musicista professionista mostrava una rapidità impressionante nel padroneggiare strumenti a tastiera come organo Hammond, pianoforte e clavicembalo, oltre a un fiuto per assoli infuocati e soprattutto beffardi, pieni di scorribande. È stato proprio lui il principale artefice dell’allargamento delle ambizioni del gruppo, che ha iniziato a flirtare con il jazz e la musica classica, in particolare con interpretazioni rock di opere di compositori classici di inizio Novecento, entrando così tra i pionieri del rock progressivo più importanti.
Il chitarrista poliedrico David O’List, che all’occorrenza suonava anche i fiati come flauto e tromba, era il secondo membro più talentuoso del gruppo, anche se a detta di Emerson lavorarci insieme era impossibile. Le sue frasi di chitarra blues, di cui l’esordio abbonda, stonavano parecchio rispetto alla sinfonicità e alla psichedelia che altrimenti caratterizzavano i primi The Nice, perciò non sorprende che Emerson, ufficialmente per comportamento poco serio e pigrizia, lo abbia sbattuto fuori dalla band poco dopo l’uscita del disco, decidendo alla fine che di un nuovo chitarrista non c’era proprio bisogno e che le tastiere sarebbero diventate l’alfa e l’omega del sound dei The Nice. Il batterista Brian ‘Blinky’ Davison, uno dei batteristi più sottovalutati degli anni Sessanta e Settanta, e il bassista Lee Jackson garantivano una base ritmica solida e, per quei tempi, insolitamente articolata.
La psichedelica “The Flower King of Flies” è per molti versi un prodotto del suo tempo e risente fortemente delle tendenze musicali di allora; un gustoso pop rock psichedelico con una spiccata nota sperimentale, grazie alle generose scorribande di Emerson all’organo. La title track è una creatura decisamente più interessante, anche se è il pezzo più commerciale dell’album. Gli arrangiamenti drammatici d’organo sono arricchiti da armonie vocali briose, un robusto riff di chitarra e un ritornello trionfale, e il mix crea già quell’atmosfera pomposa a cui si associa più spesso il nome di Keith Emerson. La scatenata “Bonnie K” è segnata da un riff di chitarra blues incisivo, da una voce volutamente un po’ più sporca e dal burlone sfrigolio degli organi Hammond sullo sfondo. È uno dei rari momenti nella storia di questa band a vocazione sinfonica in cui la chitarra stava ancora al centro, al posto delle tastiere.
Lo strumentale “Rondo”, scatenato riadattamento del classico “Blue Rondo a la Turk” del leggendario pianista jazz Dave Brubeck, è per molti versi una creatura di Emerson, che si è imposta in fretta come uno dei classici più amati e riconoscibili dei The Nice. Qui si avverte già quella brillantezza negli arrangiamenti, quell’abilità solistica e quella maestosità che il tastierista dalle dita fulminee avrebbe poi dimostrato in modo così splendido come membro degli Emerson, Lake & Palmer. Le orge supersoniche di Keith all’organo tolgono il fiato anche a più di quattro decenni dall’uscita del brano. Per l’epoca un pezzo senza dubbio di grande impatto, di una durata rispettabile di oltre otto minuti e uno dei primi annunciatori di una nuova era musicale.
Il successivo strumentale, “War & Peace”, uno dei pezzi più complessi del disco, è segnato dagli assoli blues di O’List e dalle infuocate sortite d’organo di Emerson. “Tantalising Maggie” è un brano breve e divertente, condito da un testo scherzoso dall’umorismo nero, di quelli che Emerson avrebbe poi amato scrivere anche con gli ELP. Le crome d’organo reggono una melodia giocosa, mentre la voce sghignazzante prende in giro una ragazza di nome Maggie. “Dawn” ha un’atmosfera misteriosa e un po’ cupa, con numerosi cambi di tempo, una narrazione sussurrata e un suono sacrale degli organi. La conclusiva, dai colori psichedelici “The Cry Of Eugene”, con la sua atmosfera solenne e trionfale e una piacevole melodia d’organo, è senza dubbio tra i vertici del disco. Arrangiamenti sinfonici maestosi, un’energica sortita di tromba e il genio dalle dita fulminee di Emerson fanno davvero in modo che l’album si chiuda in bellezza.
“The Thoughts of Emerlist Davjack” è senza dubbio lontano dal livello degli esordi di certi pionieri del rock progressivo, che si presentarono al pubblico subito nella luce migliore possibile, ma resta comunque un documento sonoro eccezionalmente solido e uno dei più importanti annunciatori dell’inizio di una nuova era musicale. Nell’album si sente che Emerson già allora sapeva esattamente cosa voleva ottenere e come esprimersi da musicista di altissimo livello, perché con questo disco aveva già posato la prima pietra dei futuri trionfi con gli ELP. Tra tutti i lavori dei The Nice, proprio questo aveva il maggior potenziale commerciale, qualcosa che il gruppo nella sua breve storia ha cronicamente mancato e che più avanti ha portato anche al suo scioglimento.
Formazione
Keith Emerson – organo, pianoforte, clavicembalo, voce
Lee Jackson – basso, chitarra, timpani, voce
David O’List – chitarra, tromba, flauto, voce
Brian Davison – batteria, campane tubolari, timpani
MUSICISTA OSPITE:
Billy Nicholls – voci armoniche in “Thoughts of Emerlist Davjack”
Produzione
Emerlist Davjack
Tracklist
1. Flower king of flies
2. Thoughts of Emerlist Davjack
3. Bonnie K
4. Rondo
5. War and peace
6. Tantalizing Maggie
7. Dawn
8. The cry of Eugene