Thin Air
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Hammill, Peter
Etichetta: Fie! Records
Uscita: 2009
Durata: 46:48
Voto: 4.5/5
“Thin Air” è il trentesimo album solista, un traguardo bello tondo, del cantante, compositore e a tempo perso letterato inglese Peter Hammill, carismatico figuro che è entrato nella storia della musica soprattutto come una delle voci più uniche di tutto il rock. In una carriera ricchissima, lunga più di quarant’anni, sia in proprio sia con la leggendaria band progressive Van Der Graaf Generator, Hammill ha messo insieme un bel po’ di dischi estremamente innovativi e stimolanti, per non dire provocatori, con cui, soprattutto negli anni Settanta, ha pesato parecchio sull’evoluzione della musica sperimentale e anche di quella popolare contemporanea.
Anche negli ultimi anni, dopo la rimpatriata dei Van Der Graaf Generator, i suoi dischi solisti escono con una pausa di due anni al massimo, cosa che per un musicista di età venerabile merita un inchino fino a terra (per capirci: Peter Gabriel ultimamente ha bisogno di quasi dieci anni prima di pubblicare un nuovo album). Nonostante la frequenza delle uscite, i lavori solisti di Hammill con gli anni non sono diventati né meno interessanti né più prevedibili di prima, perché resta un maestro tutto suo dell’artigianato art rock, come dimostra con successo anche su “Thin Air”. Come già sul precedente “Singularity” (2006), anche stavolta Hammill ha suonato tutti gli strumenti, scritto tutti i brani e fatto da produttore.
I temi lirici principali del disco sono questa volta la scomparsa, la perdita, la separazione e il cambiamento, cioè concetti che da sempre calzano a pennello all’eterno maestro nell’esprimere malinconia e dolore. L’atmosfera dell’album è carica per tutto il tempo di una malinconia e di una nostalgia struggenti. Alcuni testi rimandano al volo, agli aerei e al World Trade Center, anche se Hammill ha smentito qualsiasi legame diretto con l’11 settembre. Il volto sonoro del disco poggia su uno sperimentalismo etereo, che Hammill aveva rispolverato con il predecessore “Singularity”. Significa che la maggior parte dei motivi è costruita su chitarra elettrica distorta, arrangiamenti di pianoforte e testure sonore stimolanti, dove trovano posto anche campioni digitali. Con questi ultimi ha messo in piedi alcuni arrangiamenti orchestrali di gusto sopraffino, ascoltando i quali si dimentica facilmente che sul disco c’è una persona sola.
Come c’era da aspettarsi, però, Hammill brilla più che mai con il suo “strumento” più importante, cioè la voce. Il passare del tempo ha presentato al suo canto un conto appena percepibile: è ancora un maestro nel passare in modo incredibile dai registri alti a quelli bassi. Per trasmettere stati emotivi profondi ricorre spesso anche alle armonie vocali corali, che ha steso con mano abile soprattutto tra un ritornello e l’altro. Chi conosce la carriera solista di Peter ritroverà nel disco parecchie parentele sonore con le sue creazioni di fine anni Settanta e inizio Ottanta, come per esempio l’album “A Black Box” (1980).
Nel più classico stile di Peter, i singoli pezzi sono abbastanza eclettici tra loro da regalare agli eterni avventurieri della musica una serie di piaceri e nuove scoperte sonore anche dopo numerosi ascolti. “The Mercy” conquista già con l’introduzione elettronica drammatica, che prepara il terreno alla trasmissione scioccante degli stati emotivi personali di Peter. L’inserto di chitarra distorta e gli arrangiamenti orchestrali di impronta violinistica garantiscono un minimalismo strumentale marcato, da cui cresce un’atmosfera cupa e a tratti da brividi. Hammill resta anche un maestro tutto suo delle ballate incantevoli, come dimostra egregiamente con l’ottima “Your Face On The Street”. Si regge sul contrasto tra il delicato accompagnamento di pianoforte e la teatralità del canto. Armonie operistiche drammatiche e chitarra distorta portano per strada un’atmosfera un filo caotica.
“Stumbled” ha quasi tutte le carte in regola per uscire anche su un disco dei Van Der Graaf Generator: con la combinazione di una melodia pastorale di chitarra acustica, ghirigori jazz e una distorsione di chitarra minimalista strizza forte l’occhio a qualcuna delle ballate eteree del loro passato. Mancano solo gli organi e sarebbe nata una nuova classica ballata alla VDGG. “Wrong Way Round” è uno strumentale breve ma arrogante, imbottito di campioni sonori elettronici, passaggi di chitarra distorti e ritmo funk. La jazzata “Ghost Of Planes” è intrisa di una malinconia incredibile. Le testure ambient dal suono inquietante potrebbero tranquillamente finire anche nelle mani dei Porcupine Tree. Alcuni pattern percussivi di passaggio ricordano il sonaglio di un serpente a sonagli.
In “If We Must Part Like This” il maestro Hammill, affranto, decide di giocare con passaggi di chitarra bluesy e un ritmo minimalista, su cui stende in modo incredibilmente convincente il suo canto inconsolabile. “Undone”, con la melodia di pianoforte e le testure orchestrali di passaggio, ha un’atmosfera quasi solenne. Al centro c’è, come al solito, il canto di Peter che ti spezza il cuore, a trasmettere un testo filosofico interessante. “Dimnished”, su un album malinconico e dall’umore cupo, con le sue tante onde ambient porta anche un po’ del romanticismo che ci voleva. Non manca nemmeno una sperimentazione a tratti quasi post-rock, grazie a un’interessante sequenza di campioni digitali. La conclusiva, ultra-malinconica “The Top Of The World Club” è il seguito lirico di “Ghost Of Planes”. Sentendo il testo più d’uno penserà all’11 settembre, anche se Peter ha negato ogni legame del genere. L’esibizione vocale emozionante di Hammill, in cui si mescolano paura, tristezza e rabbia, è accompagnata per tutto il tempo da una melodia di pianoforte straordinariamente fragile, a cui nello sfondo si uniscono col tempo testure sonore drammatiche.
“Thin Air” è un nuovo gioiello nella collezione di capolavori solisti di Hammill. Il visionario carismatico non molla di un centimetro: dopo tutti questi anni continua a creare stati emotivi che ti scuotono e a frugare negli angoli più bui della psiche umana , il tutto sorretto da basi ambient incredibilmente efficaci. Col tempo ha raggiunto quel livello di maturità compositiva, irraggiungibile per tanti musicisti, in cui per i suoi progetti e le sue visioni creative non ha più bisogno di nessun collaboratore esterno, il che gli regala, tra le altre cose, una libertà strumentale totale, anche quando simula arrangiamenti orchestrali e si destreggia tra i passaggi di chitarra. Spero che il leggendario artista, nonostante l’età veneranda, continui ancora a lungo a far felice il suo pubblico fedele con lavori di tale qualità. “Thin Air” è uscito su supporto fisico per l’etichetta personale di Peter, Fie. È disponibile anche in versione digitale per lo streaming e il download, tramite l’etichetta Burning Shed Records.
Formazione
Peter Hammill – voce e tutta la strumentazione
Produzione
Peter Hammill
Tracklist
1. The Mercy (6:21)
2. Your Face on the Street (5:21)
3. Stumbled (4:48)
4. Wrong Way Round (2:40)
5. Ghosts of Planes (5:23)
6. If We Must Part Like This (4:38)
7. Undone (4:25)
8. Diminished (6:11)
9. The Top of the World Club (7:03)