This Mortal Coil

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Redemption
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2011
Durata: 71:55
Voto: 3.5/5

Il nuovo album dei Redemption ha tutti gli ingredienti base dei dischi precedenti, quelli con cui questi fuoriclasse americani del progressive metal hanno già viziato per bene la loro cerchia di fan. Quindi per chi ama sul serio la band non c’è da pensarci nemmeno due volte se comprare “This Mortal Coil” o no. La risposta, comunque, è: “Sì!”

Ascoltando il disco la prima cosa che salta all’orecchio è che i Redemption hanno semplificato un po’ gli arrangiamenti, e così “This Mortal Coil” suona come il lavoro più accessibile della band finora. E, ovviamente, resta comunque carico “mortalmente” di una complessità che ti fa tremare le ginocchia e ti fa cadere la mascella fino al pavimento!

Insomma. “This Mortal Coil” conserva le peculiarità dei lavori precedenti dei Redemption, ma allo stesso tempo mostra la maturazione della squadra che sta dietro al progetto, perché i pezzi hanno una compattezza melodica come mai prima. Aiuta soprattutto la maggiore impressione che lascia nel disco il contributo vocale di Ray Alder, il cantante dei Fates Warning.

Il sestetto di musicisti straordinariamente dotati continua a tenere un approccio aggressivo al metal progressivo, che naturalmente nasce dalle band madri, vecchia scuola e metal estremo fino al midollo, come Agent Steel, Steel Prophet e Fates Warning, ma ci aggiunge ovviamente quel tocco di “progressività” che riprende le basi dell’eredità di Fates Warning (lo sviluppo delle melodie principali), Dream Theater (vale soprattutto per gli assoli di chitarra da capogiro e per certi passaggi di batteria spezzati in modo velenoso), e anche dei Symphony X dell’era 2007-2011 (la produzione di frasi di chitarra “thrashizzate”). In particolare l’ultimo brano, Departure Of The Pale Horse, mostra, attraverso lo sviluppo della sua struttura complessa, nel modo più bello la convivenza efficace di elementi che richiamano alcuni parallelismi musicali con le band appena citate. Le sensazioni che Adler crea ogni tanto nelle soluzioni melodiche delle linee vocali rimandano ovviamente ai Fates Warning, ma è interessante che a tratti evochino anche il mood melodico degli Enchant, altri grandi del prog metal che, per la mancanza di interesse verso la loro musica, purtroppo si sono ritirati troppo presto.

Nel caso dei Redemption non c’è da temere scivoloni sdolcinati da quattro soldi alla James LaBrie (visto che in questa recensione abbiamo già nominato i Dream Theater), perché Ray Alder con il suo approccio vocale carismatico rafforza quella necessaria componente cupa  che arriva nella musica dei Redemption proprio attraverso l’eredità musicale dei Fates Warning, e da lì viene naturale anche il richiamo al lascito delle band speed metal americane della prima metà degli anni Ottanta. È una cosa del tutto logica e, nel caso dei Redemption, del tutto naturale anche perché entrambi i chitarristi vengono proprio da quel giro speed metal (Agent Steel, Steel Prophet).

Di musica ce n’è ben 71 minuti e fidatevi: non annoia nemmeno per un attimo. Un’offerta musicale così, vista l’impostazione di genere della band, richiede ovviamente più attenzione da parte di chi ascolta, quindi anche questo disco ti entrerà sotto pelle solo dopo qualche giro nel lettore CD. La musica dei Redemption, semplicemente, pretende questo da te! 

Detto questo, “This Mortal Coil” dà un’impressione di maggiore compattezza rispetto ai precedenti lavori in studio della band, ed è anche la garanzia del classico prog metal che spara raffiche da tutte le posizioni e che (per i gusti dei progster più incalliti) toglie il fiato con acrobazie solistiche da capogiro, viaggiando così sugli stessi binari delle band più forti del pianeta. Soprattutto quando si tratta di mettere in mostra muscoli e velocità (Dream Theater), senza però sacrificare il filo rosso e la dinamica con cui si sviluppano le cose nel disco. Con “This Mortal Coil” i Redemption dal punto di vista musicale non inventano nulla che non abbiamo già sentito. È un album con cui la band consolida la sua posizione sul globo prog metal in generale, mantiene il proprio carattere riconoscibile di carisma artistico, e allo stesso tempo mostra una maturazione espressiva, che si nota soprattutto nella maggiore cura per la compattezza e per la contagiosità sottopelle dei motivi principali: così i Redemption guadagnano in perfezione melodica (con uno dei ritornelli più belli del disco in Let It Rain), e in questi punti del disco viene messa in luce con successo anche la particolarità della voce di Alder. Un nuovo lavoro in cui l’articolazione progressiva e la complessità si piegano un pochino all’esigenza di cercare compattezza melodica nei motivi principali, ed è quindi fatto con la giusta e doverosa classe Redemption!

Formazione

Ray Alder – voce
Nick Van Dyk – chitarra, tastiere
Bernie Versailles – chitarra
Greg Hosharian – tastiere
Sean Andrews – basso
Chris Quirarte – batteria

Produzione

Neil Kernon & Redemption

Tracklist

1. Path of the Whirlwind (5:26)
2. Blink of An Eye (5:57)
3. No Tickets to the Funeral (6:26)
4. Dreams From the Pit (9:11)
5. Noonday Devil (5:03)
6. Let It Rain (7:21)
7. Focus (5:43)
8. Perfect (4:48)
9. Begin Again (6:11)
10. Stronger Than Death (5:29)
11. Departure of the Pale Horse (10:15)

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