Thrash ‘Till Grob

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Foto: Rok Klemše

Luogo: Orto bar, Lubiana
Data del concerto: 13.04.2008
Presenze: 120
Prezzo del biglietto: 6,00€

 Capita di rado che tutti i veterani del thrash metal sloveno si ritrovino nello stesso posto e che, per giunta, riempiano pure la sala. Una di queste rare feste è stata il concerto di lunedì all’Orto bar, organizzato sotto la bacchetta di Dirty skunks. Affluenza ottima e atmosfera pure, una serata che con ogni probabilità sarà durissima da replicare. Possono solo mangiarsi le mani quelli che sono rimasti a casa e non sono venuti a rendere omaggio ai pionieri della sottocultura metal, nata ancora in un altro paese, la Jugoslavia, che la cultura metal non la riconosceva come arte ma come un branco di teppisti capelloni che danneggiavano lo Stato. L’unica attenzione che queste band ricevevano dallo Stato era la costante attenzione, a quanto pare, degli agenti della milizia.

La prima band a scaldare e infiammare per bene il pubblico sono stati i Železobeton del Prekmurje, fondati nel lontano 1988, sciolti nel 1993 e tornati in vita nel 2006. Dopo qualche anno lontani dai palchi si sono rimessi insieme e da allora fanno impazzire il pubblico sloveno con le loro esibizioni energiche e con un thrash metal di qualità, che regge tranquillamente il confronto con la scena mondiale.
Nel loro repertorio vario sono riusciti a suonare l’intero album I don’t know, uscito l’anno scorso, e hanno proposto anche un paio di pezzi che con ogni probabilità vedranno la luce su disco in futuro. All’inizio del loro set l’Orto era ancora abbastanza vuoto, ma tra i suoni pesanti delle chitarre la gente ha presto cominciato a riversarsi in sala, per godersi un’esibizione ottima e davvero carica di energia dei Železobeton. Il concerto è filato via a ritmo velocissimo e pieno di energia, e i soli di Tadej hanno fatto scaldare il pubblico un po’ di più di pezzo in pezzo. I Železobeton hanno confermato ancora una volta che con gli anni diventano sempre più duri e migliori. Pare proprio che il vecchio detto sul vino invecchiato valga davvero.

Dopo un breve cambio palco sono saliti sul palco i Sarcasm, attualmente la band thrash metal slovena più vecchia in circolazione, che con una breve pausa vanno avanti dal 1987! Nella loro storia hanno cambiato più di un membro e hanno già registrato 4 album. Restano però fedeli alla loro musica, il thrash metal, per essere precisi.
In oltre un’ora di concerto ci hanno servito un vero cocktail fatto di pezzi tratti da tutti e quattro gli album. Il pubblico ha risposto piuttosto bene, soprattutto sui brani del primo album Crematory, che è il loro lavoro più duro. La band ha portato a casa il suo set in modo decoroso, anche se a tratti è sembrato che non fosse proprio in gran forma. È mancata l’energia che di solito c’è ai loro concerti, e nemmeno il frontman Mucy ha offerto qualcosa in più: stavolta, per cambiare, è sembrato un po’ trattenuto e non ha stabilito con il pubblico il contatto che di solito crea.

Per ultimi, avvolti da una cortina di fumo artificiale, hanno preso il palco i celebri Interceptor di Žalec, formazione Graveyard metal. La band porta con orgoglio il titolo di leggenda locale, visto che nasce nel 1991, e la sua particolarità sono l’eccellente chitarrista Marjan Pader e Gregor Čulk junior, cantante carismatico e carico di personalità nonché Stage Crusher. Durante il loro set ci siamo beccati hard core pesante, thrash metal selvaggio e heavy metal di culto (Goba zla!), e come se non bastasse, noi del pubblico siamo stati ben stimolati da intermezzi davvero ottimi e provocatori, il cui autore non era altri che il Master of Disaster (Gregor Čulk jr.). Stavolta l’obiettivo principale della band era presentare il nuovo singolo Homo Stupidus, che ogni spettatore ha ricevuto in regalo dagli organizzatori Dirty skunks, cosa davvero degna di lode. Il CD è il singolo ufficiale Homo Stupidus, con altri due brani di Železobeton e Sarcasm.
L’esibizione degli Interceptor è stata impeccabile: hanno servito energia e un suono eccellente, e in più ci siamo goduti anche uno show interattivo con il pubblico. Dal punto di vista musicale abbiamo risentito una sezione ritmica ottima e collaudata, che dà il meglio nei pezzi Paparazzo e Blato, e un chitarrista preciso e incisivo che, con il suo senso del ritmo e i suoi assoli, crea un’atmosfera elettrica. E qui non possiamo dimenticare le doti vocali di Čulk, con growl grind / death metal davvero viscerali che da noi non hanno rivali. Soprattutto, però, a tutta la band portano quella famosa energia Interceptor che esalta a ogni concerto. Consiglio a tutti di andare a vederli dal vivo, perché nonostante gli anni suonano in modo particolare, irripetibile e diverso.

Testo: Matevž Ftičar
Foto: Rok Klemše

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