Three Lions

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Three Lions
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2014
Durata: 58:03
Voto: 3.5/5

Tre leoni, mica tre di destra! Da noi ormai ce ne sono solo di destra, chi più chi meno. Ma lasciamo perdere. Per essere più espliciti, si tratta di una nuova formazione chiamata “Three Lions” (tre leoni)! Tre musicisti britannici, due dei quali già colleghi ai tempi della militanza comune nelle leggende AOR Ten e Dare: il batterista Greg Morgan e il chitarrista Vinny Burns. Quest’ultimo ha dato una mano, tra le altre cose, anche agli Asia e a Bob Catley, storica voce dei Magnum, nei suoi album in studio da solista. Il terzo leone è il meno noto bassista e cantante Nigel Bailey.

Il debutto omonimo »Three Lions« offre 13 brani, frutto della scrittura a sei mani del trio; alla rifinitura finale degli arrangiamenti e a qualche idea ha pensato anche Alessandro Del Vecchio – il cosiddetto “tuttofare” della Frontiers Records. Si è occupato anche della produzione vera e propria del disco, registrato in tre studi tra Regno Unito e Italia.

Con l’album »Three Lions« Vinny Burns torna alle soluzioni nella scelta e nel piazzamento delle frasi di chitarra dei tempi di Dare e Ten. Vinny resta anche un maledetto solista! E si sente per tutto il disco, anche se la chimica dei Three Lions è tutta un’altra storia, nuova di zecca. Tutti e tre i musicisti sono estremamente saggi ed esperti, quindi sanno  cosa significa un arrangiamento solido e melodicamente seducente, che si accende in un tripudio di adrenalina rock e in un mix di melodie rapaci che agguantano subito. Lo fa capire fin dall’apertura Trouble in Red Dress. Un pezzo come Hold Me Down finirebbe senza problemi su un disco degli FM o del progetto The Ladder. Two Heart Beats As One nella struttura iniziale ricorda i Foreigner più ballad, nel ritornello l’intreccio di armonie vocali di accompagnamento e tastiere richiama gli Asia dei tempi della formazione con John Payne, mentre ai Ten si avvicina, più avanti nel disco, il ritornello di Magdalena. I Three Lons cercano di uscire dal campo degli arrangiamenti prevedibili anche inserendo “arabeschi”, cosa che ormai non stupisce più nel mondo dell’AOR (il momento cupo del disco, Kathamndu).

Di certo, a livello vocale e di timbro, Bailey non è né Steve Overland (FM, Overland) né Gary Hughes (Ten); come colore di voce tira un po’ verso Steve Newman (Newman). I Three Lions non portano assolutamente nulla di nuovo e di mai sentito nel ricco panorama dell’AOR e del rock melodico, ed è chiaro che con »Three Lions« siamo di fronte a un tipico esempio dell’approccio britannico a entrambi i generi. Porta con sé quel riconoscibile velo malinconico che c’è, come nelle band citate prima, anche in Heartland, Newman, Kick,…

Un sound ben contrastato, dinamico e vivo, con il calore organico d’ordinanza e un basso bello in evidenza, veste 12 brani che mantengono un uso scaltro della formula che mescola con efficacia botta rock e contagiosità bombastica, ultramelodica. Il problema del disco è solo che i pezzi sono troppi, e così si crea l’effetto che le frasi di chitarra principali si somiglino un po’ troppo tra loro.

Il senso della melodia del trio è eccezionale, rifinito, e con tutta l’esperienza che hanno alle spalle questi musicisti basta in sostanza a costruire un disco di qualità, capace di catturare l’attenzione degli appassionati di rock melodico, in particolare di chi è innamorato dell’approccio britannico al genere! Senza picchi, con la sensazione di aver già sentito queste frasi chissà quando, chissà dove, ma comunque suonato con dedizione e cuore. Soddisfacente, anche se il pianeta Terra non verrà certo sbalzato fuori dall’eclittica!

Formazione

Nigel Bailey – voce, basso
Greg Morgan – batteria
Vinny Burns – chitarra, tastiere

Produzione

Alessandro Del Vecchio

Tracklist

1. Trouble in a red dress
2. Hold me down
3. Twisted soul
4. Winter sun
5. Just a man
6. Holy water
7. Two heart beats as one
8. Kathmandu
9. Made for one another
10. Magdalena
11. Don’t let me fall
12. Hellfire highway
13. Sicilian kiss

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