Thunder And Lightning

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Artista: Thin Lizzy
Etichetta: Vertigo Records
Uscita: 1983
Durata: 40.37

Che a un vecchio cane non si insegnino trucchi nuovi lo sanno tutti. Beh, quasi tutti. Lynott e i suoi compagni d’armi dei Lizzy nel 1983 evidentemente no, almeno a giudicare da Thunder And Lightning. Nel seguire ciecamente le mode musicali dei primi anni Ottanta, i ragazzi si buttano a capofitto in un mondo per loro fin troppo alieno e incomprensibile, quello del nuovo fenomeno della scena musicale britannica chiamato Heavy Metal.

I Thin Lizzy un problema simile, che possiamo tranquillamente chiamare crisi d’identità, l’avevano già incontrato in passato. All’epoca a dare una mano a Lynott era arrivato Gary Moore, che aveva riempito alla grande il vuoto lasciato dall’addio di Roberston, un addio che aveva cambiato parecchio il volto dei Thin Lizzy. Ma se con Moore era stato un centro perfetto, la storia dell’ingaggio di un altro eroe della chitarra, John Sykes, finisce molto meno bene, ammesso che finisca bene in qualche modo. Il vento fresco che soffia insieme all’arrivo dell’Heavy Metal porta sulla scena musicale nuovi rapporti di forza, a cui i Thin Lizzy purtroppo non sono all’altezza. Tutti i tentativi di creare una versione più moderna e più dura dell’hard rock, a tratti quasi heavy metal, finiscono miseramente. Anzi, peggio. Tra tutti gli assalti chitarristici di Gorham e Sykes resta sempre meno spazio per le tipiche narrazioni liriche di Lynott, senza le quali dei Thin Lizzy non si può proprio parlare. Al posto loro, stavolta la combriccola di Lynott cerca di convincerci con una dimostrazione dei tiratissimi bending di Sykes che, accompagnati dalle tastiere plasticose di Darren, ci dicono che i Thin Lizzy sono solo l’ennesima formazione di quelle che il tempo ha asfaltato da un pezzo. Chi si porta a casa più simpatia è Brian Downey, perché il tipo, attraverso tutte le metamorfosi dei Lizzy, resta saldamente nel suo elemento. Quanto a Phil Lynott, il ragazzo nella sua nuova veste heavy non convince nemmeno un po’.

L’ultimo album dei Thin Lizzy si apre con il tuono di Thunder And Lightning, da cui all’improvviso si rovescia una raffica di riff di chitarra scoloriti. Un semplice pezzo hard rock che in pratica è una Are You Ready riciclata a tempo più veloce. Voi tutti che amate la voce morbida di Lynott qui farete fatica a farvi andar giù il suo blaterare sconclusionato. Un po’ più divertente si rivela l’assolo sfrenato di Sykes, con cui John fin dall’inizio strappa a Gorham il posto di primo chitarrista della band, infrangendo così anche l’ultima delle regole non scritte dei Lizzy. Con il suo approccio chitarristico dominante e stilisticamente del tutto diverso, Sykes pretende da Gorham l’abbandono completo della sua tipica giocosità fluida. Il duo vuole chiaramente mostrare all’ascoltatore il proprio rapporto in una forma il più possibile omogenea, ma purtroppo non ci riesce. La ciliegina su questa intro suonata senza un briciolo di anima la mette l’orrendo assolo sintetico, per giunta fin troppo in primo piano, di Wharton. Il momento per tutti gli amanti della polka arriva con This Is The One. Questa buffa creatura, grazie al tappeto spaventoso di Wharton, acquista dimensioni “epiche”, mentre Sykes e Gorham con serie di passaggi chitarristici da capogiro provano a dare a tutto l’insieme un look nuovo e più trendy. Tutto inutile. La nuova formazione si dimostra finalmente credibile con The Sun Goes Down di Lynott. Probabilmente soprattutto grazie all’assolo splendidamente costruito di Gorham, che per un attimo ci riporta addirittura indietro ai giorni romantici delle armonie a tre voci dei Thin Lizzy. Un assaggio simile della vecchia gloria lo offre la tipica linea di basso semplice, attorno a cui da sempre si costruisce l’intero messaggio del brano. Ma è tutto qui quello che è rimasto del vecchio volto dei Thin Lizzy. A interrompere il pericoloso tuffo nei ricordi ci pensa The Holy War che, insieme alla vera sventola hard rock di Cold Sweat, forma il momento più incisivo dell’intero album. In entrambi i pezzi a dominare con la sua irruenza è il grande John Sykes, ma peccato che a ogni singolo verso pronunciato da Lynott tutto torni a suonare completamente finto e artefatto.

Ci avviciniamo di più a un’incarnazione “new wave” dei Thin Lizzy che sia un po’ più convincente con Someday She Is Going To Hit Back, dove perfino l’assolo plasticoso di Wharton, per una volta tanto, non ci provoca crampi di stomaco troppo forti. Someday.. e Baby Please Don’t Go alla fine, del tutto a sorpresa, risultano, insieme a The Sun Goes Down, addirittura gli unici brani decenti di questo album completamente vuoto di contenuti, i cui pezzi di chiusura, Bad Habits e Heart Attack, sussurrano sottovoce il fatto che Thunder And Lightning è semplicemente un album dei Thin Lizzy di troppo.

Formazione

Phil Lynott: voce/basso
Scott Gorham: chitarra
John Sykess: chitarra
Brian Downey: batteria
Darren Wharton: tastiere

Produzione

Thin Lizzy e Chris Tsangarides

Tracklist

1.Thunder And Lightning
2.This Is The One
3.The Sun Goes Down
4.The Holy War
5.Cold Sweat
6.Someday She Is Going To Hit Back
7.Baby Please Don’t Go
8.Bad Habits
9.Heart Attack

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