Tim Ries incanta l’Avditorij di Portorose con il suo »The Rolling Stones Project«! (2

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Luogo: Avditorij, Portorose, Slovenia
Data del concerto: 19.07.2008
Numero di spettatori: 1000
Prezzo del biglietto: 30 € in prevendita, 35 € il giorno del concerto

Non è la prima volta che in Slovenia passano nomi legati in un modo o nell’altro ai grandissimi The Rolling Stones. Il ventiquattro aprile al Cvetličarna Mediapark di Lubiana si è fatto vedere Chris Jagger, il fratello minore del famigerato Mick, e domenica scorsa, il venti luglio, all’Avditorij di Portorose è salito sul palco Tim Ries con il suo progetto “The Rolling Stones Project”, a cui partecipano anche il bassista dei The Rolling Stones Darryl Jones (che nel 1993 ha preso il posto di Bill Wyman), il corista Bernard Fowler e il trombonista Michael Davis. Sul palco ai signori si sono uniti anche Frederick Favarel, chitarrista di Parigi, e il batterista Marc Miralta, spagnolo di Barcellona. Dei loro tre concerti europei, l’ultimo si è tenuto proprio da noi.

Tim Ries, considerato il primo sassofonista della musica contemporanea e autore di più di cento composizioni jazz e classiche, ha avuto l’idea di riarrangiare i pezzi dei leggendari Rolling già nel 1999, quando li ha raggiunti per la prima volta in tour, quello chiamato “No Security”. All’inizio, per gioco e per pura curiosità, ha vestito di jazz “Moonlight Mile” e, visto che il pezzo è venuto fuori quasi meglio della versione rock, ne sono seguiti altri. Così il nove settembre uscirà il secondo album, intitolato “Stones World: Rolling Stones World Music Project”, a cui hanno collaborato 72 musicisti da quattro continenti, con testi cantati in ben nove lingue.

La serata è stata aperta alle nove e mezza di sera dai Cube Jazz, formazione strumentale jazz-rock-latino-fusion del Litorale composta da sei elementi, che in una buona mezz’ora ci ha mostrato un talento fuori dal comune, e non c’è niente di strano, visto che i ragazzi studiano in un conservatorio austriaco e sono ospiti fissi di eventi jazz di ogni genere, da noi e all’estero.

Poco prima delle dieci e mezza di sera, quando i Cube Jazz avevano ormai scaldato a dovere il pubblico, davanti a una folla di quasi mille teste sono saliti sul palco quelli per cui tutti si erano radunati. Tim Ries, Darryl Jones, Michael Davis, Frederick Favarel e Marc Miralta ci hanno servito per cominciare una versione strumentale di “(I Can`t Get No) Satisfaction”, seguita da un’altrettanto strumentale “Waiting On A Friend”. Questi due pezzi, dilatati fino a superare i venti minuti di esecuzione, hanno dimostrato che i pezzi leggendari degli ancora più leggendari The Rolling Stones suonano alla grande anche in versione jazz e soprattutto, al contrario dell’energica versione rock`n`roll, hanno un effetto rilassante. Alla formazione si è poi unito sul palco Bernard Fowler, che ha entusiasmato i presenti con le sue doti vocali eccezionali. Anche se la celebratissima “Honky Tonk Women” non suona mai uguale e Tim le lascia spazio per l’improvvisazione, anche in versione jazz è selvaggia com’è sempre stata. “Wild Horses” ha preso una sfumatura sensuale, e durante il ritornello a Bernard si è unito alla voce anche Tim. Decisamente il momento clou della serata. Ascoltando “The Rolling Stones Project” sembra che ogni singolo atomo sia coccolato. Un balsamo per il corpo e per lo spirito. È seguita la versione strumentale di “Gimme Shelter”. Nonostante il concerto fosse seduti, c’è stato anche qualcuno che, senza pensarci due volte, si è piazzato sotto il palco e si è messo a ballare senza vergogna. “Lady Jane” ha regalato a questi ultimi un’altra occasione del genere. Dopo un’ora e mezza di musica i signori volevano chiudere la serata con “Miss You”, ma non gli è riuscito. Quando ormai avevano salutato ed erano scesi dal palco, per le insistenze del pubblico sono tornati Tim e Bernard e, come ciliegina sulla torta, hanno suonato e cantato ancora l’intramontabile “Ruby Tuesday”. Indimenticabile! Irripetibile!

“The Rolling Stones Project” hanno dimostrato che i pezzi dei leggendari Rolling suonano sempre bene, che siano vestiti di rock o di jazz. E la cosa interessante è anche che non suonano mai uguali, perché lasciano abbastanza spazio per l’improvvisazione, e Tim e gli altri hanno mano libera quando li suonano.

 

Testo: Lea Lesar
 
 
 
—– Versione inglese —–
 
Non è la prima volta che vediamo in Slovenia grandi nomi legati ai The Rolling Stones. Il 24 aprile Chris Jagger, il fratello minore del famoso Mick, era al Cvetličarna Mediapark, e domenica 20 luglio abbiamo potuto goderci Tim Ries con il suo “The Rolling Stones Project” all’Avditorij di Portorose. Nel progetto ci sono anche il bassista dei Rolling Stones Darryl Jones (subentrato a Bill Wyman nel 1993), il corista Bernard Fowler e il trombonista Michael Davis. Sul palco si sono uniti a loro anche Frederick Favarel, chitarrista di Parigi, e il batterista Marc Miralta, spagnolo di Barcellona. Hanno fatto tre concerti in Europa e l’ultimo si è tenuto nel nostro paese.

Tim Ries è considerato il miglior sassofonista della sua epoca e ha scritto più di cento composizioni jazz e classiche. L’idea di riarrangiare i pezzi dei grandi Stones gli è venuta già nel 1999, quando si è unito a loro per la prima volta nel tour “No Security”. Per divertimento e per curiosità ha riarrangiato in chiave jazz “Moonlight Mile” e, visto che il pezzo suonava quasi meglio della versione rock, ne sono arrivati altri. E così il 9 settembre uscirà il secondo album, intitolato “Stones World: Rolling Stones World Music Project”, con 72 musicisti da 4 continenti e testi in nove lingue diverse.

L’evento è stato aperto alle 21.30 dai sei elementi della band strumentale locale jazz-rock-latino-fusion Cube Jazz. In poco più di mezz’ora hanno mostrato un talento straordinario e fuori discussione, il che non stupisce, dato che i ragazzi studiano musica in un conservatorio austriaco e sono ospiti fissi di concerti jazz in Slovenia e all’estero.

Poco prima delle 22.30, quando i Cube Jazz avevano ormai scaldato il pubblico, sono finalmente saliti sul palco quelli che tutti volevano vedere. Tim Ries, Darryl Jones, Michael Davis, Frederick Favarel e Marc Miralta hanno attaccato con una versione strumentale di “(I Can`t Get No) Satisfaction”, seguita da un’altra resa strumentale, “Waiting On A Friend”. Questi due pezzi, andati avanti per più di venti minuti, hanno dimostrato che i brani leggendari degli Stones suonano benissimo anche in chiave jazz, ma soprattutto suonano diversi dalle energiche versioni rock`n`roll, più rilassanti. Alla band si è poi unito sul palco Bernard Fowler, che ha entusiasmato il pubblico con le sue doti vocali. Anche se l’eccellente “Honky Tonk Women” non suona mai uguale e Tim lascia tanto spazio all’improvvisazione, anche nella sua forma più jazz resta selvaggia. “Wild Horses” è diventata ancora più sensuale e durante il ritornello a Bernard si è unito alla voce anche Tim. Decisamente il momento clou della serata. Ascoltando “The Rolling Stones Project” sembra che ogni fibra del tuo essere venga coccolata. Rilassa il corpo e lo spirito. Dopo è arrivata la versione strumentale di “Gimme Shelter”. Anche se la sala era con posti a sedere, parecchie persone si sono piazzate sotto il palco e hanno cominciato a ballare senza ritegno. “Lady Jane” è stata un’altra occasione perfetta per tornare a ballare. La band voleva chiudere la serata dopo un’ora e mezza con “Miss You”, ma non l’ha spuntata. Dopo che erano scesi dal palco, gli applausi del pubblico hanno riportato sul palco Tim e Bernard, che hanno suonato una versione eccellente del grande successo “Ruby Tuesday”. Indimenticabile! Irripetibile!

“The Rolling Stones Project” ha dimostrato che le canzoni dei Rolling Stones suonano alla grande, che siano suonate in chiave rock o jazz. È interessante notare anche che non suonano mai uguali, perché offrono molto spazio all’improvvisazione, e così Tim e il resto della band hanno una grande libertà quando suonano.

Testo di Lea Lesar

Scaletta

The Rolling Stones Project:
1. (I Can`t Get No) Satisfaction
2. Waiting On A Friend
3. Honky Tonk Women
4. Wild Horses
5. Gimme Shelter
6. Lady Jane
7. Miss You
—– bis —–
8. Ruby Tuesday

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