Topographic Drama: Live Across America
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Yes
Etichetta: Rhino Records
Uscita: 2017
Voto: 4/5
»Topographic Drama: Live Across America«, registrato in varie località americane durante la tranche finale del tour 2016/2017, è il primo live album nella storia degli Yes senza il compianto bassista Chris Squire in formazione. Vuol dire anche che è il primo live senza nemmeno un membro fondatore nella ricchissima e travagliata storia di questa leggendaria band progressive rock inglese, in attività da quasi cinquant’anni. Dopo la scomparsa di Squire è subentrato il ritorno di Billy Sherwood (World Trade, Conspiracy, Nektar, Asia), sostituto praticamente ideale, mentre i membri più anziani della band sono ora il batterista Alan White e il chitarrista Steve Howe. È stato proprio quest’ultimo, dopo l’arrivo del nuovo cantante Jon Davison, uno dei due americani della line-up attuale, ad avere l’idea di dare una rinfrescata alla scaletta dal vivo e di offrire al pubblico qualcosa di nuovo.
Da allora gli Yes hanno deciso di non limitarsi a pescare singole classiche dal vivo, ma di suonare per intero alcuni album di culto, aggiungendoci qualche evergreen che non può mancare in nessuna loro serata. Nel tour del 2016 è toccato così all’ottimo ma spesso trascurato »Drama« (1980), che hanno ripreso a eseguire per intero dopo che, a causa dell’ex cantante Jon Anderson, era rimasto a lungo ‘dimenticato’ sul palco. All’esecuzione integrale di »Drama«, che occupa le prime sei tracce di questa registrazione (»Machine Messiah« è suonata a un tempo decisamente più lento), hanno aggiunto metà del capolavoro »Tales From Topographic Oceans« (1973), cioè i brani »The Revealing Science of God« e »Ritual«, mentre di »The Ancient (Giants Under the Sun)« hanno eseguito solo la sezione di sei minuti »Leaves of Green«, con l’aggiunta di un assolo di Howe. Portare dal vivo i pezzi di quell’album, per complessità e durata, è un’impresa tutt’altro che facile, soprattutto se in band non c’è (più) il leggendario mago delle tastiere Rick Wakeman, ma Geoff Downes se l’è cavata piuttosto bene anche nelle sezioni più ostiche, così a livello strumentale le cose non scricchiolano mai davvero.
Va detto che Davison e Sherwood sono due imitatori eccellenti dei loro leggendari predecessori, e a volte chi ascolta quasi dimentica di avere a che fare con abilissimi ‘sostituti’ al posto degli ‘originali’. Davison, tra l’altro, ha finalmente offerto una risposta abbastanza convincente a come suonerebbero i pezzi di »Drama« se a cantarli, al posto di Trevor Horn, che è stato negli Yes tra il 1980 e il 1981, ci fosse stato il suo modello vocale Anderson. White ha dovuto saltare buona parte del tour per un’operazione alla schiena, e in alcune esibizioni lo sostituisce l’amico di Sherwood, il batterista americano Jay Schellen (ex-Hurricane, Asia, World Trade, Circa, GPS, Unruly Child). Tra un album di culto e l’altro, gli Yes hanno infilato anche qualche evergreen amatissimo come »And You And I«, che contiene parecchia armonica a bocca di troppo di Sherwood nella sezione »The Preacher The Teacher«, dove semplicemente non c’entra niente, un’ottima versione di »Heart of the Sunrise« e i pezzi obbligatori di ogni concerto degli Yes: »Roundabout« e »Starship Trooper«.
»Topographic Drama« è un documento live interessante, perché contiene esecuzioni di qualità di brani che gli Yes in passato hanno spesso ‘dimenticato’, cosa che vale soprattutto per l’album »Drama«. Fa piacere anche che si siano ricordati di un altro capolavoro spesso snobbato, »Tales From Topographic Oceans«, anche se non l’hanno suonato per intero. Per farlo servirebbe probabilmente Rick Wakeman, che però quell’album non l’ha mai amato. La decisione degli Yes di andare avanti per volere di Squire ha attirato parecchie critiche, anche da parte di molti fan, visto che al momento nella band non c’è nemmeno un membro originale. Eppure anche questa strana versione ‘tribute’ degli Yes resta dal vivo un gruppo notevole, che vale ancora la pena di vedere, anche se non (più) a ogni costo. Nell’aprile 2017 gli Yes sono stati finalmente introdotti nella Rock and Roll Hall of Fame americana e per l’occasione sono saliti sul palco in una formazione per cui la maggior parte dei fan darebbe via il pezzo più caro di ciò che possiede: Jon Anderson alla voce, Steve Howe e Trevor Rabin alle chitarre, Geddy Lee (Rush) al basso, Rick Wakeman alle tastiere e Alan White alla batteria. Insieme hanno suonato i loro due brani più famosi, cioè »Roundabout« e »Owner of a Lonely Heart«. Tra il pubblico, per la solenne occasione, c’era il batterista fondatore Bill Bruford, che da tempo non suona più, mentre tra gli ex e gli attuali membri degli Yes invitati l’unico a non rispondere all’invito, restandosene a casa, è stato il tastierista fondatore Tony Kaye.
Formazione
Jon Davison – voce, chitarra acustica, percussioni
Steve Howe – chitarra, cori
Billy Sherwood – basso, cori
Geoff Downes – tastiere
Alan White – batteria, percussioni
MUSICISTA OSPITE:
Jay Schellen – batteria aggiuntiva, percussioni
Produzione
Yes
Tracklist
CD1:
1. Machine Messiah
2. White Car
3. Does It Really Happen?
4. Into the Lens
5. Run Through the Light
6. Tempus Fugit
7. And You And I
8. Heart of the Sunrise
CD2:
1. The Revealing Science of God
2. Leaves of Green
3. Ritual
4. Roundabout
5. Starship Trooper