Toto XIV
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Toto
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2015
Durata: 55:59
Voto: 5/5
Nell’ultimo decennio i campioni americani dell’art rock melodico, i Toto, sono stati dati per spacciati più di una volta, soprattutto quando, dopo il tour a supporto dell’album “Falling In Between” (2006), nel 2008 hanno annunciato la fine di ogni attività legata alla band. Nel 2010, per fortuna, si sono ‘rimangiati’ la parola e sono tornati ‘tra i vivi’, e per di più con un cantante solista eccezionale come Joseph Williams, rientrato in formazione dopo un’eternità. Era assente dalla fine degli anni Ottanta, e adesso, con un ritorno trionfale, si è unito con successo ai tre membri originali, cioè il chitarrista/cantante Steve Lukather, il tastierista/cantante David Paich e il tastierista/cantante Steve Porcaro. Dopo il tour di successo per il 35° anniversario della band era chiaro che i Toto stavano vivendo un vero e proprio rinascimento di energia ritrovata, da ragazzini, e che dopo nove anni era finalmente arrivato il momento di un nuovo album in studio, uscito con il titolo “Toto XIV”.
Purtroppo nel frattempo, dopo una lunga collaborazione, la band ha perso il leggendario batterista britannico Simon Phillips, ma il suo successore Keith Carlock (noto soprattutto per le collaborazioni con Steely Dan e Sting) su “Toto XIV” ha già dimostrato di essere una scelta più che giusta. Come ormai vuole la lunga tradizione dei Toto, anche su “Toto XIV” la band ha collaborato con numerosi ospiti interessanti, a cominciare dall’ex/originale bassista David Hungate (che ha rinunciato a rientrare come membro fisso e dal 2014 collabora con la band solo come ospite e musicista dal vivo), lo strano caso del basso Leland Sklar, lo storico percussionista Lenny Castro e il celebre cantante Michael McDonald (The Doobie Brothers, ex-Steely Dan).
“XIV” è, per sonorità, un lavoro parecchio personale, il che è senza dubbio un complimento per un gruppo con così tanti chilometri sulle spalle, ma se proprio lo si dovesse paragonare ai lavori del passato, a livello stilistico è ancora il più vicino a “Fahrenheit” (1986) e soprattutto a “The Seventh One” (1988), anch’essi registrati con Joseph Williams come cantante principale.
Qualcosa di speciale, rispetto alla tradizione Toto di finora, lo offre già l’opener “Running Out of Time”, con un ottimo riff di chitarra portante, mentre sulle ali dell’interpretazione vocale carismatica di Williams e di armonie sottili prende rapidamente forma un’atmosfera mistica, con cui i Toto hanno spesso fatto strabuzzare gli occhi anche in passato. Il ritornello ipermelodico, ottimamente congegnato e dominato da epiche armonie vocali, è al livello dei loro risultati migliori, mentre Lukather non smette di entusiasmare con commoventi armonie di chitarra, in cui si innestano con fluidità raffinate trame di tastiere. Il pezzo successivo, “Burn”, si potrebbe definire il prototipo del classico Toto: si apre con un’introduzione malinconica al pianoforte che ricorda parecchio certi momenti toccanti del passato, a partire dall’evergreen “99” da “Hydra” (1979).
“Holy War”, dove non manca un testo di critica sociale sull’insensatezza delle guerre, soprattutto quelle più recenti, condotte sotto la bacchetta americana, ha anch’essa un battito retro ben percepibile, che richiama alla memoria alcuni evergreen Toto del passato, e a colpire più di tutto le orecchie è un ritornello potentissimo e contagioso. È un’ulteriore prova che la celebre band non ha dimenticato come si fa rock melodico di qualità. Un esperimento interessante è anche “21st Century Blues”, dal taglio un po’ bluesy, dove il ruolo di voce solista tocca a un Lukather in splendida forma sia alla chitarra che al microfono, mentre ancora una volta non manca un ritornello a più voci magistralmente costruito, con un bel po’ di fascino ambient sotto l’influsso degli Steely Dan.
La grintosa “Orphan”, dove a brillare per passionalità vocale è soprattutto Williams, contiene il giusto mix di potenza hard rock e sensibilità pop rock per essere uno dei momenti più interessanti di “Toto XIV”. Quanto al testo, “Unknown Soldier (For Jeffrey)”, dove il testimone vocale passa di nuovo a Lukather, è il seguito di “Holy War”: parla anch’essa dell’insensatezza della guerra e della sofferenza del soldato americano medio, perso in mezzo agli orrori del conflitto. Il brano è stato dedicato da David Paich e Steve Lukather al “fratello” scomparso da tempo, il batterista Jeff Porcaro. Sulla ballata pop rock “The Little Things”, un po’ troppo sdolcinata (per i soliti standard Toto) ma ancora sopportabile per quantità di saccarina, al microfono principale c’è Steve Porcaro, che in compagnia di delicati arrangiamenti sinfonici garantisce una generosa dose di magia sottile.
Tra i momenti più forti di “XIV” a livello di atmosfera c’è senz’altro l’ottima “Chinatown”, che vanta una struttura interessantissima e seducenti cambi di ritmo, ed è impreziosita da un ritornello splendido sotto la guida vocale di Williams, con l’assistenza vocale magnificamente armonizzata di Lukather e Paich. Qui torna a dominare un’atmosfera mistica e un po’ malinconica, e si possono trovare dei paralleli anche con l’indimenticabile classico “Georgy Porgy” da “Toto” (1978), soprattutto negli arrangiamenti nostalgici di tastiere e sassofono. Il brano è stato abbozzato da Steve Lukather già nel 1977, ma solo l’anno scorso è stato completato da David Paich.
Su “All the Tears That Shine”, orientata alla ballata, che è ben lontana dall’essere una nuova “Africa” ma resta comunque un risveglio solidissimo per tutte le anime più sensibili, a mettersi alla prova come voce solista è anche David Paich, l’unico cantante dei Toto in cui per resa vocale si avverte la sua vera età, il che è tutt’altro che per forza un male. “Fortune”, con una leggera coloritura funk e con Williams e Lukather alle voci principali, dissolve un po’ l’aura sentimentale del brano precedente e prepara il terreno al gran finale. A chiudere l’album in modo potentissimo ci pensa poi l’epica “Great Expectations”, che per stile e atmosfera ricorda un po’ il classico “Home of the Brave” da “The Seventh One”: vi domina un’atmosfera da risveglio, un assolo di chitarra brillante di Lukather e una struttura un po’ più complessa rispetto alla maggior parte degli altri pezzi.
L’uscita del nuovo album dei Toto è una vera festa per tutti i palati musicali fini: “Toto XIV” soddisfa ogni alta aspettativa dei fan più fedeli, che per questo grande evento hanno dovuto aspettare pazientemente ben nove anni. È stata anche la pausa più lunga tra due album in studio nella storia dei Toto fin qui, ma l’attesa è valsa la pena, perché il disco può stare tranquillamente al fianco dei vertici della loro carriera. La band era consapevole di queste grandi aspettative e, durante la realizzazione di “Toto XIV”, ha dato davvero il massimo, come ha confermato anche Lukather in un’intervista. I Toto hanno quindi dimostrato che, sulle ali di un’energia da ragazzini e di qualche fresca idea compositiva, sono ancora in grado di entusiasmare anche in studio e di sfornare lavori all’altezza dei loro tempi migliori: per questo saremmo davvero grati se per il prossimo album non dovessimo aspettare così a lungo.
Questa recensione è dedicata alla memoria dell’ex bassista dei Toto Mike Porcaro (1955-2015), scomparso cinque giorni prima dell’uscita di questo album.
Formazione
Joseph Williams – voce principale
Steve Lukather – voce, chitarra, basso nei brani 5, 6 e 11
David Paich – voce, tastiere
Steve Porcaro – voce, tastiere
Keith Carlock – batteria
MUSICISTI OSPITI:
David Hungate – basso nei brani 4, 7, 8
Tal Wilkenfeld – basso nei brani 9, 10
Leland Sklar – basso nei brani 2, 3
Tim Lefebvre – basso nel brano 1
Lenny Castro – percussioni nei brani 2, 3, 5-10
Martin Tillman – violoncello nei brani 6, 7
C. J. Vanston – sintetizzatori aggiuntivi, produzione
Michael McDonald – cori nei brani 6, 8, 10
Amy Keys – cori nei brani 4, 6, 8, 10
Mabvuto Carpenter – cori nei brani 5, 11
Jamie Savko – cori nei brani 1, 2, 11
Emma Williams – cori nel brano 2
Tom Scott – sassofono/corno nel brano 4, sassofono nel brano 8
Produzione
C. J. Vanston, Steve Lukather, David Paich, Steve Porcaro e Joseph Williams
Tracklist
1. Running Out of Time
2. Burn
3. Holy War
4. 21st Century Blues
5. Orphan
6. Unknown Soldier (For Jeffrey)
7. The Little Things
8. Chinatown
9. All the Tears That Shine
10. Fortune
11. Great Expectations