Toto
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Toto
Etichetta: Columbia Records
Uscita: 1978
Durata: 40:46
Voto: 5/5
Gli americani Toto sono fin dal primo giorno sinonimo di perfezionismo compositivo, melodie ‘perfette’, artismo senza freni e una raffinatezza sonora fuori dal comune. Dentro ci sono solo musicisti session di altissimo livello, che nella loro carriera fino a quel momento avevano lavorato con gente come Steely Dan, Seals and Crofts, Boz Scaggs, Sonny and Cher e un sacco di altri. Con queste premesse non c’è stata proprio nessuna sorpresa: il loro omonimo esordio, uscito nel »lontano« 1978 e con tre singoli da hit, »I’ll Supply the Love«, »Georgy Porgy« e »Hold the Line«, è ancora oggi una prelibatezza per tutti i buongustai della musica e gli amanti della raffinatezza di produzione e arrangiamento e della perfezione tecnica. Già allora il loro stile non si lasciava infilare in nessuna casella: la definizione più facile è una fusione dannatamente furba di progressive rock, pop rock, rock classico, soul e r’n’b con una spruzzata di jazz qua e là.
Nonostante si tratti di uno dei migliori risultati della musica popolare di fine anni Settanta, l’album non fu accolto bene dalla maggior parte dei critici dell’epoca, che si sentirono minacciati all’idea che un gruppo di session man potesse superare i confini di genere e sfornare, apparentemente per gioco, hit senza tempo (cosa che i tre classici citati sopra sono senza dubbio), fregandosene altamente delle mode musicali del momento. Non mancava poi chi si stupiva che musicisti con una preparazione tecnica così eccezionale non preferissero sacrificare il loro talento al jazz fusion o al progressive rock, anche se entrambi i generi erano già in declino commerciale. Parecchi musicisti progressive rock di altissimo profilo tecnico hanno ammesso che è molto più difficile scrivere hit pop rock da tre o quattro minuti, capaci di ipnotizzare l’ascoltatore in un attimo con un ritornello melodico, che non suite epiche di oltre venti minuti coronate da una marea di improvvisazioni strumentali. E i Toto lo sapevano benissimo.
»Toto« si vanta di una produzione che era anni luce avanti rispetto al suo tempo, e che regala ai singoli brani un suono ricchissimo e succoso. I testi, certo, non sono proprio una miniera di intelletto: dominano i temi lirici di struggimenti amorosi e cuori spezzati, ma i membri della band erano musicisti (session) di lungo corso, mica lettori e narratori di storie intense o analisti dei grandi fatti sociali.
Fin dal primo secondo del loro debutto i Toto dimostrano di essere un gruppo destinato a entrare a lettere d’oro tra gli immortali, e fino alla fine del disco non mollano la presa nel creare standard melodici con motivi contagiosi, in cui brillano tutti e quattro i cantanti principali, con in testa l’indimenticabile Bobby Kimball, che canta anche i due grandi hit. L’apertura strumentale, dal tempo orchestrale, »Child’s Anthem«, è un attacco estremamente pomposo, costruito sull’incontro di drammatici passaggi di tastiera e una maestosa melodia di chitarra che sembra scritta per qualche spettacolo cinematografico epico. Ne sarebbero stati sicuramente fieri anche tanti gruppi prog e arena rock degli anni Settanta. »I’ll Supply the Love«, che si apre con un fraseggio di chitarra quasi di culto firmato dal leggendario Steve Lukather, è una power ballad possente che trasuda erotismo sfrenato e una sottigliezza di altissimo livello, grazie ad arrangiamenti dall’impronta sinfonica. Le splendide armonie vocali nel ritornello, su cui Kimball vigila con energia, e l’interplay tra le complesse parti di chitarra di Lukather e le dinamiche trame di sintetizzatore ne fanno uno dei migliori classici dei Toto in assoluto.
La malinconica »Georgy Porgy« è una ballata d’amore spiccatamente contemplativa, con un sacco di incantevoli arrangiamenti al piano, un battito ritmico jazz in crescendo, un fascino caraibico grazie alle percussioni e un uso delicato dei sintetizzatori. Come Kimball, anche Steve Lukather già allora era uno di quei cantanti troppo spesso sottovalutati che, con il loro timbro vocale dinamicissimo, hanno sempre saputo cullare l’ascoltatore in un’ipnotica e piacevole fascinazione. Un’ulteriore dose di nostalgia magica arriva dalle fenomenali voci femminili di accompagnamento di Cheryl Lynn, che in questo classico senza tempo tornano più volte in modo dannatamente nostalgico. La solida »Manuela Run« è un catalizzatore di energia costruito sul piano, con una melodia da risveglio, un riff di chitarra robusto e il tastierista David Paich nel ruolo di voce principale.
»You Are the Flower« è una prelibatezza di rock melodico con un soffio di folk e un respiro jazz, il che vuol dire che il suo orientamento stilistico non si lascia definire con chiarezza. Più importante è che Kimball torna a incantare con la sua voce ‘erotica e affumicata’, mentre a fargli compagnia ci sono arrangiamenti sinfonici malinconici e passaggi di chitarra ruvidi. »Girl Goodbye«, nonostante il testo giri ancora una volta intorno alle gambe di una donna, è una creazione ambiziosissima, con un sacco di interessanti cambi di tempo, in cui si mette in luce soprattutto il batterista Jeff Porcaro, ritmi ipnotici ed elementi blues, raffinati ornamenti sinfonici e un’altra prestazione vocale di Kimball, lubrificata da un senso assassino per la delicatezza. Sulla profondamente malinconica »Takin’ It Back«, dove il ruolo di cantante principale passa all’altro tastierista, Steve Porcaro, i Toto mostrano come la loro precedente collaborazione con gli Steely Dan abbia influito sul loro straordinario senso per gli arrangiamenti sottili di taglio jazz. E il signor Lukather incanta ogni volta con una dolce melodia di chitarra acustica, che rafforza ancora l’atmosfera piacevolmente sognante di questo splendido standard.
Su »Rockmaker«, dove Paich torna a dirigere come voce principale, con passaggi di chitarra pieni di temperamento, cori di accompagnamento e ruvide trame di tastiera i Toto mostrano anche certe tendenze da rock classico duro, che troveranno un’espressione un po’ più marcata nel loro disco successivo. »Hold the Line« fu un grande hit ed è ancora oggi il classico dei Toto più riconoscibile di questo album, quello in cui Kimball, con un’interpretazione da spezzare il cuore, dimostra senza ombra di dubbio perché sia ancora oggi il cantante più amato dai fan della band. Il ritornello da inno è sorretto da un riff di chitarra possente e incisivo e da sottili ornamenti di tastiera. A fare di questo evergreen un pezzo eccellente contribuisce anche lo splendido assolo di Lukather, che ancora oggi fa leccare i baffi a tutti i palati fini della musica. La power ballad conclusiva »Angela«, che Lukather canta con la voce di chi ormai ne ha abbastanza dei continui giochetti emotivi ma, nonostante tutto, ancora non molla, fu il primo brano a dare il via alla lunga tradizione dei Toto di intitolare le composizioni a qualche donna che in passato aveva incrociato la strada di questo o quel membro della band. La contraddistinguono un riff di chitarra possente e decisamente martellante, cori dinamici e un drammatico intermezzo di piano: più che sufficiente per definirla un’altra classica dei Toto, spesso ingiustamente trascurata.
Già con un debutto pieno di quelle virtù che li avrebbero segnati per tutta la carriera, i Toto avevano messo in chiaro che la prima metà degli anni Ottanta sarebbe stata roba loro: un equilibrio praticamente perfetto tra perfezionismo di produzione, rigore tecnico, un talento mostruoso per costruire melodie maestose e intessere linee melodiche ‘perfette’. Dopo essersi portati a casa il Grammy come miglior artista esordiente dell’anno, il loro percorso creativo, con oscillazioni in studio occasionali e appena percepibili, è andato per lo più solo verso l’alto fino alla fine degli anni Ottanta. E possono vantarsi di essere tra i rarissimi nomi del rock che, in una lunga carriera, non hanno mai sfornato un solo disco mediocre o sotto la media.
Formazione
Bobby Kimball – voce, cori
Steve Lukather – chitarra, voce, cori
David Paich – tastiere, voce, cori
Steve Porcaro – tastiere
David Hungate basso
Jeff Porcaro – batteria, percussioni
MUSICISTI OSPITI:
Lenny Castro – percussioni
Jim Horn – sassofono, fiati
Chuck Findley – corno
Roger Linn – sintetizzatore
Marty Peach – arrangiamenti d’archi
Sid Sharp – arrangiamenti d’archi
Cheryl Lynn – cori in “Georgy Porgy”
Produzione
Toto
Tracklist
1. Child’s Anthem
2. I’ll Supply the Love
3. Georgy Porgy
4. Manuela Run
5. You Are the Flower
6. Girl Goodbye
7. Takin’ It Back
8. Rockmaker
9. Hold The Line
10. Angela