Tough

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Artista: Mayall, John
Etichetta: Eagle Records
Uscita: 2009
Durata: 54.57
Voto: 4/5

Il padrino del blues britannico, l’eminenza della musica John Mayall, si è rifatto vivo da poco con un nuovo lavoro in studio. Tough è, che ci crediate o no, il 57° album di fila del leggendario musicista. Un traguardo da lasciare a bocca aperta, e a rallegrare c’è pure il fatto che John Mayall i dischi nuovi non li “sforna” così, tanto per noia. Anzi, tutto il contrario! A 76 anni, facendosi beffe della demenza senile, si copre di vitalità creativa e di furore grezzo nell’abbracciare approcci espressivi freschi, roba che attribuiresti più a una band blues rock con il latte ancora sui denti che alla vecchia mano di uno dei pionieri del blues britannico. Vabbè, gli anni ovviamente hanno fatto il loro, come si capisce per esempio dalla voce di John, piuttosto sottile, ma questo non toglie nulla al fatto che con quest’ultima lezione, una dimostrazione da manuale di come si tesse la poetica elettrizzante di blues e rock, John Mayall abbia convinto ancora una volta su tutta la linea. Potremmo dire: prevedibilissimo!

Quanto alla composizione dei brani, John resta aperto alle idee nuove, il che significa che l’undicina di pezzi di Tough non resta in quarantena dentro manovre rigidamente bluesistiche. In realtà Tough non lascia intuire in alcun modo quelle inclinazioni, diciamo, conservatrici che data l’invidiabile età di John Mayall ci si potrebbe anche aspettare. Al contrario, l’album costruisce freschezza e organicità sonora sfruttando la grinta di sfumature di genere variopinte, che solo a tratti spuntano dal terreno del blues più primordiale. Tough propone così una bella selezione di perle dal peso rock, consegnate con correttezza e naturalmente intrise dei profumi inconfondibili del blues; c’è anche qualche flirt funky, e per un attimo John si concede persino un pizzico di country di scuola Cale.

Tough ci aggredisce subito con il corpaccio incontenibile e massiccio del demolitore blues rock Nothing To Do With Love, che avanza a passo pesante su una linea di basso profondissima, un riff succoso e il tipico assolo di armonica ben imbottito. Qui a Mayall riesce, in modo piuttosto buffo, di completare le strutture blues rock di base: con un trattamento hard rock modernamente trattenuto, frutto di un manovrare creativo senza confini di genere, colpisce di nuovo in Playing In A Losing Band e, con un po’ più di DNA hendrixiano, anche in Train To My Heart. Che John abbia fatto centro con la scelta dei musicisti che lo accompagnano lo dimostra senza egoismi il seguito, firmato Just What You’re Looking For, che dopo un attacco piuttosto monotono si scioglie nel finale in un rilassato gioco improvvisato di stampo funky, che fa bene in ogni battuta. Peccato che poco dopo, con An Eye For An Eye, il livello qualitativo ceda per la prima volta in modo sensibile, ma solo fino a How Far Down, dove la banda di Mayall convince senza compromessi facendo ruotare schemi dinamici variopinti. Con Slow Train To Nowhere Mayall canta una serenata alla propria anima. Un motivo blues dalla struttura essenziale, in cui perfino l’intervento del chitarrista Rocky Athas ricorda alla lontana il guizzare delle dita di Mick Taylor, è in realtà l’unico esempio di espressività vecchio stile di John Mayall in tutto l’album. Rocky, comprensibilmente, non esagera nel riaccendere la voglia della magia del suo celebre predecessore. Il vecchio zio sfodera tutto il suo fascino fino all’ultimo dettaglio sul favorito del disco, l’ottima cupezza blues di Tough Times Again, che proprio grazie a due infuocati passaggi solisti del chitarrista costruisce un ponte ampio e carico di emozioni tra una malinconia sottile da un lato e disperazione e rabbia dall’altro. Peccato che nel finale, con The Sum Of Something, Mayall si butti con parecchia cautela su una manovra simile a quella di An Eye For An Eye, che già dopo le prime battute sbava per un’improvvisazione rilassata, ma comunque poco emozionante, a scapito di contenuti più sostanziosi.

Tough è la prova inconfutabile che John Mayall, sciogliendo nel 2008 il famigerato collettivo The Bluesbreakers (e accompagnandolo al riposo eterno, con sorpresa di parecchi), non stava affatto pensando alla pensione. Il leggendario musicista ha solo rotto bruscamente con il passato, e Tough è a modo suo l’unica prosecuzione logica degli instancabili processi creativi dell’artista; per giunta offre anche una testimonianza musicale convincente del fatto che la vena creativa di John Mayall con gli anni non ha perso né audacia né fantasia, regalandoci uno sguardo ampio e spalancato sul mondo.

Formazione

John Mayall: voce, chitarra, tastiere, armonica a bocca
Rocky Athas: chitarra
Tom Canning: tastiere
Greg Rzab: basso
Jay Davenport: batteria

Produzione

John Mayall

Tracklist

1. Nothing To Do With Love
2. Just What You’re Looking For
3. Playing With A Losing Hand
4. An Eye For An Eye
5. How Far Down
6. Train To My Heart
7. Slow Train To Nowhere
8. Number’s Down
9. That Good Old Rockin’ Blues
10. Tough Times Ahead
11. The Sum Of Something

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