Trivium, finalmente in Slovenia (2018)
Autore: Primož Novak
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / CUK Kino Šiška / Slovenia
Data del concerto: 02.04.2018
Pubblico: 600
Prezzo del biglietto: 30,00€
Quando, qualche anno fa, la data slovena dei metallari americani Trivium era saltata, sembrava che l’interesse non bastasse per richiamare un pubblico più numeroso. Anche i dischi usciti dopo In Waves (2011) non erano stati accolti granché bene. L’anno scorso però i Trivium hanno cambiato marcia. L’album The Sin and the Sentence ha raccolto ottime reazioni e la band si è buttata in tour lunghissimi. Dopo la tournée americana andata alla grande, è arrivato il momento anche di quella europea, che i Trivium hanno affrontato insieme a Power Trip e Venom Prison. I due gruppi non c’entrano granché con i Trivium, ma sono stati scelti proprio dai Trivium stessi, perché entrambi hanno del potenziale. Era il lunedì di Pasquetta e lo spiazzo davanti al Kino Šiška ha cominciato piano piano a riempirsi. Si sentiva parlare anche straniero, quindi la serata prometteva decisamente bene.
Sul palco sono saliti per primi i Venom Prison, giovane formazione death metal del Galles con un album e un EP all’attivo. In appena mezz’ora i Venom Prison hanno cercato di conquistare tutti con un sound aggressivo e caotico. La musica era senza dubbio di stampo death metal, con spruzzate di black metal e hardcore. L’esibizione è stata sicura, a spiccare è stata l’aggressiva cantante Larissa Stupar, ma a livello sonoro era una roba parecchio faticosa. Il tutto suonava come un «bailamme» disorganizzato, e negli assoli soprattutto si sentivano solo fischi a casaccio. Roba lontanissima da come suonano su disco. Le idee sono interessanti, ma una rifinitura non guasterebbe.
I Power Trip, band americana, l’anno scorso sono diventati una vera sensazione con il secondo album Nightmare Logic. Il quintetto del Texas bazzica la collaudata combinazione di thrash metal e crossover. A prima vista niente di rivoluzionario, ma dal vivo convincono ancora più che su disco. Il quintetto è affiatato, aggressivo e carico il giusto. I pezzi picchiano al punto giusto e il suono era nitido, quindi ci si poteva davvero godere l’esibizione. Con il loro set i Power Trip hanno dimostrato di essere sulla strada giusta. Per gli amanti di Slayer, Cro-Mags, Pantera e compagnia, i Power Trip sono un ascolto obbligato. La band preferisce infatti gli schemi old school a quelli moderni. Di abbellimenti qui nemmeno l’ombra, e anche negli assoli sembrava che l’ispirazione arrivasse dagli Slayer. I Power Trip si attengono a schemi collaudati, ma a giudicare dall’energia e dall’affiatamento possono ancora arrampicarsi parecchio in alto. Almeno fino al livello dei Lamb of God, se i ragazzi continueranno in questa direzione.
Per i Trivium non servono presentazioni lunghe. Parecchi presenti li avevano già visti all’estero e alcuni hanno confermato che due anni fa i Trivium non erano in gran forma. Ma dopo il cambio di formazione e un album che ha ridato fiducia nella band, un’altra chance va semplicemente concessa. Come intro la band ha fatto partire Run to the Hills degli Iron Maiden, poi ha aperto il set con The Sin and the Sentence dall’ultimo album, il brano con cui per la prima volta si poteva capire in che forma fossero, soprattutto perché contiene tutti gli ingredienti per cui i Trivium sono famosi. I dubbi sono stati spazzati via subito, la band è precisa come un orologio. La parte strumentale convince davvero e anche la voce di Heafy suonava convincente. A brillare è stato anche il nuovo batterista Alex Bent, preciso come un metronomo per tutto il concerto. Se negli assoli qualche nota è sfuggita, a Bent sembrava non sfuggire nemmeno un colpo. La scaletta era stata scelta con cura, e un piccolo contributo l’hanno dato prima anche i fan con una votazione.
A seguire Throes of Perdition dall’album Shogun, che con i suoi riff thrash groovy è perfetta per scuotere la testa. Poi ritorno all’album attuale con Betrayer, ma subito dopo si sono ricordati di Ascendancy, il disco che li ha fatti conoscere davvero. La title track ha fatto capire che il metalcore ha ancora qualche manovra in canna, mentre il duo di chitarre Matt Heafy e Corey Beaulieu ha aggiunto un rapido duello di assoli con cui ha confermato virtuosismo e precisione. Altro salto all’album attuale: Sever the Hand, dietro un ritornello pomposo, nasconde una potente parte thrash che dà al brano la vera forza ed è perfetta per scatenarsi ai concerti. Il suono buono nel complesso ha aiutato a godersi davvero il concerto. L’aggressività dei Trivium non si è placata fino a Until the World Goes Cold, brano contagioso dall’album Silence in the Snow con un ritornello in primo piano che il pubblico ha cantato a squarciagola. Una dose un po’ più tecnica è arrivata con Becoming the Dragon, dove anche il bassista Paolo Gregoletto ha mostrato di che pasta è fatto. Matt Heafy durante il pezzo si è pure fatto un giro tra il pubblico con la chitarra. Sulla scaletta niente da dire: veloce e picchiante, melodica e contagiosa e insieme virtuosa. Dopo una buona ora i Trivium hanno chiuso la parte regolare con il brano attuale Beyond Oblivion, che unisce elementi aggressivi e più morbidi e mostra a che punto è la band adesso. La varietà stilistica era tanta, ma lo spazio non è finito. Il ritorno sul palco è stato annunciato con Shattering the Skies Above, che mancava da un po’ dalla scaletta, ma una variazione non guasta mai. Sempreverde Pull Harder on the Strings of Your Martyr dall’album Ascendancy è un fisso. Con quel brano infatti si sono lanciati fuori dall’underground nel 2005. Heafy è riuscito a convincere il pubblico a fare un circle pit sulle gradinate. Nel brano finale In Waves il pubblico si è scatenato un’ultima volta e i Trivium hanno chiuso con successo il set, facendo onore alla loro fama.
Con il primo concerto in Slovenia i Trivium hanno mostrato un affiatamento incredibile e, insieme, una professionalità frutto di una lunga gavetta. Hanno convinto in modo simile anche i Power Trip, che promettono parecchio, mentre per i Venom Prison servirà ancora qualcosa in più. Di sicuro un concerto che rifaremmo volentieri.
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