Tuple: Welcome To Hell

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Etichetta: AOR Heaven Records
Data di uscita: 28. 5. 2021
Produzione: TripleVision
Durata dell’album: 47.45 min
Genere: AOR/Heavy Metal
Voto: 10/10


Tuple. Beh, si legge alla francese, ma è finlandese. Tommi »Tuple« Salmela è una leggenda della musica finlandese, ogni volta che il discorso cade su heavy metal e dintorni rock. Il tipo ha suonato con i Tarot, nel 2012 ha fondato la hard rock band Lazy Bonez, con cui ha pubblicato tre album (che non ha certo dedicato alla ben più vecchia band metal slovena omonima). A fine maggio di quest’anno, col progetto Tuple, ha sfornato il secondo album, che succede a «Wooden Box», uscito l’anno scorso. Con stile. Con tanto stile. L’ispirazione non si ferma e i Tuple continuano a forgiare l’acciaio. Perché fa caldo, e così si piega e si contorce che è un piacere.

Tuple è una roba incredibilmente musicale. Un revival AOR a cui fai fatica a trovare paralleli, quando si parla dell’ipersensibilità nel tirare fuori un risultato musicale di altissimo livello. Già il disco precedente aveva servito questa sensazionalità, che però, da un musicista così esperto come Tuple e con un chilometraggio musicale così ricco, non sorprende nemmeno più di tanto. Anche sul nuovo album Tommi collabora con un musicista fondamentale, senza il quale molto probabilmente non ci sarebbe stato niente. Anzi, non «molto probabilmente»: di sicuro non ci sarebbe stato niente. Questo tizio si porta dietro il soprannome Riitis, all’anagrafe Jukka Riitaluoma, ed è il compositore principale e l’arrangiatore responsabile di tutti i pezzi del nuovo album.

Quello che offre «Welcome To Hell» è un approccio decisamente finlandese. Un prodotto iper-prodotto, con i sintetizzatori ottantiani tirati a lucido che accompagnano un fraseggio di chitarra marchiato a fuoco, e il risultato è una variante musicale che si potrebbe definire, peccando un po’, AOR heavy metal. Un campione dei pesi massimi quando si tratta di bombast e pompa. Più in là probabilmente non si può andare. Questa produzione ti evoca gli anni Ottanta su un piatto d’argento. Soprattutto la seconda metà, 1985-1988. Come picchia il rullante? Con un colpo incredibilmente penetrante e contrastato, con un effetto «echo» sontuoso, in contrapposizione ai sintetizzatori e alle chitarre che frusciano alti. Su tutto regna la brillante voce di Tuple, armonizzata ai punti giusti, il che approfondisce il pomp stesso dell’album. Senza problemi una qualsiasi canzone di questo disco potrebbe giocarsela all’Eurovision. Sì. Ma quella era un’altra epoca, tanto tempo fa. L’album ha una forte correlazione con la musica pop degli anni Ottanta, quindi stavolta possiamo tranquillamente parlare di un album AOR quasi purosangue, ma al tempo stesso con una fortissima impronta heavy metal. Ha un carisma particolare, che non suonerà estraneo a chi conosce le band della scena finlandese come, tra gli altri, Battle Beast, Leverage, Brother Firetribe, Beast In Black e, infine, quando vi sarete sorbiti la strada fino al ritornello di Pride, avrete la sensazione di ascoltare un pezzo perduto dei Lordi dei tempi classici, che oggi verrebbe trattato come un loro evergreen. Per il resto, la collisione tra pop e metal raggiunge l’apice in Not Enough To Love Me e nella particolarmente affascinante Survive (Noora Louhimo, nel duetto, le regala una finezza speciale), al confronto delle quali persino The Night Flight Orchestra sembrano semi-professionisti (il che è un’affermazione audace). A differenza dei appena citati, nei Tuple non c’è traccia di parodia, ma le due band senza dubbio riuniscono sotto lo stesso tetto lo stesso giro di ascoltatori. I punti che ti agganciano non sono finiti. Li scegliete voi. Io ho messo in evidenza quelli più «sfacciatamente» contagiosi, fidandomi del mio orecchio, quindi il verdetto finale è sicuramente vostro.

Vale la pena aggiungere che le canzoni dell’album sono legate da un lieve concept. Già «Wooden Box» era legato da un concept che riguardava la vita di Tommi Salmela, mentre per il nuovo album la squadra ha scelto un’altra storia. Ci porta nel XIX secolo. In Colorado e nella città di Aspen. Ai tempi delle miniere. In maniera ordinata e disordinata. Nel vespaio di giocatori di carte, prostitute, furfanti inclini a pratiche poco oneste per arricchirsi, pistoleri, minatori di ogni risma, e va aggiunto anche il popolo indiano degli Ute. Li accomuna tutti la febbre dell’argento. Benvenuti, dunque, nel vero punto di ebollizione di questo nido di calabroni. 

Un nuovo album in studio fenomenale per produzione, composizione e arrangiamento, a cui non puoi togliere né aggiungere niente, perché la sostanza potrebbe sgretolarsi in un attimo. È davvero ottimizzato alla perfezione. Un album che riempie l’ascoltatore di vibrazioni, si sviluppa in un bombastico pomp ribollente di serenità, mentre la vera malinconia finlandese soffia con decisione solo nel finale drammaticissimo, chiuso da un’altra composizione semplicemente brillante. È Silver, un po’ più movimentata rispetto alle altre e speciale, una sorta di mini EP conclusivo. Un album compiuto in modo ottimale. Eccezionale. Un album che conquista all’istante l’amante di questi suoni e lo guida. Lo trascina e lo riempie di calore. Dal primo all’ultimo secondo.

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. Welcome To Hell
2. Hold On To Me
3. 1-2-3-4 GO!
4. So Damn Cruel
5. Pride
6. Stay
7. Not Enough To Love Me
8. Hiding In Plain Sight
9. Survive
10. Lies Grow Lies
11. Silver

La squadra dietro «Welcome To Hell»:
Tom Rask – batteria
Jykä Sirainen – basso
Riitis – chitarra, tastiere, voce di accompagnamento
Tommi “Tuple” Salmela – voce, voce di accompagnamento
musicisti e vocalist ospiti:
Noora Louhimo (Battle Beast) – voce su Survive
Tony Kakko (Sonata Arctica) – voci di accompagnamento aggiuntive
Janne Tolsa – mix, mastering, tastiere aggiuntive
Erkka Korhonen – assoli di chitarra su cinque brani


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