Tutti in pista, per favore: stasera suonano i Rock Shock (2009)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Roxly / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 15.05.2009
Numero di spettatori: 50
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso libero)
Un venerdì senza nubifragi, per giunta a metà maggio, invita sempre a una bella scorribanda serale e notturna. La giornata era piena di concerti in tutta la Slovenia, e a Lubiana offriva parecchie destinazioni dove si “rockeggiava e rollava”: Orto Bar, Channel Zero e, non ultimo, il Roxly klub. Ultimamente mi è capitato più di una volta di voler solo svignarmela di casa, bermi una birra (o due), scambiare due chiacchiere, e invece come “bonus”, a fare da colonna sonora al quadretto romantico, spuntava una band. Stavolta è toccato al Roxly klub e ai suoi habitué piuttosto fedeli, i Rock Shock, da Postumia.
I Rock Shock sono una band nuova e piena di belle speranze, che costruisce materiale originale di qualità e che al tempo stesso spacca con un’ottima resa di cover (a volte anche piuttosto impegnative) di artisti famosi. Nel cuore sono inclini a esplorare le bellezze dell’hard rock melodico. Con la loro melodicità e il ruolo di primo piano affidato al suono delle tastiere, amano virare verso un hard rock più morbido, con lo sguardo puntato sul pop rock. Così possiamo dire che la sigla AOR (Adult Oriented Rock) ci sta proprio bene, in questo contesto.
La band, con l’intento più che evidente di organizzare una festa, aveva preparato un ricco repertorio per il palco: ben 29 brani. In mezzo ce ne hanno infilati 5 di propri, ed erano soprattutto quelli che aspettavo con impazienza durante il live. Con due soste intermedie (leggi: pause), la serata con i Rock Shock si è trascinata fino alle prime ore del mattino.
Il quartetto ha incoronato il proprio perfezionismo con un suono eccellente per tutto lo show, un alto livello di affiatamento e una precisione impeccabile! A dirla tutta, quando mi stavo avvicinando al Roxly e ho sentito, ancora fuori, la musica che usciva dalle pareti del locale sotto la bacchetta dei Rock Shock, ho avuto la sensazione che nel Roxly stessero facendo girare le registrazioni originali su un lettore CD. “Che mi colga un fulmine!”, se non proprio un tuono, quando ho visto i Rock Shock sul palco dopo che io e Tomo siamo “irrotti” sulla scena.
La band ha toccato un repertorio ampio, capace di accontentare proprio tutti. I Rock Shock danno il meglio nei classici rock con una forte vena blues. L’ago della bilancia è una voce pulita, potente e melodica, con una sensibilità raffinata, che grazie a questo feeling ha saputo tenere testa con grande abilità alle sfide degli originali di giganti come Joe Cocker e Tina Turner, ma anche Gary Moore (Walking By Myself) e CCR (Proud Mary). I ragazzi hanno risposto con altrettanta bravura anche quando sono partite It’s My Life (Bon Jovi, con la cantante degli I.C.E. Renata come ospite speciale), Toto (Hold The Line), Whitesnake (Here I Go Again) e Jumop (Van Halen), mentre un po’ più di energia l’avrei voluta nella scorribanda sui classici dei Metallica (Enter Sandman, Nothing Else Matters). Personalmente, sopra a tutto metterei i 5 pezzi originali, che i ragazzi hanno distribuito in modo uniforme in mezzo al resto del materiale. Ogni cinque o sei cover arrivava un brano proprio. Sono Zdaj letim, Čakam, Heroj, Hladna e Ne poznam te. Il materiale originale è melodicamente rifinito e, in questo senso, chiaramente definito. La band lo ha (logicamente) suonato con grandissima convinzione e con quello si è assicurata in sostanza la maggior parte dei punti vincenti. I ritornelli sono i punti più alti dei pezzi, e questo si è confermato anche quando i brani hanno preso vita al Roxly. Il ponte (la parte centrale) prima del ritornello in Heroj dimostra la ricerca della perfezione nella costruzione dei brani originali. Il massimo dell’impatto sul palco lo raggiunge però Ne poznam te, con un riff d’apertura valanga e un salto dinamico in contrasto tra il pre-ritornello più “morbido” e un ritornello esplosivo, rockettaro e melodicamente rifinito, con una bella dose di elemento drammatico!
Speriamo solo che i ragazzi comincino al più presto a sostituire le cover con il loro nuovo materiale originale. Dal vivo si sente la mancanza di un lavoro sulle voci di accompagnamento, di cui la musica dei Rock Shock ha un disperato bisogno. Così come un po’ più di preparazione sul fronte di un look più appariscente. I Rock Shock confermano un talento fuori dal comune. Un ottimo “party band” che in più piace anche con i pezzi propri e che, anche in base al grande impegno messo in campo, si merita decisamente molta più attenzione in Slovenia di quella che raccoglie al momento.
foto: Aleš Podbrežnik
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