Twin Dragons: chi diavolo è Eric Martin? (2008)
Luogo: Bluesiana Rock Cafe / Velden am Wörthersee / Austria
Data del concerto: 15.04.2008
Numero di spettatori: 53
Prezzo del biglietto: 30,00€
Il festival delle visite al Bluesiana va avanti anche in un aprile capriccioso, stavolta con Eric Martin e i “suoi” Twin Dragons (o forse sono i Twin Dragons, con una spruzzata di Eric Martin?). Comunque sia, l’ex voce principale degli americani Mr. Big, a buoni mesi di distanza dal collega Richie Kotzen, a modo suo prosegue la graduale conquista del territorio Bluesiana da parte dei Mr. Big. Il locale si è dimostrato ancora una volta il terreno di gioco ideale per lo sfogo spensierato di appassionati di musica, giovani e vecchi, che in una formazione più o meno immutata ogni volta sperimentano a caccia del battito delle star di calibro mondiale. E il nome di Eric Martin rientra senza dubbio in questa categoria di perle del mondo musicale.
Fa ridere, ma Eric Martin non dà minimamente l’idea della leggendaria rockstar. Anzi, tutto il contrario. Il suo corpicino allampanato, avvolto in stracci semplici semplici, sembra parecchio orfano. Ma la povertà può essere al massimo un complimento per quello che il signorino ci ha servito ieri sera al Bluesiana. Chiamiamola una cronica propensione agli attacchi di adolescenza: a Eric si vede a ogni passo. Lo spettacolo che il tipo ha portato avanti con entusiasmo particolare davanti a poco più di cinquanta persone ricordava tutto fuorché l’esibizione di una delle eminenze dell’hard rock. “Grazie di essere venuti” sono state le prime parole di Eric e, a giudicare da quello che si è visto, il signorino era davvero felice della nostra presenza, con tutto il cuore. Probabilmente anche troppo, a giudicare dall’entusiasmo con cui tra un pezzo e l’altro sfornava a nastro battutacce da quattro soldi su temi vari, per lo più poco interessanti. Di conseguenza, lo spazio per una vera scossa nel ritmo dei successi dei Mr. Big era davvero ridotto al lumicino.
Quindi, l’esibizione di Eric Martin è stata una catastrofe sotto ogni aspetto? Neanche per sogno! Nonostante una presenza scenica difficile da digerire, Eric ha scaldato in fretta il pubblico non troppo numeroso, com’era prevedibile. La fama del grande musicista resta senza dubbio immacolata anche nel 2008 e la reazione è stata all’altezza, soprattutto con l’attesissimo sound del fiorellino per tutti To Be With You e con la fugace discesa acustica in Wild World, con cui però Eric probabilmente non ha fatto altro che stuzzicare. A parte l’ottima voce, che a Eric serve ancora per ottenere il massimo dei voti, purtroppo, con grande dispiacere e delusione, qui finisce anche tutto ciò che rientra nella categoria dei momenti degni di nota dell’esibizione di Eric Martin.
A evitare fastidiosi problemi di circolazione ha pensato la sorda energia dei Twin Dragons. Come perfetto contrasto con il già citato fascino da circo, il resto della serata, in regia a questo sensazionale quintetto, è stato una vera rivelazione: meno in senso educativo, più nel senso di una sfacciata emissione di vibrazioni blues rock di base, sotto le quali la pressione sanguigna, a intervalli brevi e imprevedibilissimi, arriva presto a toccare anche le zone più intime del corpo. I Twin Dragons sono semplicemente fenomenali. Questi signori vantano un’interessante combinazione di virtuosismi chitarristici ben rodati, scritti su misura soprattutto per gli amanti dell’hard rock tecnicamente raffinato, con una resa della tradizione del blues vocale ormai quasi rara. Quest’ultimo, nell’esilarante interpretazione del famigerato Nathaniel Peterson, nei momenti vocali più piccanti ricorda spesso perfino il celebre “jodel in falsetto” di Howlin Wolf. Con una fisionomia per la quale dubito che Nat abbia mai ricevuto un premio di design, l’aspetto esteriore della band, già di suo robusto, diventa ancora più appesantito.
I Twin Dragons, con una furba combinazione della varietà di carattere di brani come I Ain’t Superstitious, Evil e la fortemente irritata Dont’ Kiss My Lips, raggiungono un livello invidiabile di varietà espressiva, la cui efficacia è stata ulteriormente rafforzata dall’eleganza pop di Angelina e Send Me An Angel. Poi c’è sempre la rapporto burrascoso dell’indistruttibile coppia di chitarristi Hickey/Cerrone, il cui saltare spontaneo da duelli duramente dettati a momenti tranquilli, e viceversa, sembra instancabile. Beh, in combinazione con Martin l’intero concetto dei Twin Dragons non risulta convincente nemmeno un po’. Anzi, nel cosiddetto gran finale della serata, che oltre a una Hoochie Coochie Man segata in modo parecchio sgangherato comprendeva anche elementi di James Brown, siamo stati testimoni di una serie di esperimenti di pessimo gusto che, più che a un rispettabile assalto di guerrieri blues rock assetati di sangue, ricordavano una specie di “after party” di guerriglieri completamente scollegati, a cui dopo mesi passati a masticare corteccia stracotta non è più per niente chiaro per cosa stiano combattendo.
Testo: Daniel Pavlica
Foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta
1. I Ain’t Superstitious 2. Steppin Stone 3. Angelina 4. Crossfire 5. What Goes Around 6. Evil 7. Think It Over 8. Dance With The World 9. Send Me An Angel —pausa— 10. Stone Cold Lover 11. Mother’s Child 12. Break The Chains 13. Don’t Kiss My Lips —bis— 14.Hoochie Coochie Man
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