Ugh! (2015)

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Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad

Luogo: Kino Šiška, Lubiana
Data del concerto: 06.11.2015

Questo weekend, per uno strano scherzo del destino, il Kino Šiška è stato occupato da forze norvegesi. No, non ci hanno attaccati troll, alci, renne e pescatori, e nemmeno i black metaller (stavolta), e per fortuna neanche i prezzi alle stelle. No, dopo un anno e mezzo è tornato a trovarci il gufo norvegese Kvelertak, e appena un giorno dopo, nello stesso posto, sono arrivati gli eccentrici del blackjazz norvegese Shining. Ma prima ci hanno stretto la gola senza pietà i Kvelertak, con il loro rock ‘n’ roll sporco e contagioso.

Da noi di gruppi che si incastrino davvero nel genere dei Kvelertak non ce ne sono molti, ma la scelta delle band di supporto è stata comunque più che soddisfacente, perché a scaldare l’atmosfera come si deve ci hanno pensato già i primi a salire sul palco, gli hardcore fighter di Železniki TriFor60. In una buona mezz’ora i ragazzi si sono scrollati dalle maniche un HC crudo e brutale, speziato di punk, crust e anche elementi metal, con testi originali e critici in sloveno. Dalla gola di Jani uscivano come lava da un vulcano, con l’intento di bruciare tutto ciò che non va nel paese: banchieri vampirizzati, politici corrotti, incapaci piazzati in posizioni di potere, organi repressivi e l’ossessione per i social. I TriFor60 mandano i loro messaggi con una voce incazzata, chitarre veloci e travolgenti e una batteria lacerante e carica di tensione, e grazie all’ottimo suono questa esibizione ultra incazzata, con un atteggiamento F.O.A.D. verso tutto ciò che non va nella società moderna, è venuta ancora meglio del solito.

Dopo la critica sociale tagliente e impegnata, a dare il via a una parte più rilassata ci ha pensato il trio stoner lubianese Jegulja, che ha prodotto la dose più grassa di unto sonoro della serata. Ti riempiva le orecchie come se avessi infilato la testa in un secchio di anguille elettriche: un intreccio dinamico e vario di linee di chitarra, riff pastosi e una batteria potente e ricca di sfumature. Il trio strumentale interrompe e completa con abilità la classica riffologia stoner con gli assoli di Kozel, ora psichedelici, ora sparati in puro stile shred, ora rock classico. Il basso non ce l’hanno, ma non se ne sente affatto la mancanza, perché le due chitarre creano una profondità più che soddisfacente, e a entusiasmare è anche la spontaneità sul palco della band, che più di una volta porta a jam non pianificati.

Alle dieci e mezza, tra l’entusiasmo di un pubblico non numeroso come l’anno scorso alla Gala hala, i riff epici e da inno di Åpenbaring e il frontman scatenato Erland Hjelvik hanno di nuovo salutato Lubiana, ancora una volta con il gufo, simbolo della band, in testa. Proprio Hjelvik è stato di nuovo l’icona centrale, capace di convincere con un’esibizione cruda e con i tanti urli di »Ugh!«. I Kvelertak hanno suonato a Lubiana nel giorno libero del loro tour con Slayer e Anthrax, e la band ha confermato ancora una volta una forma live eccezionale e il fatto che sono semplicemente uno dei migliori live act in circolazione. I norvegesi sono famosi per la loro miscela potente di hard rock, heavy metal, punk e occasionali elementi black metal, e anche stavolta questa miscela si è accesa come un falò cosparso di benzina. E infiammabili quanto i loro pezzi sono sul palco anche i membri della band, che non stanno fermi nemmeno per un secondo. Erland occupa comunque il palco in ogni momento, la faccia praticamente sempre coperta da un ciuffo di capelli, e pure il trio di chitarre, il bassista e il batterista si scatenano ogni singolo istante del concerto. Anche se Erland canta esclusivamente in norvegese e per le nostre orecchie è per lo più del tutto incomprensibile, il tutto è così contagioso e dal vivo così convincente che i testi norvegesi, se non altro, finisci per borbottarli per tutto il tempo. In una buona ora e mezza i Kvelertak hanno sparato quasi per intero entrambi gli album, a regnare sono stati hit travolgenti come Bruane Brenn, Mjød e Kvelertak, e hanno suonato anche qualche pezzo nuovo. Una bomba, e aspettiamo con ansia il nuovo album, che esce l’anno prossimo; e visto che ho cominciato con gli stereotipi norvegesi, chiudo con una barzelletta norvegese. Come si chiama una prostituta norvegese? Fjord Escort.

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