Umik na obrambne položaje
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: RuŽa Reda
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2016
Durata: 61:28
Voto: 4/5
Il duo RuŽa reda è formato da Ruda e Žare, ed è proprio dai nomi dei due protagonisti che nasce il nome del duo. Il poeta Žarko Jovanovski, artista croato e anche musicista, che ha suonato e suona in formazioni come Elecric Žare, Geler Feler, AbnorMalan e Duo List, ha pubblicato finora cinque libri di poesia. L’altra metà del duo è il chitarrista e compositore Andrej Boštjančič Ruda, che conosciamo per la sua attività in Zmajev rep, Črni Peter, Brencl Banda e nel settetto freejazz Ohoho!
I due artisti hanno deciso di collaborare all’inizio del 2015, quando si sono incontrati a Kumrovec, in Croazia, e già a fine maggio dello stesso anno è nato il materiale dal vivo per l’album »Umik na obrambne položaje«. Si tratta dei recital poetici di Žare, pescati dal suo ricco corpus poetico, che nella luce di un inatteso sviluppo dello »šundra« alla chitarra vengono colorati da un mondo musical-fantasioso, accordato sull’ispirazione spontanea delle mille sensazioni di Ruda. Per un attimo uno pensa, che so, al progetto NL3 (Natriletno kolobarjenje s praho), ma »Umik na obrambne položaje«, per messaggio e per energia vibrante e dichiarata, è ovviamente tutta un’altra storia.
Žare è un vero »dottore della lingua« quando tuona attraverso i versi della sua poesia. È socialmente critico e impegnato, c’è anche qualche storia di vita quotidiana dell’uomo comune, ma per lo più si tratta di dita medie alzate con la sinistra, di un mignolo puntato contro le stupidaggini e i deliri del »bellissimo nuovo mondo pazzo« , che ci ha ridotti a un livello miserabile e umiliante da corvée schiavista, e intanto ci ha regalato la »qualità« della completa svalutazione morale, attraverso un pensiero unico lavato e acquisito, o diciamo pure un »non-pensiero«. Pecore grigie. Monocromia, uniformità, obbedienza, paura, ricerca della sicurezza che offre il Grande Fratello. Una rigidità ermetica su cui il sistema deve reggersi. Gente piccola che per un pugno di monete si »scanna« a vicenda. Leccapiedi. Gente che si piega. Il sistema, da quando l’uomo ha »inventato« la proprietà privata, tira fuori da noi per lo più le qualità negative, anche se in noi ci sono pure quelle buone. Senza saperlo, senza volerlo. Solo i più forti nell’anima e nel cuore possono opporvisi e conservare l’essenza della propria identità, della missione deposta nella culla, per crescere attraverso di essa sani nello spirito e nei sentimenti e restare brave persone. Tutto questo, e altro ancora, lo mette a nudo l’eccentrica predica del Žarko appassionatamente vissuto e prodigo di emozioni, narratore sfrenato che infila senza filtri, uno dopo l’altro, il realismo crudelmente terra terra della nostra amara realtà.
In realtà in questa storia Žare è messo al centro di tutte le attenzioni. Ruda è comunque un fattore benvenuto, che colora lo spazio disponibile con eccessi »piantati lì« dell’ispirazione del momento alla chitarra, e intanto amplifica il teatro stesso della confessione nella poesia di Žare. Che si tratti del fastidioso girare di tornio sullo sfondo, del tirare e allentare dei piroli della chitarra, del picchiettare sul legno dello strumento ecc…. naturalmente per tutto il tempo siamo esposti anche a una serie di figure freejazz »sghembe« in una successione di accordi sparati, che Ruda infila sotto la poesia di Žarko.
Ruda e Žare si sono incastrati alla perfezione, ma per consumare questo lavoro serve una bella pelle dura. Non è un boccone facile e richiede finezza, attenzione, dedizione. Apertura del cuore. Solo allora vi ripagherà davvero con ricchezza di quello che ha da dirvi. Se siete dei buongustai attratti dal ricco linguaggio confessionale intrappolato nei versi di una poesia cupa, crudele e al tempo stesso capace di prendere in giro con brio le ingiustizie in cui siamo stati scaraventati, questo disco fa per voi. Ma dovete tener presente che la poesia è recitata in croato. Quindi prima bisogna capire la lingua, e poi ci si può abbandonare senza riserve a questo interessante lavoro. Se non altro vi scuoterà fino in fondo, vi sveglierà e vi sconvolgerà. E questa è proprio la sua essenza.
E un’altra cosa è importante. Viste le sciocchezze che la politica crea di proposito, artificialmente, scavando barriere sempre più profonde fra due popoli e due Stati lungo il fiume Kolpa, questo disco è la prova che l’arte non conosce limiti e che agisce in senso opposto. Al primo posto per lei ci sono sincerità e onestà. Morale, spina dorsale, etica. Conta solo questo. E questo significa anche che l’arte tollera e accoglie ogni diversità. In una luce eternamente riconciliante e tollerante. Sono valori che in questi tempi nuovi di totale degrado sono di nuovo pienamente attuali e che dobbiamo assolutamente (ri)pensare e rendere consapevoli, altrimenti non resisteremo a lungo. In questo senso il valore di questo disco è tanto più grande e ha un peso in più.
RuŽa reda – Recept za sreću (video ufficiale del concerto, 30.05.2015, Salon za ENO glasbo, Lubiana):
Formazione
Žarko Jovanovski – recitali
Andrej Boštjančič “Ruda” – chitarra
Produzione
Klemen Bračko & Janez Križaj
Tracklist
1. Odstop
2. Iskalna akcija
3. Koljem po hišah
4. Fašisti iz porcelana
5. Marširamo po ulicah
6. Država
7. Nekoč je bila država, ki se je hotela imenovati medved
8. Sol
9. Ugašam
10. Tranzicija
11. Spomin na Nemčijo 1996
12. Črne luknje
13. Oni imajo
14. Hrvaška
15. Recept ua srečo
16. Turopolje
17. Lidija
18. Petek popoldne
19. Maribor
20. Amerika
21. Nimam več časa
22. Akcija!